Se pensiamo alla crescita di un bambino possiamo trovare similitudini con la crescita di una piccola piantina.

All’inizio il seme deve trovare il terreno adatto per poter radicare e germogliare e, una volta germogliata, la piccola piantina avrà bisogno di sviluppare una funziona per volta prima di passare a quella successiva: non si possono formare le foglie se prima le radici non hanno attecchito, non cresceranno i frutti se prima la pianta non sarà fiorita.

IL BAMBINO, UN PICCOLO GERMOGLIO – Così, per il bambino, è importante che ogni fase dello sviluppo avvenga nel suo tempo e osserviamo che, mentre si completa la sua formazione su un piano più elevato (per esempio la parola), la funzione precedente continua ad esistere migliorando la sua funzione (per esempio la deambulazione). Così come osserviamo 3 stadi di sviluppo della pianta, attraverso processi di contrazione ed espansione (espansione nelle foglie, contrazione nel germoglio, espansione nella fioritura, contrazione nel piccolo frutto, espansione del frutto maturo, contrazione nel seme e così da capo), così anche l’essere umano si sviluppa fino ad essere adulto in 3 stadi: dalla più profonda fiducia nella esistenza (fase 1, 0-7 anni), alla vita di sentimento e alle esperienza artistiche (fase 2- 7-14 anni), alla creazione delle fondamenta per collocarsi coscientemente nel mondo (fase 3- 14-21 anni). I genitori pongono le basi per il primo periodo evolutivo, la scuola per il secondo, le esperienze sociali e con i propri pari per il terzo.

Il bambino nei primi 7 anni di vita

La prima fase di sviluppo infantile, che va da 0 a 7 anni, è estremamente importante per lo sviluppo del terreno inconscio: il bambino non ricorda nulla prima dei 3 anni e poco fino ai 7 anni, perché la critica e il pensiero non sono ancora attivi e il bambino vive le esperienze come in un sogno profondo senza sogni. Proprio per questo la vita familiare e l’ambiente svolgono un ruolo cruciale: il bambino è totalmente congiunto ai processi vitali e all’ambiente circostante, che interiorizza senza schermi.

PRIMO PERIODO EVOLUTIVO, DA 0 A 7 ANNI – Il primo periodo della vita è quello dell’allattamento e della prima infanzia, in cui il bambino è avvolto dall’ambiente familiare e dall’amore materno: il bambino accoglie tutto ciò che il mondo offre senza resistenze, con fiducia illimitata e innocenza paradisiaca. In questa fase il bambino impara solo mediante imitazione, a camminare, a parlare, a vivere nel mondo degli adulti. Questa apertura non si ritroverà in alcun altro periodo della vita.

 

0-3 ANNI – LO SCOPO PRIMARIO, LA CRESCITA – In questa fase il bambino mira alla soddisfazione dei suoi istinti e tutte le sue capacità non ancora dirette verso l’esterno, ma sono concentrate verso un unico scopo: la crescita. Il bambino è totalmente organo di senso, un organo nel quale agisce la brama (volontà): la sua  attività psichica è diretta alla conoscenza del mondo che lo circonda al quale si abbandona completamente. Il modo in cui il bambino manifesta la sua conoscenza del mondo è l’imitazione:  questo comporta una grande responsabilità dei genitori, infatti la sola influenza educativa che si può avere è dare ciò che si è, mediante la fiducia che ci siamo conquistati e mediante la moralità che portiamo ad espressione delle azioni. Nei primi 3 anni di vita il bambino, attraverso l’imitazione del proprio ambiente apprende i fondamenti della vita umana: sorridere, vincere la gravità con la stazione retta, camminare e parlare. Scopri di più suTappe di sviluppo psicomotorio del bambino – da 0 a 6 mesi e  Tappe di sviluppo psicomotorio del bambino – da 6 mesi a 3 anni

 

