ciuccioGli esperti indicano come momento limite del distacco dal ciuccio i 36 mesi, questo sia per un fattore dell’età del bambino sia per evitare danni ai dentini (la mal-occlusione è presente nel 20% dei bambini che hanno continuato a succhiare dopo i 36 mesi) sia per problemi di pronuncia (i bambini che succhiano – al ciuccio, al biberon . al seno, … – per diversi anni, possono incorrere in difetti di pronuncia, es. la “s” pronunciata “f”)

Come fare, però, se all’alba dei 3 anni il nostro bimbo non ne vuole sapere di “salutare” il suo ciuccio?

Come togliere il ciuccio

Gradualità

L’importante è non avere fretta, non è qualche giorno in più a fare la differenza.

Cominciare con gradualità a limitare l'uso del ciuccio, riservandolo alle situazioni critiche.

Il luogo speciale

Intorno ai 3 anni cominciare a far leva sull’autonomia del bambino cercando insieme un luogo sicuro  e speciale in cui deporre il ciuccio quando non serve (per es. una scatolina creata insieme al bambino, una fatina di lana cardata, una bambola, etc.)

In questo modo il bambino è tranquillizzato sul fatto che sa dove è il ciuccio, ma allo stesso tempo impara a separarsene.

Le alternative

Il ciuccio è una abitudine e una comodità. Cerchiamo di osservare il bambino e capire quando il ciuccio gli è indispensabile: può essere che il bambino lo richieda quando è annoiato, quando è stanco o per addormentarsi.

Iniziamo mantenendolo solo per i momenti in cui non possiamo farne a meno e cerchiamo alternative per tutto il resto: se il bambino usa il ciuccio per noia o per abitudine chiediamo di aiutarci a preparare la cena, a stendere, a piegare i panni, a far giardinaggio.

Sono tutte attività così interessanti che il bambino si dimenticherà del ciuccio.

La gratificazione

Il ciuccio è una vera e propria consolazione e il succhiare è la prima fonte di gratificazione del neonato, dopo la fatica del parto.

Il bambino però cresce ed è importante che non siamo noi con la nostra pigrizia o paura a tenerlo legato a routine che non hanno più senso, allora impariamo a gratificare il bambino in altri modi che non siano sempre e solo mettergli il ciuccio in bocca e complimentiamoci moltissimo con lui quando riesce a privarsi del ciuccio.

Offriamo dei rinforzi positivi, come per es. "oggi non hai ancora preso il ciuccio, sei proprio un bimbo grande e ai bimbi grandi è permesso aiutare la mamma a impastare il pane" (o qualsiasi altra attività sia gradita al bambino)

Gli errori da evitare

Fretta

Non far sparire improvvisamente il ciuccio senza preavviso. I cambiamenti hanno bisogno di preparazione di tempo per essere assorbiti senza strascichi.

Impulsività

Partire con troppa decisione ed essere costretti a fare marcia indietro. Anche un solo ripensamento e una sola volta che cedete vi tolgono credibilità (come me l’ha ridato quella volta là, me lo ridà anche ora, basta piangere) e la volta successiva sarà ancora più difficile. Meglio andare con gradualità, ma con fermezza.

Focalizzarsi troppo sul problema

Non focalizzarsi troppo sul “problema-ciuccio” con continue osservazioni: il lasciar andare e l’avere fiducia che tutto si risolverà sono la migliore garanzia che avverrà davvero.

Prendere in giro o far sentire in colpa

Mai prendere in giro il bambino dicendogli che sembra piccolo o confrontandolo con fratelli, cugini e amichetti. L’ansia renderebbe il bambino ancora più dipendente dal ciuccio.

Troppi cambiamenti insieme

Non cominciare a togliere il ciuccio in concomitanza con altri momenti di cambiamento (es. la nascita del fratellino, l’inizio della scuola materna, etc.)

 

 

Libri consigliati

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Dai 12 ai 36 mesi: come affrontare i "terribili due anni", giorno dopo giorno, passo dopo passo

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Dito in bocca, succhiotto, orsetto: vizi da togliere o strumenti per crescere?
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