L’osservazione del gioco del bambino ci permette di vedere come il bambino sta crescendo, quali difficoltà ci manifesta e quali emozioni ha necessità di tirare fuori.

Il gioco è un processo e vive di per se stesso, non dovrebbe essere un mezzo, tanto meno portare a un risultato.

Come gioca il bambino a seconda dell’età? Come ci parla della sua crescita?

 

0-3 anni

Da 6 mesi/1 anno ai 3 anni il bambino impara a conoscere il proprio corpo. Questa esplorazione gli permette di “esercitare” quelle capacità che poi lo porteranno all’apprendimento della stazione eretta, a camminare e a parlare.

3-5 anni

6a00e55246b63f88340133f116c658970bQuesto è il “periodo d’oro” del gioco: il bambino non è più totalmente preso dal proprio corpo ma comincia a rivolgere l’attenzione al mondo esterno. Un’attenzione ancora non permeata dal pensiero ma vivida di fantasia: il bambino che sa giocare trasforma ogni cosa che vede, un cucchiaio diventa una bacchetta magica, poi una catapulta, poi ritorna un cucchiaio. Ogni cosa riesce ad avere un utilizzo diverso da quello che vediamo noi adulti, che viviamo nel pensiero.  In questo momento il gioco diventa anche uno strumento “terapeutico”, il bambino nella rappresentazione tira fuori quello che gli capita nella vita reale, come può essere la nascita di un fratellino, il cambio di residenza, la morte di un animale… Quando il bambino riesce a portare nel gioco quell’evento che lo ha colpito, ecco che questo diventa più leggero e può essere superato e messo da parte.

5-6 anni

Dopo i 5 anni e 1/2 osserviamo un nuovo cambiamento nel gioco: possiamo vedere come si accenda un barlume di consapevolezza nel bimbo di 5 anni e 1/2 per arrivare ad essere una presenza a se stesso nel bambino di 7 anni che manifesta così l’essere pronto per la scuola elementare. Prima dei 5 anni, 5 anni e 1/2, il bambino è immerso nel gioco, è parte del gioco. Dopo questa età possiamo osservare che il bambino è qui mentre il gioco è lì: ovvero “sono io che decido che gioco voglio fare” ha ben chiaro cosa vuole fare e soprattutto cosa gli serve per farlo. Questo cambiamento si osserva anche nella relazione con l’altro: fino a 5-6 anni il gioco è “io sto vicino a te e giochiamo insieme”, è un “accostamento di interessi.”

6-7 anni

Dopo i 6 comincia a mostrarsi la vita del sentimento e quindi c’è capacità di condividere: “siamo entrambi partecipi del processo del gioco”. Non c’è più solo l’elemento dell’imitazione (porto nel gioco quello che fa la mamma o la maestra, oppure voglio fare quel gioco perché lo fa il mio amico) ma inizia la complicità, l’intimità tra due amici che giocano insieme.  A questa età comincia anche la provocazione: nei maschi sotto forma a volte di combattimento, di prova di forza, nelle femmine più col chiacchiericcio. C’è la voglia di scoprire l’altro! Prima l’altro non mi interessava realmente, c’era solo una forma di compagnia. A questa età invece il bambino prova interesse per l’altro: “Tu come sei fatto? Come reagisci se io ti provoco?”

7-8 anni

Il bambino più grande sa dare al gioco un inizio, uno svolgimento e una fine. Si avvicina piano piano alla capacità di portare a termine un gioco e quindi anche un’attività. Quando possiamo osservare il raggiungimento di questo traguardo (tra i 6 anni e 1/2 e i 7) si avvicina il momento della maturità scolare. Il forzare bambini che ancora non hanno ben raggiunto questa capacità ad andare a scuola significa farli cominciare già annaspando.  La maturità scolare porta poi in sé un ulteriore elemento: la NOIA. Il bambino di 6 anni e 1/2 – 7 va incontro ad un ulteriore cambiamento: il risveglio della capacità immaginativa, che i bimbi più piccoli non hanno. Possiamo quindi distinguere bene la incapacità dei bambini a giocare dovuta a problemi interiori o dell’ambiente, che si può manifestare a tutte le età, dall’età della noia che è invece dovuta a uno “stordimento” provocato dalle tante immagini che ora il bambino è in grado di creare nella sua immaginazione interiore. Passato questo periodo il bambino inizia una fase tutta nuova, con giochi molto più complessi e articolati e giochi di gruppo con regole precise, che prima di questa età non sempre riesce invece a rispettare.

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