mammoSecondo la medicina “ufficiale” occorre dare ampio spazio alla “prevenzione” e questo è giustissimo, se per prevenzione intendiamo la costante attenzione alla salute del corpo e della psiche attraverso la promozione di uno stile di vita sano.

Spesso si confonde la prevenzione con la diagnosi precoce, che consiste in una serie di esami sempre più complessi che non hanno lo scopo di prevenire ma solo di diagnosticare il prima possibile una malattia e non sempre sono così efficaci.

Lo studio

Due ricercatori americani , Gilbert Welch e Brittney Frankel del Dartmouth College di Lebanon, hanno lavorato a uno studio pubblicato sulla rivista Archives of Internal Medicine il cui risultato ha portato a stabilire che la mammografia sarebbe, nella maggioranza dei casi, inutile.

Questi due ricercatori, insospettiti da tanta pubblicità riservata alle mammografie hanno voluto vederci chiaro e la conclusione può dare ragione a chi qualche riserva l’aveva già prima: nella maggior parte dei casi lo screening non aiuta. Anzi: rischia di intercettare neoplasie che non avrebbero mai dato segno della loro presenza, costringendo la donna a inutili terapie. E non può essere considerato un sistema di prevenzione dei tumori (si tratta, infatti, solo di diagnosi precoce).

Analizzando il rischio, per una donna, di sviluppare un tumore al seno nel giro di dieci anni e quello di morirne nel giro di venti, tenendo conto dell’eventuale beneficio legato alla diagnosi precoce del tumore arriviamo al risultato che la mammografia è utile in una percentuale di donne che varia dal 3 al 13 per cento, fra quelle che si sottopongono all’esame, e semmai potrebbe “salvare la vita” soltanto a loro. Per le altre, la diagnosi precoce non influenza la sopravvivenza e per qualcuna può addirittura rivelarsi dannosa.

In caso infatti di risultato positivo possiamo trovarci di fronte a 4 tipi di tumore:

  1. Il primo comprende neoplasie che crescono lentamente e possono essere curate quando danno segni di sé, senza bisogno di screening.
  2. Il secondo riguarda forme aggressive, la cui prognosi non è migliorata dalla diagnosi precoce.
  3. Al terzo appartengono tumori che non evolvono e che, in seguito alla loro scoperta, vengono poi trattati, inutilmente.
  4. Lo screening è, finalmente, utile nel caso di tumori la cui evoluzione è favorevolmente condizionata da una diagnosi precoce e da un intervento terapeutico tempestivo. Ma le persone colpite da questo tipo di neoplasia, sottolineano gli autori dello studio, sono una minoranza: una ogni mille donne sane che si sottopongono all’esame nell’arco di dieci anni.

Dopo questo studio, c’è da chiedersi quale sarà il futuro dello screening mammografico (dopo che gli esperti hanno già messo in discussione quello per la prostata attraverso il dosaggio del Psa, l’antigene specifico prostatico, nel sangue che si è rivelato inattendibile nella maggioranza dei casi), alla luce anche dei costi.

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