Sentire un neonato che piange può essere davvero molto frustrante soprattutto se non si hanno validi strumenti per calmarlo e non si conoscono i meccanismi che portano il piccolo al pianto.

Le reazioni tipiche al pianto neonatale sono due:

  • Eccesso di attività – si cerca di far smettere il neonato in tutti i modi possibili, perché non si riesce assolutamente a sopportare il pianto.
  • Eccesso di distacco – si lascia piangere il bebè finché non smette da solo, perché si ritiene stia piangendo per vizio.

Vediamo per quali motivi nessuno dei due atteggiamenti è quello adatto, per il benessere del piccolo e la relazione mamma-bambino.

Capire perché il neonato piange

Comprendere qual è il meccanismo che porta un neonato a piangere è importantissimo per scegliere in modo consapevole una soluzione adeguata al problema.

neonato coliche piange
IL PIANTO DI “BISOGNO” – Un neonato generalmente piange perché manifesta un bisogno.  Solitamente un neonato che piange ha bisogno di essere nutrito o cambiato, ma il pianto può verificarsi anche per motivi più “sottili”, per esempio il piccolo ha bisogno di cambiare posizione, ha freddo o caldo, non si trova a suo agio con una determinata persona o ambiente, è infastidito (per esempio da luci o suoni), prova dolore (per esempio ha mal di pancia o ha un malessere fisico vero e proprio, per esempio si sta ammalando).

 

neonato piange
IL PIANTO DI “SFOGO” – Per un neonato non è così immediato, come nell’adulto, il fatto che quel suo fastidio passerà subito: se ha fame e voi rispondete prontamente, allora il pianto potrà cessare subito. Ma se il bambino ha bisogno di essere cambiato e voi prima offrite il latte, poi lo portate a spasso, etc. il piccolo continuerà a sentire fastidio e, anche nel momento in cui finalmente lo cambierete, non cesserà immediatamente di piangere, perché oltre alla necessità che aveva avrà sommata anche la necessità di sfogare la sua frustrazione.

LA DURATA DEL PIANTO  Se la persona che si prende cura del bambino risponde in modo pronto e rapido alle necessità del neonato (entro 90 secondi), questi si calmerà molto in fretta (5 secondi).  Moltiplicando per 2 il tempo necessario a rispondere al neonato moltiplichiamo per 10 la durata del pianto! Perciò se ci mettiamo 6 minuti a capire cos’ha il bambino e ad intervenire in modo corretto, il neonato, nel momento in cui riceve ciò di cui ha bisogno, smetterà di piangere dopo più di 8 minuti. Occorre dunque mantenere la calma e provare sempre una sola cosa per volta. Il bambino necessita di tempo per sfogarsi prima di poter accettare un nuovo intervento esterno. IMPORTANTE! Per evitare di sentire il bambino piangere potremmo essere tentati di intervenire “precocemente”, prima ancora che lui stesso abbia sentito che c’è qualcosa che non va. A lungo andare rischiamo però di non permettere al bambino di sentire quali sono i suoi reali bisogni, rendendolo completamente dipendente dall’intervento esterno. Vale la regola che, per sentire sollievo, occorre prima provare una necessità.

Cosa fare per calmare il bebè che piange?

Quando non si riesce a trovare immediatamente una soluzione al pianto del bebè si potrebbe essere tentati di scegliere una delle strade citate sopra: eccesso di attività o eccesso di distacco. Nessuna delle due è però la strada giusta.

bambina neonata piange
LASCIAR PIANGERE IL NEONATO – Sicuramente è uno dei metodi più usati e conosciuti per “facilitare” il sonno dei neonati, parliamo del metodo Estivill. Leggi anche Il metodo dell’estinzione graduale, Estvill lo rivede. Le ricerche dimostrano che abbandonare il neonato che piange è controproducente: un neonato non ascoltato, viene inondato da ormoni dello stress, che col tempo possono danneggiare il sistema nervoso centrale, con conseguenze sulle sue capacità di apprendimento e di crescita. Ma non solo: potrebbero col tempo sorgere problemi d’insonnia, ansia, problemi di dipendenze e sintomi depressivi. Abbandonare un bambino alle sue lacrime gli porterà a una forte insicurezza, al non sapere se c’è qualcuno che lo ascolta e gli è vicino nel momento del bisogno, con forti ripercussioni  nel futuro rapporto coi genitori.

