zafferanoZafferano, raccolta e trasformazione

I fiori dovrebbero essere raccolti al mattino presto prima che si aprano, staccandoli alla base, spezzando il gambo con l’unghia del pollice e l’indice. Alcuni prelevano direttamente gli stimmi dal fiore appena schiuso: in ogni caso è un lavoro da fare la mattina presto o al tramonto, quando ancora il fiore non è completamente schiuso.

Questo è un lavoro che possono fare bambini dalla quarta-quinta classe in avanti, solo se prima avete ben mostrato come fare. Se il maestro d’orto si occupa della raccolta, in classe i bambini potranno occuparsi della “mondatura”, ovvero dello staccare gli stimmi dal fiore.

mondatura zafferanoMondatura dello zafferano

Con l’unghia del pollice, premendola contro il polpastrello del dito indice, si taglia la parte del tubo del perigonio per eliminare lo stilo ed evitando la separazione dei 3 filamenti che compongono lo stimma.

In maniera quasi simultanea al taglio si fa scorrere il fiore tra le dita con una leggera pressione in modo da far sì che si apra leggermente facilitando l’estrazione dello stimma.

Appena raccolti gli stimmi è importante metterli subito ad essiccare per evitare marciumi.

Come essiccare gli stimmi

Zanzariera fissaTradizionalmente gli stimmi di zafferano venivano posti su tavole di legno ed essiccati naturalmente al sole, oppure vicino al camino.

Ad oggi c’è la possibilità di avvalersi di essiccatori domestici, anche ad energia solare, oppure di costruirsene uno da soli.

Essiccazione al calorifero

In ogni caso, per chi non ha a disposizione un essiccatore, come accade in quasi tutte le scuole, va benissimo porre lo zafferano su una tela tipo “zanzariera”, si comprano a basso costo in ogni brico (vedi immagine).

Come fare:

  • procurarsi una zanzariera di tipo fisso, con telaio rigido.
  • appoggiarla vicino al calorifero sorretta da due sedie.
  • porre gli stimmi di zafferano su carta forno o carta assorbente
  • appoggiare gli stimmi sulla zanzariera
  • lasciare fino a che gli stimmi non siano ben essiccati (potrebbero volerci anche 3 settimane)

Essiccazione nel forno

Se nella scuola è presente un forno, allora è possibile porre gli stimmi di zafferano su una teglia ben pulita e mettere in forno ventilato a 45° circa per 8-12 ore.

Conservazione dello zafferano

Quando gli stimmi sono ben essiccati vanno conservati in contenitore ermetico di vetro scuro (oppure di vetro chiaro ma tenuti lontano da fonti di luce o calore).

Se gli stimmi posti nel barattolo fanno condensa significa che gli stimmi non sono stati essiccati adeguatamente e dunque occorre proseguire l'essiccazione.

Zafferano, la composizione chimica

Lo zafferano è composto da:

  • 65%carboidrati
  • 12 % acqua
  • 9 % proteine
  • 5 %grassi
  • 5 % ceneri
  • 4% fibre

Lo zafferano contiene diversi minerali: calcio, fosforo, sodio, potassio, ferro, magnesio e manganese.

Nello zafferano sono presenti la vitamina A, molte del gruppo B e la vitamina C; inoltre questa preziosa piantina è uno degli alimenti più ricchi di sostanze cartenoidi come il Licopene e la Zeaxantina.

Il classico colore giallo acceso dello zafferano è dovuto alla crocina, mentre il tipico profumo si deve invece alla presenza di un’altra sostanza chiamata safranale.

Come usare lo zafferano

Una volta che avrete a disposizione gli stimmi di zafferano occorrerà decidere come usarli per attività didattiche insieme ai bambini. Le proposte possono essere 3:

  1. utilizzare gli stimmi in cucina,m per una risottata tutti insieme
  2. utilizzare gli stimmi per una tisana comune
  3. utilizzare gli stimmi per tingere la lana o i tessuti che vorrete usare per un altro lavoro manuale

Zafferano in cucina

Lo zafferano essiccato in stimmi  non può essere utilizzato come lo zafferano che si compra al supermercato già in polvere.

Occorre prepararlo con anticipo seguendo queste indicazioni:

  1. Mettere in una tazzina poca acqua molto calda e i vostri stimmi. Alcuni consigliano il latte per ottenere un aroma migliore, oppure un brodo di verdura.
  2. Coprire e lasciare in infusione 40/60 minuti, si vedrà l’acqua (o il latte) colorarsi di giallo intenso.
  3. Versare tutto nella ricetta, se possibile a fine cottura per non far cuocere lo zafferano.
  4. E’ possibile conservare l’infuso fino a 48 ore in frigorifero.
risotto zafferano
ZAFFERANO IN CUCINA – In cucina lo zafferano è il re del risotto, ma in realtà il suo utilizzo spazia dall’antipasto al dolce per arricchire con fantasia dei piatti insospettabili: la pasta per la pizza, il burro, le impanature, il ragù, ma anche al mascarpone per il tiramisù, la panna cotta, il crem caramel…

Zafferano in erboristeria

Oltre a rendere gustosi e saporiti i più diversi piatti, lo zafferano è una miniera di sostanze preziose per l’organismo. E’ possibile, con lo zafferano preparare una tisana molto benefica, da bere tutti insieme a scuola.

