senza pannolinoQuando all’inizio del 2002 nacque Arturo, il mio primo bimbo, non sapevo nulla di una pratica abituale in quasi tutto il mondo non occidentale che viene denominata “Elimination Comunication” (Comunicazione sull’eliminazione).

E neppure quando nacque il mio secondo bimbo, Giuliano, all’inizio del 2004 ne sapevo nulla.

Però fin da allora istintivamente sentivo un profondo disagio al pensiero che i miei figli dovessero rimanere immersi nei propri escrementi fintanto che qualcuno non si decideva a cambiarli e pulirli. Ho usato un’espressione forte appositamente, perché in qualche modo noi genitori rimuoviamo la questione o la edulcoriamo, e la nostra mente in qualche modo si adatta ad un’immagine del rapporto neonato-pannolino o bambino piccolo-pannolino che è del tutto falsata: ci sembra una cosa normale e giusta che queste creaturine per le quali daremmo la vita stiano imbalsamate dentro dei mutandoni di plastica (questo vale secondo me anche per chi sceglie i pannolini di stoffa) che li sigillano occultando alla vista (nostra e di tutti) i loro naturali bisogni, costringendoli a spalmarsi e a convivere ore con questo materiale che invece per definizione è materiale di scarto di cui il corpo si vuole e deve liberarsi.

Ecco perché non sfiorandomi neppure l’idea che si potesse tenere un bimbo di pochi giorni o mesi senza pannolino sentivo però una tensione verso una qualche soluzione che mi permettesse almeno di evitare che si facessero la cacca addosso. Tra l’altro il mio primo figlio sembrava stitico, cioè stava anche dieci giorni senza fare la cacca e ne era molto infastidito; dunque ero alla spasmodica ricerca di una soluzione anche per questo problema. Così quando verso i tre mesi e mezzo Arturo ha cominciato a stare seduto da solo con una certa sicurezza ho provato a metterlo sopra il vasino e lui incredibilmente ci ha fatto subito pipì e cacca! Da quel momento ho cominciato semplicemente a cambiare il bimbo molto spesso durante la giornata e ogni volta che lo cambiavo lo mettevo sul vasino. Ogni volta c’era la pipì e talvolta anche la cacca. Da quel giorno solo raramente abbiamo visto qualche cacca di Arturo nel pannolino; dai nove mesi in poi più nessuna. Per la pipì, siccome continuavo a tenergli il pannolino, naturalmente le cose andavano diversamente, per cui molta finiva nei pannolini. Verso i sedici mesi però con l’arrivo della bella stagione e considerando che nel tempo, permettendogli di fare la pipì nel vasino, lui aveva cominciato a fare il collegamento giusto e a indicarsi spesso il pisellino quando aveva bisogno, ho comprato tantissime mutandine e gli ho tolto il pannolino. Quando capitava che non lo diceva in tempo perché troppo preso dal gioco, cambiavo le mutandine e asciugavo il pavimento senza dire nulla. Nel giro di tre settimane non ho più dovuto asciugare nessuna pipì.

Lo stesso ho fatto con il secondo bimbo che già a sette mesi ha smesso di fare la cacca nel pannolino. Una cosa che ho notato nei miei figli e che è piuttosto comune sentendo altre esperienze, è che nel momento in cui ho tolto il pannolino di giorno hanno smesso in modo quasi automatico di fare la pipì durante le ore di sonno (diurne e notturne), benché durante la nanna continuassero ad avere il pannolino. Vale la pena fare la prova! Comunque in generale i bimbi smettono di farsi la pipì e la cacca addosso solo nel momento in cui diamo loro la possibilità di prendere coscienza dei propri bisogni e della loro modalità di espulsione; poiché il pannolino impedisce questa presa di coscienza, in sostanza soltanto togliendo il pannolino senza remore e senza paure (perché il bambino deve sentire sicurezza e protezione venire dal genitore, oltre che comprensione e serenità rispetto agli incidenti che potranno capitare e di cui lui non ha nessuna colpa) potremo innescare un processo che in un tempo diverso da bambino a bambino condurrà allo svezzamento dal pannolino o al controllo definitivo degli sfinteri nell’EC (perché nei bambini che portano i pannolini 24 ore al giorno per molti anni raggiungimento del controllo degli sfinteri, che avviene comunque intorno ai 18-24 mesi, e svezzamento da pannolino non coincidono, in quando il pannolino inibisce nel bambino la consapevolezza di questo avvenuto controllo).

