Dopo aver concluso l’anno scolastico con la DAD e mille proclami sui grandi cambiamenti strutturali alla scuola, siamo a due settimane dall’avvio dell’anno scolastico con zero cambiamenti rispetto a febbraio, quando la scuola è stata chiusa.

La scuola resta tale e quale a prima: stesse classi, stessi spazi, stessi docenti. Si chiede un metro di distanza tra un alunno e l’altro, ma non importa se non c’è, tanto si starà tutto il tempo in classe con la mascherina.

Mascherina chirurgica e COVID-19, le evidenze scientifiche

Come sostiene l’OMS e il Ministero della Sanità italiano “Nelle comunità, raccomandiamo l’uso di mascherine mediche alle persone che sono ammalate o a quelle che stanno assistendo una persona ammalata a casa“.

Sempre secondo l’OMS “Il loro uso nella popolazione generale «potrebbe creare un falso senso di sicurezza e spingere a tralasciare altre misure essenziali, come le pratiche di igiene delle mani e di distanziamento fisico, potrebbe portare a toccarsi la faccia sotto la maschera e sotto gli occhi, risultare in costi non necessari e togliere le mascherine a coloro che nelle strutture sanitarie ne hanno più bisogno”.

Inoltre, sempre secondo l’OMS, “non ci sono abbastanza evidenze scientifiche sul fatto che indossare una mascherina di tipo medico (a prescindere dal “modello”) da parte di una persona sana in un più esteso contesto comunitario rispetto a quello familiare, possa proteggerla dal contrarre il coronavirus”.

Inoltre “la scienza conferma l’opportunità del “fai da te”, perché non c’è alcuna evidenza che le mascherine debbano essere costruite con materiali o tecniche particolariwww.evidence.it/mascherine 

Mascherina a scuola, un problema pedagogico

Secondo il pedagogista Daniele Novara, in un’intervista al Corriere della Sera “Chiedere a dei bambini così piccoli di stare in classe con la faccia coperta sarebbe come chiedere ai calciatori di non correre mentre sono in campo”.

Per un bambino, soprattutto nella fascia 0/9 anni, è importante avere la visuale completa del volto delle altre persone. Bambini che devono essere inseriti al nido, alla scuola dell’infanzia o alla primaria, necessitano di vedere in volto i nuovi compagni e le insegnanti.

Inoltre qualsiasi tipo di insegnamento parte dal presupposto di uno scambio emotivo tra docente e discente e l’espressività e la mimica del viso sono fondamentali e non un vezzo di cui è possibile fare a meno.

Sempre secondo Novara “soprattutto con i bambini non si dovrebbe tenere in considerazione solo il rischio sanitario: bisognerebbe anche soppesare bene gli inconvenienti che un’eccessiva ospedalizzazione della scuola può causare dal punto di vista dello sviluppo emotivo e cognitivo. In Francia per esempio la mascherina a scuola è prescritta solo dalle medie in su. Novara cita uno studio del Gaslini sugli effetti del lockdown nei bambini da 3 a 10 anni: il 70 per cento ha accusato problemi comportamentali. Chi è regredito, chi si è fatto più aggressivo, per non parlare dell’aumento dei tic.”

E se le mascherine facessero più male che bene?

Secondo Paolo Esposito, medico del lavoro, con le mascherine “lo scambio tra l’aria calda e umida della respirazione e l’aria esterna tende a sviluppare condensa, con conseguente incremento dell’umidità relativa all’interno della mascherina. Di conseguenza, la pelle dell’area naso/bocca tenderà ad adattarsi all’ambiente caldo/umido all’interno della mascherina, con modifiche del microbiota cutaneo e comparsa di arrossamenti, dermatiti, prurito e acne.

Su  quotidianosanità leggiamo:

  • Qualità e volume della conversazione tra due persone che indossano maschere sono molto compromessi e le persone possono inconsciamente avvicinarsi.
  • Indossare una maschera facciale fa entrare l’aria espirata negli occhi. Ciò genera una sensazione spiacevole e un impulso a toccare gli occhi. Se le mani sono contaminate, ci si infetta.
  • Le maschere facciali rendono la respirazione più difficile. Per persone con BPCO sono insopportabili perché peggiorano la loro dispnea.[5] Inoltre una frazione di CO2 espirata in precedenza è inalata a ogni ciclo respiratorio. I due fenomeni aumentano frequenza e profondità della respirazione, quindi aumentano la quantità d’aria inalata ed espirata. Ciò può peggiorare la diffusione di Covid-19 se le persone infette che indossano maschere diffondono più aria contaminata.
  • Se le maschere facciali creano un ambiente umido in cui il SARS-CoV-2 può restare attivo per il vapore acqueo fornito di continuo dalla respirazione e catturato dal tessuto della maschera, determinano un aumento della carica virale e quindi possono causare una sconfitta dell’immunità innata e aumento di infezioni.

Dunque, sempre secondo quotidianosanità in assenza di prove decisive, esiste il principio di precauzione. Se il Ministero e CTS propongono questa misura in modo universale e intrusivo, devono esibire le prove di sicurezza (primum non nocere) ancor più che di efficacia, prima di obbligare alla sua adozione.

 

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