Basta mettere in infusione gli stimmi in acqua bollente per 30 minuti, filtrare e bere dolcificando con miele, sciroppo d’acero o stevia.

le proprietà dello zafferano bimbonaturale

Tingere le stoffe o la lana con lo zafferano

Per tingere con lo zafferano la percentuale è 1 grammo di pistilli in 2 litri di acqua e una bella manciata di sale grosso.

Far bollire l’acqua e immergere il tessuto o la lana per qualche ora.

Poi risciacquare e asciugare.

lana colorata
La tintura dei tessuti con metodi naturali è un procedimento molto antico se pensate che già nell’Antico Egitto era usanza diffusa utilizzare materie prime di origine vegetale o animale non solo per tingere i tessuti ma anche per truccarsi o cambiare il colore dei capelli.

Controindicazioni nell’uso dello zafferano

Come per tutti gli alimenti è bene fare attenzione a non esagerare; assumere 20 grammi di zafferano tutti in una volta può risultare letale.

Per una donna in gravidanza, l’assunzione di 10 grammi di zafferano possono determinare l’aborto.

La dose ideale che non dovrebbe mai essere superata è quella di 1,5 grammi al giorno.

Zafferano, storie e leggende

Zafferano, la storia da raccontare ai bambini

Lo zafferano arriva dell’Asia Minore e all’inizio della sua storia non era utilizzato come spezia alimentare, bensì come colorante: Plinio scrive che i Fenici lo usavano esclusivamente per tingere stoffe; tuniche dello splendido colore giallo vivo che piacevano molto alle eleganti signore d’allora; ed i Fenici trasportavano le stoffe dal porto di Tiro, in tutto il Mediterraneo.

Furono gli Arabi a farlo conoscere a partire dalla Spagna, dove è indispensabile nella paella, all’Indonesia, dove è diventato una spezia che compone il famoso curry.

In Italia lo zafferano è sempre stato ritenuto prezioso, tanto che le nostre Repubbliche fondarono i Banchi dello Zafferano,  in cui si contrattavano le partite destinate alle grandi corti di Firenze, Venezia, Milano e Genova.

Il fiore venne ufficialmente introdotto in Italia come coltivazione solo alla fine del 1300, grazie al padre domenicano Domenico Santucci, che piantò con successo, in Abruzzo, alcuni bulbi di croco spagnolo che attecchirono meravigliosamente. A Civitaretenga, ad esempio, esiste la Chiesa della Madonna dell’Arco che, secondo la leggenda, fu costruita nel luogo dove sorgeva la stalla di una taverna in cui soggiornò un pittore che, non avendo una lira, fu messo a dormire dal taverniere nella mangiatoia della stalla. Al pittore apparve in sogno quella notte la Madonna che gli chiese un ritratto, ma purtroppo l’artista non aveva i colori. Usò allora lo zafferano trovato nella cucina della taverna, dipingendola sul muro contro cui era poggiata la mangiatoria… fu così che nacque il culto della Vergine dello Zafferano.

Zafferano, la leggenda

Questa è una leggenda narrata da Ovidio.

C’era una volta, molto tempo fa, una bella ninfa di nome Smilace.

Un giorno, durante una delle sue peregrinazioni nel bosco vicino ad Atene, si imbatte in un visitatore inaspettato: Croco,  giovane ed affascinante guerriero.

Un amore senza speranza, perché Croco era un uomo e quindi, come tutti gli uomini, destinato a morire, mentre Smilace, in quanto ninfa immortale.

La loro relazione è forte quanto osteggiata dagli Dei dell’Olimpo, che tentano di separarli in ogni modo rendendoli ossessivi, litigiosi  e infelici.

Non riuscendo a separarli con le buone, passano alle maniere forti. Le divinità rendono la vita dei due un inferno, tanto da spingere Croco al suicidio.

Smilace è disperata.

Mai gli abitanti dell’Olimpo avevano visto tanta disperazione in una di loro e, mossi a pietà, li avrebbero uniti per sempre, trasformandoli.

Lei diventò Salsapariglia (Smilax aspera) , dalle foglie a forma di cuore e i rami flessibili e spinosissimi, simbolo d’un amore tenace ma esasperato dal fato.

Lui divenne Zafferano (Crocus sativus), fiore dalla corolla viola, come la superbia della passione di un umano per una divinità, ma dal cuore giallo come il sole, simbolo dell’amore eterno.

LEGGI LA PARTE I


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