Proprio nel periodo in cui stavo togliendo il pannolino al mio secondo bimbo sono venuta a conoscenza di questo “metodo”, che per me non è affatto un metodo, chiamato EC (Elimination Comunication) e sono rimasta folgorata. Ho letto tantissimo. Innanzitutto il libro di Laura Boucke, Senza pannolino, l’unico pubblicato in Italia sull’argomento (l’autrice è la veterana del “senza pannolino”, colei che per prima ha elaborato una versione adatta al mondo occidentale, a partire dalle esperienze delle mamme indiane, cinesi e africane, e lo ha divulgato). Ma c’è tanto materiale utile da leggere anche in rete in siti e gruppi di discussione che citerò in fondo all’articolo.

Quando ho scoperto l’EC mi sono detta: quanti patimenti mi sarei risparmiata con la stitichezza del mio primo bimbo, che evidentemente stitichezza non era ma solo rifiuto, o incapacità, di fare la cacca nel pannolino (provate voi a fare la cacca stando dritti in piedi o stesi nel letto!), se avessi cominciato fin dai primi giorni a fargliela fare in una ciotolina tenendolo appoggiato al mio avambraccio con le gambine rannicchiate al suo petto come sto facendo ora con la mia terza bimba di un mese e mezzo!
Sì perché con Anita ho cominciato a fare EC fin dal suo secondo giorno di vita e ora che ha un mese e mezzo sta tutto il giorno senza pannolino. Ma prima di raccontarvi cosa sto facendo con Anita voglio dire due cose sull’EC, o meglio cosa io penso che sia l’EC e come io lo vivo.

In molti siti americani dove si parla di EC e anche in alcuni libri (anche nel sottotitolo di quello tradotto in italiano appena citato), l’EC viene associato in modo diretto all’uso del vasino: un altro modo di chiamare l’EC infatti è “infant potty training” (allenamento infantile al vasino). Insomma, agli occhi di chi legge l’EC appare subito come un “metodo” per insegnare ai neonati a fare la cacca e la pipì nel vasino. Questo a mio parere è male. L’EC, nella sua declinazione più pura e autentica, NON è un metodo e NON è un allenamento. Santo cielo, perché dovremmo sottoporre i nostri bambini di pochi giorni o di pochi mesi a un metodo o a un allenamento? Ne dovranno sopportare anche troppi negli anni a venire di questi forzati allenamenti e apprendimenti alle più svariate cose! L’EC è qualcosa di molto più profondo e al tempo stesso semplice: è il modo con cui la mamma (il genitore, o chiunque accudisce il neonato), risponde alle necessità fisiologiche del suo bambino. È appunto comunicazione; comunicazione profonda tra mamma e bambino.

Quando si comincia a fare EC si scopre che i neonati hanno una perfetta consapevolezza delle proprie necessità fisiologiche: come sanno quando hanno fame o quando hanno sonno o quando hanno freddo, così sanno quando devono fare la pipì e la cacca. Non sto parlando del famigerato controllo degli sfinteri di cui si parla per i bambini più grandi; quella è una cosa diversa. Non possono trattenere, se non minimamente, ma sanno che cosa stanno per fare e in qualche modo lo comunicano; e scelgono anche, se gliene diamo la possibilità, il luogo dove liberarsi. Se si impara ad ascoltarli e se non si impedisce loro di mandare i loro segnali mettendogli il pannolino, loro comunicano. È incredibile lo so. Se me lo avessero detto due mesi fa, prima di questa meravigliosa esperienza con Anita, non ci avrei creduto, eppure è così, lo sto vivendo tutti i giorni.

Perché, se il proprio bimbo ha fame, la mamma risponde prontamente al suo bisogno tirando fuori il seno e sfamandolo? Perché, se il bimbo ha freddo, la mamma risponde prontamente al suo bisogno coprendolo? Perché, se il bimbo ha sonno o è agitato, la mamma risponde prontamente al suo bisogno cullandolo e abbracciandolo;? e perché, invece, se il bimbo ha bisogno di fare la pipì e la cacca, la mamma non risponde al bisogno di evacuazione del proprio bimbo permettendogli di liberarsi dignitosamente e comodamente (come ogni mamma del regno animale fa), ma al contrario mette un tappo a questi bisogni fingendo che non esistano?