 

neonato piange
ECCESSO DI ATTIVITÀ, PERICOLO AHT – Famosa come Sindrome del bambino scosso (Shaken Baby Syndrome), definita oggi come Abusive Head Trauma (AHT) è conseguenza di un violento scuotimento del bebè che ha in genere come obiettivo che smetta di piangere.  Fino al 1972, quando il pediatra americano John Caffey definì questa sindrome,  non si sapeva perché alcuni neonati morissero senza motivazioni apparenti.  Gli effetti dello scuotimento violento infatti non si vedono a occhio nudo, ma è necessario fare una TAC o una risonanza magnetica. Non sempre lo scuotimento porta alla morte, ma in ogni caso i danni neurologici sono importanti e permanenti (per es. cecità, edema cerebrale e paralisi). Le conseguenze cliniche immediate sono vomito, inappetenza, difficoltà di suzione o deglutizione, irritabilità e, nei casi più gravi, convulsioni e alterazioni della coscienza, fino all’arresto cardio-respiratorio. A lungo termine i bambini possono presentare difficoltà di apprendimento, cecità, disturbi dell’udito o della parola, epilessia, disabilità fisica o cognitiva.

Secondo un recente studio condotto in Scozia, Stati Uniti, Nuova Zelanda e Svizzera, l’incidenza di AHT sarebbe di 14,7-38,5 casi ogni 100mila bambini. Il 25-30% dei piccoli muore e solo il 15% sopravvive senza conseguenze drammatiche. In Italia l’incidenza ufficiale è di 3 casi ogni 10mila neonati. Lo scuotimento avviene afferrando l’infante a livello del torace o delle braccia e scuotendolo energicamente circa 3-4 volte al secondo per 4-20 secondi. L’impatto con una superficie rigida non è necessario: le vittime sono in genere bambini tra i 4 e i 6 mesi, non solo perché necessitano di cure costanti che possono esasperare genitori fragili, ma anche perché la loro testa è molto pesante rispetto al resto del corpo e i muscoli del collo ancora non sono in grado di sostenerla adeguatamente. I fattori di rischio  che in una famiglia possono aumentare le probabilità di AHT sono: famiglia mono-genitoriale, età materna inferiore ai 18 anni, basso livello di istruzione della madre, uso di alcol o sostanze stupefacenti, disoccupazione, episodi di violenza da parte del partner o comunque in ambito familiare, disagio sociale.

Il metodo migliore per calmare un neonato che piange: tranquillità, presenza, calore, ritmo e rituali

Sicuramente il metodo migliore per calmare un bebè che piange è anche molto semplice: pazienza, calma e coccole.

Secondo una ricerca condotta presso l’Università di Notre-Dame, negli Stati Uniti, gli adulti che sono stati coccolati fin da piccoli hanno maggior successo nella vita, godono di ottima salute e sono più produttivi.

L’istinto di un neo-genitore è quello di cullare, tenere in braccio e coccolare il suo neonato. Seguire il proprio istinto senza aver paura di viziare o sbagliare è la strada giusta, anche perché è dimostrato che i neonati che vengono prestamente soddisfatti nei loro bisogni piangono molto meno degli altri, semplicemente perché non hanno bisogno di strillare per far accorrere l’adulto di riferimento.

Anche in questo caso, però, con il dovuto equilibrio: intervenire sempre prima che il bambino manifesti le proprie necessità potrebbe essere controproducente.

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LA NINNA NANNA –  Ogni mamma conosce bene l’importanza delle ninne nanne, e del loro effetto tranquillante sui piccoli: la stimolazione tattile-ritmica che accompagna i movimenti della ninna nanna, ha nel bambino un effetto calmante e rassicurante. Parlare al bambino, cantare, tenerlo in braccio, quando ne sente il bisogno, cullarlo, toccarlo, comunicare con lui, non solo il contatto delle mani, ma il ritmo di tutto il corpo, significa dimostrargli affetto, “nutrirlo di affetto”, tranquillizzarlo. Scopri di più su Filastrocche e ninne nanne, la loro funzione.

 

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TANTI MODI PER CALMARE IL TUO NEONATO – L’armonia tra te e il tuo bambino potrà essere immediata oppure arrivare per gradi. In ogni caso sperimentare il successo di vedere smettere piangere il bambino quando tu rispondi in modo giusto ai suoi bisogni ti darà una grande forza e una grande competenza, oltre che rendere il bambino sempre più sicuro di essere amato e venire soddisfatto. Scopri di più su Cosa fare quando il neonato piange

 

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Come far addormentare il bambino senza farlo succhiare. Il metodo della “rimozione dolce in stile Pantley”

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