I TRE ANNI, L’AVVENTO DEL PENSIERO –  La parola è ciò che permette l’acquisizione del pensiero: all’inizio il bambino è orientato verso il suono della ‘A’, vocale in cui l’aria fluisce verso l’esterno senza impedimenti e implica un’apertura verso il mondo. Quando il processo di conquista della stazione eretta è avanzato allora il flusso dei suoni acquisisce una forma migliore. I vocaboli completi saranno pronunciati solo quando l’apprendimento del camminare sarà avviato. Imparare a parlare è un processo complicato sia fisiologicamente che psicologicamente. Il linguaggio porta in sé l’io collettivo dell’ambiente circostante, valori e forze: quando lo sviluppo fisico della stazione eretta e della deambulazione sono avviate, allora nel bambino si liberano forze che attiveranno nel cervello il centro del linguaggio. In questa fase si può scoprire tanto del carattere del bambino; si può osservare ad esempio la maggior o minor diligenza con cui egli entra nel modo del linguaggio. Il pensare si sviluppa con e nel parlare. Prima nascono i ‘concetti-oggetti’ (=tavolo, sedia ..), poi viene aggiunto al nome stesso un verbo (=stufa brucia, gatto salta…). Con la prima funzione il bambino conquista il mondo come spazio, con la secondo come tempo. Una lingua materna parlata correttamente, con esatta scelta dei vocaboli e una buona costruzione delle frasi, fornisce al bambino le premesse per giungere a collegare, nel nucleo più intimo del suo essere, il proprio Io con il linguaggio, lo sviluppo mentale di rappresentazioni esatte e una buona dinamica del pensiero. L’apprendimento approfondito di diverse lingue (dopo aver ben appreso la propria lingua madre) è per l’essere umano un incalcolabile arricchimento della vita interiore e del pensiero.  Scopri di più su La prima infanzia (da 0 a 4 anni) è fondamentale per lo sviluppo della memoria. Con il terzo anno il bambino acquista coscienza del proprio essere, il bambino si accorge che può dire ‘no’ al mondo e con questa contrapposizione sperimenta più saldamente il suo essere. Questa viene chiamata la “crisi del terzo anno”. Scopri di più su Tappe evolutive: i 3 anni, la fase della sfida

 

IL GIOCO DEL BAMBINO – Intorno ai 4 anni cambia il gioco del bambino e questo ci offre indicazioni sul suo sviluppo. Il gioco prima dei 4 anni è legato a ciò che il bambino trova nel suo raggio di visibilità, solo in seguito nasce la ‘fantasia creativa’ che trasforma il gioco in base alle sue esigenze interiori. Egli ora vede la realtà così come vuole la sua fantasia, si crea un mondo parallelo in cui può tutto. Inizia il periodo in cui il bambino è come se vedesse attraverso un vetro magico, dove può modificare ogni cosa. Inizia la fase del gioco libero, che necessita di attenzione da parte degli adulti, attraverso la scelta dei giochi da offrire: pochi e semplici materiali, come blocchetti di legno, cassette vuote, carta, acquerelli, pastelli colorati, fili di lana e pezze colorate. Verso i 5 anni il bambino è al culmine del gioco creativo ed è instancabile. Il gioco si svolge esclusivamente per voglia di fare la quale è una fonte inesauribile; nel gioco non ha importanza la realizzazione di qualcosa di specifico ma solo la gioia per ciò che si sta compiendo, quello che fa il gioco non è il risultato, ma il processo stesso. Il gioco, per amor del gioco, arriva solo nel 6 anno. Scopri di più su Il gioco del bambino: come il bambino, giocando, ci parla di sé
IL BAMBINO ALL’AVVENTO DEL 7° ANNO – Nel corso del 6 anno il gioco del bambino cambia: il gioco ha ora uno scopo, non vive più solo di fantasia creativa. Il progetto iniziato il giorno prima viene continuato il giorno dopo, non viene dimenticato.  Questo è il primo avvento della “volontà”, che sostituisce la pura “brama” degli anni antecedenti.  Nel momento in cui il bambino è giunto al punto in cui si pone egli stesso un compito è matura per la scuola. Prima di questa fase il bambino percepiva una completa unità tra il suo essere e il mondo, ora nasce nel bambino la consapevolezza che vi è separazione tra l’Io e il mondo esterno. Per il fatto che il sentimento continua a vivere nella fantasia creativa, il bambino non cade in una crisi profonda come avviene poi nella pubertà, ma concentra le sue speranze in una figura a cui porta “rispetto reverenziale”, che viene designata per quello che sa fare, costruire o riparare,  che sa rispondere a tutte le domande del bambino sulla natura. Questa figura solitamente non viene trovata nei genitori, ma in una persona esterna, solitamente il proprio maestro di scuola. Scopri di più su Lo sviluppo del bambino: il bambino all’inizio del settimo anno (secondo settennio), la crisi dei 7 anni e la maturità scolare

 

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