Di nuovo ho usato un’espressione forte perché vorrei che il messaggio arrivasse chiaro. Anche se ce lo nascondiamo, la realtà è questa. Il pannolino è un tappo! Un tappo comodissimo che ci permette di non doverci occupare, se non minimamente, dei bisogni di evacuazione del bambino. Certo è una grande comodità, perché possiamo dimenticarci di questi bisogni per ore, tanto sappiamo che “quella roba” sarà raccolta lì. Ecco, appunto, il pannolino è una comodità per la mamma ma NON UNA NECESSITÁ PER IL BAMBINO. IL BAMBINO NON HA BISOGNO DEL PANNOLINO. Per le mamme africane, cinesi o indiane è la cosa più normale del mondo occuparsi dei bisogni dei loro bimbi, permettendo loro di espletarli senza sporcarsi, riconoscendo i loro segnali e i loro tempi, e quando sentono dire che le mamme occidentali lasciano i loro figli a mollo nei loro escrementi sigillati dentro un pannolino di plastica rimangono scandalizzate!

Allora perché non togliamo il tappo ai nostri bambini e ci lanciamo in questa meravigliosa esperienza di comunicare con loro su tutti i fronti? Sì, perché fare EC con un neonato è una delizia da assaporare momento per momento che porterà senza dubbio a una crescita del genitore tanto quanto sarà un dono grande per il nostro bambino che imparerà che la sua mamma e il suo babbo rispondono sempre alle sue necessità più vere e magari questo lo spingerà a essere in futuro un individuo più fiducioso e più empatico con il mondo.

 Ribadisco, per me l’EC non è e non dovrebbe essere mai un “allenamento” (ciò ricorda certi vecchi e coercitivi tentativi che si facevano negli anni cinquanta per costringere i bimbi piccoli a non farsi più la cacca addosso causando spesso problemi psicologici e nevrosi a lungo termine) o peggio un “metodo per”, ma un mix tra “competenza” naturale del neonato e capacità della mamma di entrare in comunicazione con lui e di rispondere ai suoi bisogni.

Con questo non voglio dire che tutti quelli che non tolgono il pannolino al proprio figlio in modo integrale fin dal primo giorno sono da biasimare (anche io come avete visto ci sono arrivata gradualmente); ciò che voglio dire è che se prendiamo atto del fatto che la normalità per un neonato è stare senza pannolino e non con il pannolino avremo già fatto molto. Soltanto a partire da questa presa d’atto saremo in grado di modulare correttamente il tempo dedicato al pannolino e quello al senza pannolino, in base certo alle nostre possibilità di tempo, di voglia, di pazienza.

Allora, come va con Anita. Bè, devo dire che all’inizio, nonostante l’invasamento per l’EC che era maturato in me durante i mesi di gravidanza, pensavo di cominciare con moderazione. Ero convinta che l’EC integrale fosse una cosa difficilissima, per mamme super-empatiche e dotate di una capacità di dedizione assoluta. Senza considerare poi il fatto che ho altri due figli, che devo un po’ lavoricchiare, ecc. ecc. Dunque ho iniziato tenendo la bimba con i ciripà e cambiandola spesso, ogni volta che mi sembrava bagnata. Una volta spogliata la tenevo anche mezz’ora, quaranta minuti senza pannolino. Fretta non ce n’era. Tanto il tempo va passato, meglio passarlo rilassandosi piuttosto che fare la gara al pannolino che si indossa più velocemente e più facilmente (perché poi si calca tanto l’attenzione sulla facilità e velocità di fasciatura? soprattutto nel neonato mi sembra una cosa assurda, tanto poi una volta che il pannolino è stato messo con tanta velocità che cosa si va a fare?). Durante questo tempo le facevo dei massaggi, le mettevo l’olio, le parlavo e le cantavo una canzoncina e la tenevo sollevata su una ciotolina (quelle tonde di plastica con coperchio ermetico che si usano per conservare i cibi, tipo Tupperware) con la schiena e la testa appoggiate sul mio avambraccio e le gambine trattenute rannicchiate sul ventre (vedi foto). Fin da subito lei ha cominciato a farci la pipì e anche la sua prima cacca! Da quel giorno pur continuando a tenerle il pannolino mi sono accorta che lei aveva capito benissimo il momento della ciotolina e teneva sempre un po’ di pipì da farci dentro e naturalmente sempre la cacca. È stata un’emozione incredibile vedere come lei comprendesse che fare i bisogni in quel modo era una cosa diversa dal farli nel pannolino. I primi tempi di notte era agitata perché aveva bisogno di fare la cacca, spingeva spingeva, ma non la faceva. Alla fine ho scoperto che si liberava volentieri solo quando le toglievo il pannolino e la mettevo sulla ciotolina.

