PARTOMolti studi, sia epidemiologici sia sperimentali, hanno da tempo segnalato l’importanza dell’esperienza della nascita nella vita dell’uomo e delle sue possibili conseguenze a lungo termine. Il vissuto pre e perinatale è l’insieme delle emozioni, delle sensazioni e dell’imprinting che abbiamo ricevuto prima e durante la nostra nascita. Non è possibile ricordare consciamente, ma tutto quello che abbiamo vissuto prima e durante la nascita è dentro di noi, nella regione “primordiale” del cervello, nel nostro inconscio.

Nascere è di grande peso nel nostro ciclo di vita. In questi anni, centinaia di migliaia di persone hanno avuto da adulti esperienze che loro stessi sentono essere connesse con la loro effettiva esperienza natale. Tracce dell'esperienza del nascere sembrano verificarsi nei sogni, miti fantasie, eventi fisici o tradursi in vari modi. Ronald Laing (1978)

Le persone che hanno potuto rivivere la propria nascita grazie a tecniche corporee (per esempio la bioenergetica) o di psicoanalisi (per esempio ipnosi) hanno permesso alla scienza di stabilire il nesso tra il tipo di nascita sperimentato e il tipo di vita condotta dal soggetto, facendoci intuire l’importanza di un buon parto e la responsabilità che mamme e operatori hanno nei confronti dei nascituri.

Una nascita senza violenza

Uno dei più grandi contributi che ha permesso di mettere in discussione il modo tradizionale di partorire degli ospedali è stato il ginecologo francese Fréderic Leboyer in Per una nascita senza violenza (1975), in cui affermava che è difficile inventare un modo più brutale di far venire al mondo i bambini di quello comunemente usato negli ospedali.

Leboyer sperimentò un “nuovo” modo di far venire al mondo, facendo nascere i bambini, abituati al buio e al silenzio dell’utero, in un ambiente tranquillo e semibuio, appoggiandoli sul ventre della madre appena nati, accarezzandoli, massaggiandoli, immergendoli delicatamente nell’acqua tiepida per far ritrovare loro il liquido amniotico dove avevano vissuto per 9 mesi , ritardando il taglio del cordone ombelicale e soprattutto permettendo al bambino di stare sempre in compagnia della sua mamma e del suo papà.

Lo studio

I risultati che ottenne furono eccezionali: constatò che il bambino è ben conscio di come nasce; infatti, egli sente la gentilezza, la tenerezza, il contatto dolce e affettuoso e reagisce a tutto questo come reagisce in modo opposto, alle luci troppo intense, ai rumori dell’ambiente, al contatto con le apparecchiature e all’ambiente freddo e impersonale.

I bimbi nati con le “modalità dolci” suggerite da Leboyer in genere si dimostrano, dal principio, bambini più sereni ed ottimisti e meno inclini a contrarre malattie e in seguito da adulti mantengono quelle caratteristiche che riportava ad avere atteggiamenti di fiducia e di apertura nelle relazioni interpersonali.

Potremmo affermare che i bambini avranno la tendenza da adulti a "ridare al mondo" ciò che dal mondo hanno ricevuto al momento della nascita. Gino Soldera e Antonio Valmaggia

La nascita come evento sociale

La nascita è un evento non solo personale ma anche e soprattutto biologico e sociale.

Secondo Michel Odent (in l'agricoltore e il ginecologo) le donne dovrebbero riscoprire i propri istinti "ecologici" in favore della conservazione della specie e della natura.

Questo principio prevede che l’uomo interferisca il meno possibile nel delicato e già perfetto meccanismo naturale della nascita (Odent, 1992). L’idea di base è quella di sostenere la partoriente verso uno stato di abbandono primordiale dove siano le forze protettrici dell’istinto, governate dal naturale cocktail di ormoni che si liberano, a guidare le risorse dell’intuito materno e le capacità innate del nascituro verso la risoluzione serena dell’evento della nascita.

La nascita è vista quindi come momento sacro, esito positivo del continuum della relazione spontanea e naturale tra madre-bambino e non come atto medico essendo la donna incinta che partorisce una persona sana e non una malata.

L’intervento medico è inteso come estrema ratio, dettato solamente dal reale stato di necessità o di urgenza.

Occorre che le madri vengano adeguatamente informate sul fatto che, disturbare in modo sistematico (con interventi medici inutili) la naturale fisiologia della donna che partorisce e del neonato, interferisce in modo grave sulla relazione madre-bambino e, quindi, anche sulla “capacità di amare” di entrambi.

Gli effetti negativi si potranno manifestare subito o anche dopo molti anni con varie patologie della sfera affettiva. Mai come oggi le donne si trovano ad affrontare l’esperienza del parto in un ambiente medicalizzato, ovvero in un contesto asettico e innaturale, all’interno del quale non riescono a lasciarsi andare impedendo al proprio corpo di rilasciare adeguatamente quel flusso di ormoni (o cocktail di “ormoni dell’amore”) necessari per partorire naturalmente, obbligandole ad affidarsi ai farmaci o al taglio cesareo.

Le donne russe, che partoriscono ancora in un ambiente principalmente femminile e rispettoso della fisiologia della nascita, hanno tassi di tagli cesarei tre volte più bassi che in Italia, mentre la mortalità perinatale e altri dati inerenti al parto sono migliori.

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