bimbaQuando il bambino arriva all’età di circa 3 anni il bambino ha ormai acquisito le capacità fondamentali dell’essere umano, cioè camminare, parlare, pensare.

Il bambino è autonomo: può farsi capire, chiedere ciò di cui ha bisogno, può muoversi in qualunque direzione, ha consapevolezza di se stesso, del suo “io”. A questa età infatti il bambino può ben dire “io”: io voglio, io faccio, io dico, io penso, io sono!

In questa fase della sua vita il bambino sperimenta quanto l’”io” sia onnipotente!

La fase della sfida

Il bambino, che si sente ormai, per certi aspetti, autonomo, innesca molto ingegnosamente la fase della “sfida”, un meraviglioso momento di prova della propria forza!

Questa fase serve proprio al bambino per capire dove può spingersi, che limiti ha, chi guida la famiglia, che funzione ha la comunità in cui vive.

Ricordiamoci che in questo periodo il bambino gioca con la realtà dell’”io”, per vedere che effetto ha, e nella pura gioia di possedere una forza di volontà.

Questo è un periodo di fatica, per il genitore che non conosce questo meccanismo, e qui possono nascere i primi problemi di comunicazione che si protrarranno per il resto della vita. Il genitore infatti, in questa fase delicata, dovrebbe essere una guida ferma ma amorevole, per poter mantenere l’equilibrio nel suo rapporto col bambino.

Come si dovrebbe comportare il genitore in questa fase dell’età

Generalmente le varie teorie pedagogiche e psicologiche si sono sempre divise a metà

Lasciar fare

Ci sono genitori che lasciano fare al bambino quello che vuole e anzi, ritenendolo appunto “grande” gli vengono richieste anche le sue opinioni (es. se vuole o no un fratellino, che vestito mettere, che cosa mangiare, che cosa comprare, etc.), gli vengono lasciate grandi possibilità di scelta, il bambino viene “responsabilizzato”.

Contenimento rigido

Chi sostiene che il bambino in questa fase di “capricci” vada estremamente (e anche violentemente) contenuto.

A volte, questi due estremi vengono praticati contemporaneamente, ovvero si lascia correre, si lascia decidere al bambino e poi, quando i capricci, inevitabili, diventano troppi, si reagisce in modo troppo forte.

Il genitore come esempio vivente

La fase della “sfida” è fondamentale e indispensabile nello sviluppo di un bambino, ma sta a noi sapere dirigere il gioco, far sentire al bambino che lo capiamo, sappiamo che vorrebbe fare ciò che vuole ma non sempre è possibile.

Il genitore deve capire per quali motivi il bambino manifesta questo comportamento, deve capire la sua frustrazione, ma l’adulto deve anche sapere che l’imparare a saper affrontare la frustrazione è il primo passo per arrivare allo sviluppo di una forte volontà.

Il ruolo del genitore è di ESEMPIO e di AMORE, l'esempio è nel mantenere calma e forza d'animo, l'amore è l'essere in grado di dire di no e contenere con gentilezza il bambino, senza cedere ai capricci insensati.

La fiducia e il saper dire di no

I “capricci” sono un denominatore comune nei bambini di questa età. Un bambino che ha fiducia nel genitore, perché il genitore fa sempre quello che dice, non lo inganna, non ricorre a mezzucci e trucchi per farsi ascoltare, risponde prontamente alle richieste che gli vengono fatte, sa che l’adulto è affidabile.

Leggi il nostro articolo sull'importanza del dire di no

Quando il bambino si rende conto di essere guidato, protetto, contenuto con amore, la gioia della sfida passa e il bambino può indirizzare tutte le sue energie verso un’attività decisamente più importante: il gioco.

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