E’ intelligente ma non si applica… quante volte abbiamo sentito queste parole dai professori o dagli stessi genitori…

Cosa significa avere le capacità ma non applicarsi? In realtà le capacità le hanno tutti i bambini o ragazzi, la differenza può essere data dal metodo, da come i ragazzi riescono ad utilizzare le proprie capacità e attitudini.

Un problema della scuola di oggi e dei ragazzi di oggi?

Quante volte sentiamo dire: ” i ragazzi di oggi non sanno più fare sacrifici e impegnarsi a scuola”, “quando andavo a scuola io sì che era dura”, “oggi gli insegnanti non sanno più farsi rispettare”…

Ma crediamo sia solo un problema di oggi?


Se nelle Confessioni di Agostino si parla degli eversores, quei ragazzi che vanno a scuola solo a turbare la classe o nel Satyricon di Petronio si parla di quei genitori che non esigono una severa disciplina, così che nelle scuola i ragazzi giocano, vediamo che nei secoli dei secoli si dà una volta la colpa alle nuove generazioni, un’altra ai genitori, un’altra ai maestri.

L’importanza del metodo

Cosa significa metodo

Se leggiamo nel dizionario troviamo che il metodo è un “procedimento messo in opera seguendo criteri sistematici in vista di uno scopo”. O ancora una ” tecnica, sistema, procedimento utilizzati in un’attività”. Lavorare con metodo significa “con regolarità e in modo ordinato”.

Capiamo quindi che darsi un metodo è il fondamento della riuscita scolastica, ma anche nella vita di tutti i giorni: non è attraverso il metodo che svolgiamo tutte le attività della vita quotidiana così da non disperdere il nostro tempo ma utilizzando la minor fatica per il massimo risultato?


Così come i bambini e i ragazzi hanno imparato attraverso l’esempio e l’esperienza come vestirsi o lavarsi il viso, così è necessario, attraverso l’esempio e l’esperienza che apprendano il metodo per studiare in modo proficuo.

L’istruzione come mezzo pedagogico

Se l’istruzione ha lo scopo di apprendere concetti così da avere un bagaglio culturale, possiamo dire che sia secondaria all’educazione, che è l’arte di rendere i bambini e ragazzi liberi, da condizionamenti e cattive abitudini, liberi di essere realmente loro stessi, liberi e autonomi.


Dare un metodo significa prima di tutto dare ai ragazzi una base sicura su cui costruire la propria cultura così da diventare davvero autonomi e capaci di discernere le motivazioni per cui fanno una scelta piuttosto che un’altra.

Ma serve studiare?

Quante volte anche noi stessi genitori abbiamo dei dubbi sul fatto che serva stare chinati sui libri per ore… dopotutto non ci siamo dimenticati proprio tutto di ciò che abbiamo studiato con tanto affanno?

Imparare a studiare non serve per accumulare nozioni, ma serve per darsi un metodo per vivere: solo affrontando la fatica dello studio impariamo il sacrificio, l’umiltà, la pazienza, impariamo a prendere decisioni e a risolvere problemi, ma soprattutto impariamo a conoscersi e a darci una progettualità.

Il metodo di studio, le basi

Il metodo di studio è un insieme di buone pratiche che permettono di rendere l’apprendimento più fluido e incisivo nel minor tempo possibile.

Il metodo non si applica solo a casa, ma deve partire da scuola: da come si assiste alla lezione, si prendono appunti, si segnano le cose da fare sul diario dipende una parte importante di come poi lavoreremo a casa. Se l’insegnante ha detto tra le righe su cosa verterà la verifica e noi ce lo siamo lasciati scappare, lo studio a casa sarà doppiamente faticoso e metà proficuo. Se noi abbiamo imparato a conoscere quell’insegnante e annotato cosa chiede di solito o come svolge le sue interrogazioni, sarà molto più semplice prepararci per la sua materia.

Una volta che il lavoro a scuola è stato svolto con attenzione è il momento di lavorare a casa con intelligenza.

Dirsi a mente che dalle 15 ci metteremo sui libri non serve a niente, perché sempre a mente ci diremo: “vabbè cosa cambia se sposto alle 16?”

Il Planning settimanale

Pianificare la nostra settimana è importantissimo per non trovarci a dover studiare un giorno fino a notte fonda e avere un altro pomeriggio a non avere nulla da fare.

Nel planning dobbiamo inserire proprio tutto: certo le ore di studio e le materie, ma anche momenti in cui leggere un libro, impegni con famiglia o amici, sport, musica, svago…

Esempio di planning

Lavorare per gradi

Importante è organizzare il lavoro per gradi.

Magari un pomeriggio non si ha la testa per mettersi a memorizzare, allora si può cominciare sottolineando e cominciando a schematizzare una materia che non abbiamo proprio il giorno successivo, così da cominciare a costruire il lavoro in modo solido.

Affinché lo studio sia facilitato è importante suddividerlo:

  • Cominciare a dare una prima lettura e sottolineare
  • Cercare quello che non si è capito e approfondire
  • Schematizzare
  • Rileggere gli schemi fino a memorizzare.
  • Ripetere
Se si stabiliscono anche i momenti di svago, questi vengono apprezzati e utilizzati al meglio. Importante è però che nel momento dello studio si facciano sparire telefoni, televisori e computer, che distraggono e fanno perdere tempo. Alzare lo sguardo per guardare il messaggio del gruppo WhatsApp ci fa perdere almeno 10 minuti, perché la mente comincia a a vagare e non si riesce a ritrovare subito la concentrazione. Meglio stabilire 10 minuti di pausa ogni ora, ma poi spegnere di nuovo tutto e rimettersi al lavoro. Darsi un ritmo permette di sentirsi completamente padroni del proprio tempo e di non trovarsi all’ultimo a fare tante cose insieme perdendo tante ore e avendo pochi risultati.

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