bambinaDopo i due/tre anni, il bambino possiede un ulteriore strumenti di conoscenza del mondo: capisce ciò che voi gli dite e comincia a parlare e a farsi capire piuttosto bene, quindi può lanciarsi ed usare questa sua nuova abilità più che può.

Allora, il primo motivo per cui il bambino ci pone spesso la domanda “perché” è semplicemente un “esercizio” delle sue nuove abilità. Inoltre il bambino, aperto al mondo, che guarda con fiducia, cerca di scoprire il più possibile di ciò che gli sta intorno, guidato da grandissimo interesse.

Non sempre il domandare è ricerca di una spiegazione o soluzione, spesso i bambini potrebbero chiedere per ricevere la dovuta attenzione da parte dell’adulto e per sentirsi importanti ai suoi occhi.

Cosa si aspetta il bambino che chiede “perché?”

Capiti i motivi per cui un bambino pone la fatidica domanda “perché?” possiamo facilmente capire cosa il nostro bimbo si aspetta da noi.

Il genitore spesso si arrovella su quale possa essere le risposta migliore, ma la vera sfida è che il bambino sotto i 5 anni difficilmente può capire una spiegazione intellettuale, mentre noi adulti siamo abituati ad interpretare il mondo in questo modo.

Proprio da questa diversa interpretazione della realtà dipende l’insoddisfazione del bambino rispetto alle nostre spiegazioni e il fatto che noi, dopo qualche “perché” finiamo le “cartucce” disponibili!

Il bambino dall'adulto si aspetta la dovuta attenzione e una risposta che tenga conto della sua età e sia a lui comprensibile. 

Come rispondere al bambino che chiede sempre “perché?”

E’ molto importante che l’adulto, quando il bambino chiede, presti la dovuta attenzione, fermandosi un attimo, guardandolo negli occhi, facendogli percepire un reale interesse per ciò che il bambino sta domandando.

Il bambino vorrebbe portare l’adulto dentro al suo mondo, affinché anche lui possa partecipare con entusiasmo a tutte le sue scoperte.

La sfida dell’adulto è di essere capace di guardare il mondo con gli occhi del suo bambino, per condividere con lui le gioie e le difficoltà dei semplici avvenimenti quotidiani.

Cosa rispondere al bambino che chiede sempre “perché?”

Possiamo dividere le risposte da dare ai nostri bimbi in due gruppi, a seconda dell’età dei bambini.

Bambini piccoli (dai 3 ai 5-6 anni)

I bambini piccoli, sotto i 5/6 anni di età, capiscono molto meglio se spieghiamo loro sotto forma di metafora. A volte i nostri bambini di 3 o 4 anni ci sembrano così ragionevoli e maturi che cerchiamo di parlare loro come si parla a un adulto. Quando però il bambino non risponde come l’adulto si aspetterebbe da un bambino “grande”, il genitore pensa in modo automatico che il bambino lo faccia “apposta” o faccia “i capricci”.

Esempio: la mamma sta ritirando la biancheria stesa e chiede alla sua bimba di aiutarla a riporre le mollette per il bucato nel loro cestino. La bimba chiede: “perché le mollette si devono mettere qui?” La mamma pensa un attimo a cosa dire, ma la sua bimba ha già trovato la risposta: “Ahhh, devono andare a nanna!”

Bambini più grandi

Con i bambini più grandi è possibile cominciare a dare risposte più “ragionevoli”, seguendo però sempre l’inclinazione del nostro bimbo e imparando ad ascoltare cosa vorrebbe sentirsi rispondere, proprio come quando era piccolino.

In genere intorno ai 7/8 anni i bambini acquisiscono una grande voglia di sperimentare, montare, smontare, aprire i meccanismi, capire come funzionano le cose.

In questo momento possiamo assecondare questa loro inclinazione e non spiegare più attraverso metafore, bensì attraverso l’esempio e l'osservazione pratica

Le grandi domande dei bambini

Molto spesso le domande dei bambini ci colgono impreparati proprio quando riguardano le “grandi domande” dell’uomo, Dio, la vita, la morte.

Se il genitore si sente di aver sufficientemente riflettuto sulla realtà del mondo può tranquillamente spiegare al bambino quello che lui crede. Se una persona è religiosa può parlare di Gesù, Dio, Allah, del Karma, della reincarnazione, etc. L’importante è crederci davvero e non dire le cose solo perché vanno dette!

Molto spesso sono i bambini stessi che escono con affermazioni molto “spirituali”, per esempio mia figlia, a 3 anni, mi ha chiesto:“mamma, ma quando noi moriamo poi nasciamo da un’altra parte?” in questo caso non c’è bisogno per forza di essere buddisti per rispondere di sì e dare tranquillità al nostro bambino, basta spiegare questa affermazione in base al proprio sentire, chi crede nella reincarnazione può spiegare la reincarnazione, chi è religioso può parlare del Paradiso, etc.

L’aspetto spirituale è preso molto seriamente dai bambini, se il genitore ritiene di non credere a nulla conviene comunque essere cauti nelle proprie posizioni: i bambini che sono messi di fronte alla cruda realtà potrebbero diventare bambini malinconici, eccessivamente timorosi o disillusi. Non è necessario trovare spiegazioni “spirituali”, se non ci crediamo, possiamo però parlare di quanto quella persona cara non c’è più ma rimane nel nostro cuore o  di come le intelligenze della Terra hanno creato tante cose belle.

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