Fatto sta che la cacca dell’Anita nel pannolino non ci è mai finita (e fa anche rima)! La pipì naturalmente ne faceva tanta anche nel pannolino, ma pian piano ho cominciato a capire che se appena si svegliava le toglievo il ciripà, allora 9 volte su 10 lo trovavo asciutto e appena la mettevo sulla ciotolina lei ci mollava una pipì chilometrica. Ho anche scoperto, tenendola a poppare senza pannolino, che lei, a differenza di altri neonati di cui ho letto le esperienze, non fa mai la pipì mentre mangia, ma subito dopo. Ma ho anche scoperto un’altra cosa. Stupefacente. Anita manda un segnale specifico quando deve fare la pipì: un gridolino accompagnato da un movimento frenetico di braccia e gambe. Ogni volta che lo fa dopo fa la pipì. Ma non subito subito. Può aspettare anche parecchi secondi e comunque ti lascia tutto il tempo di andare a prendere la ciotolina o di dirigerti in bagno e di tirarle giù i pantaloncini prima di farla. O meglio, posso dirlo con certezza dopo un mese e mezzo, aspetta proprio che tu sia nella posizione giusta prima di mollarla. Naturalmente se tu non cogli il messaggio o non sei in grado di portarla nel posto giusto ad un certo punto lei non la può più trattenere e la smolla, ma non prima di aver protestato animatamente.

Per tutte queste cose e anche per altre, lentamente ho sentito come sempre più naturale tenerla sempre più a lungo senza pannolino. Finché verso i 20 giorni di vita ho cominciato a tenerla completamente senza. Durante i pisolini diurni la metto a dormire sul letto sopra a una traversa coprimaterasso con lo strato esterno di cotone, giusto per sicurezza, ma lei non bagna quasi mai. Di notte le metto il ciripà, ma tante mattine (soprattutto dopo le notti in cui è stata tranquilla e si è svegliata poco) quando la apro è asciutta e dopo spara nella ciotolina pipì chilometriche. Quando è sveglia cerco di cogliere i suoi segnali e unisco a questo una certa mia idea della sua tempistica, per cui ogni tanto, quando credo sia opportuno, la porto sulla ciotolina (o più spesso su un lavandino o mi siedo sul water con lei in sospensione).
Naturalmente capita spesso di perdere delle pipì, soprattutto nelle giornate frenetiche o in quelle in cui siamo nervosi perché gli altri bimbi ci fanno impazzire, o quando non sto tanto bene o quando Anita è agitata e non sta tanto bene, ma sinceramente non mi interessa. Ho tante ghettine e pantaloncini corti che alterno a seconda della temperatura, a cui ho stretto l’elastico in vita perché sono pensati per il pannolino e non per il corpicino magro della mia Anita, e quando si bagnano li cambio come cambierei il pannolino. Nessuna fatica in più. Per me, che Anita faccia la pipì nella ciotola o nei pantaloni è la stessa cosa. L’EC non è la gara a beccare più pipì possibili ma semplicemente lo stare senza pannolino.

Il risultato dovunque finisca la pipì è sempre raggiunto, perché comunque LEI MANDA I SUOI SEGNALI e anche se talvolta io non sono in grado di coglierli IL CANALE DELLA COMUNICAZIONE E DELLA CONSAPEVOLEZZA RIMANE APERTO E NON SI POTRÁ CHIUDERE.

Francesca
Bologna, giugno 2007

Questo è il gruppo di discussione italiano sull’EC (bisogna iscriversi): http://it.groups.yahoo.com/group/senzapannolini/
http://www.white-boucke.com/reviews/ipitalian.html (sezione italiana del sito di Laura Boucke)
http://www.evassist.it (unico sito italiano)
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