comunicarekSaper comunicare con il proprio bambino è fondamentale per attuare un’educazione sana. Vediamo quali sono i passi per imparare a comunicare nel modo corretto con i più piccoli.

Prima di comunicare

Si presuppone che prima di iniziare ad entrare in rapporto con una persona, a maggior ragione un bambino, si assuma un buon grounding.

Il grounding è la chiave del lavoro bioenergetico ed è strettamente collegato alla respirazione. Letteralmente significa ristabilire il contatto dei piedi con il terreno, che simbolicamente rappresenta la realtà.

Questo significa imparare a sentire e liberare la carica energetica delle gambe e dei piedi verso la terra. La persona in questo modo si sente più radicata e centrata, trova il coraggio di “stare in piedi sulle proprie gambe”, diviene più in contatto con la realtà, più integrata e responsabile. (Lowen A., Bioenergetica)

In pratica ricordiamoci che prima di entrare in contatto con nostro figlio (ma vale anche con qualsiasi altra persona) dovremmo cercare di mettere da parte le tensioni accumulate sul lavoro, le discussioni avute col nostro compagno, la fretta di dover accudire la casa, sentirci dentro il nostro corpo, respirare bene e profondamente per essere pronti a comunicare in modo corretto.

L’empatia

“Mettersi nei panni dell’altro” è la base della relazione consapevole e necessita di “essere con” l’altro, di “sentirlo”, di rispettare la sua diversità e il suo punto di vista, di avere coscienza del proprio io e dei propri limiti.

Cerchiamo di capire se nostro figlio è pronto per comunicare con noi, se è intento a fare altro sicuramente non ci ascolterà.

Prendiamoci tempo, respiriamo, stiamo calmi, aspettiamo che nostro figlio sia pronto a comunicare con noi: rispettiamo e saremo a nostra volta rispettati.

L’elemento verbale

Spesso attraverso come ci comportiamo, cosa diciamo, come lo diciamo, sono nascosti i nostri bisogni, le nostre paure, la nostra insoddisfazione. Ma quando comunichiamo dobbiamo fare in modo che tutti questi elementi non compromettano la nostra capacità di comunicare e che allo stesso tempo a nostra volta impariamo a cogliere, in quello che gli altri ci dicono e come ce lo dicono, i loro bisogni, sentimenti, frustrazioni.

Secondo  Pat Patfoort (Manuale di educazione nonviolenta) la Comunicazione Nonviolenta avviene attraverso quattro fasi:

  • Imparare a cogliere la differenza che esiste tra osservare e giudicare, preferendo l’osservazione dei fatti ai giudizi moralistici.
  • Imparare a riconoscere i nostri sentimenti e le loro sfumature, riconoscendo che i sentimenti non sono buoni o cattivi in sé, ma hanno una precisa funzione: farci sapere se i nostri bisogni sono stati soddisfatti o meno. Se lo sono siamo felici e pieni di gioia e amore, se non lo sono possiamo imparare a chiarirci di cosa abbiamo bisogno e come chiederlo.
  • Fare delle richieste precise, concrete, negoziabili, nel presente, perché i nostri bisogni possano essere più facilmente soddisfatti.
  • Utilizzare lo stesso procedimento a ritroso quando qualcuno comunica con noi seguendo un tipo di comunicazione violenta.
Qualunque sia il modo con il quale le persone si rivolgono a noi, dobbiamo essere consapevoli che possiamo scegliere di ascoltare gli altri e i loro sentimenti anche quando sono nascosti e sono espressi con giudizi, pretese o doveri ed insegnare loro a fare lo stesso.

L’elemento corporeo: la comunicazione non-verbale

La maggior parte delle volte comunichiamo più efficacemente col nostro corpo, con la gestualità, con le espressioni del viso, con il tono della voce, che con le parole e, in generale, una buona comunicazione dovrebbe avvenire tenendo conto di tutte le vie di comunicazione.

Se chiediamo a nostro figlio "per favore" con tono di sfida, mettendo le mani sui fianchi come un vigile e arcuando le sopracciglia, il "per favore" scompare, anzi diventa un elemento negativo che anche nelle comunicazioni successive verrà inevitabilmente sminuito.

Se invece utilizziamo tutti i canali a nostra disposizione per comunicare, in modo che vadano nella stessa direzione e siano perfettamente integrati, avremo ottime possibilità che la comunicazione vada a buon fine.

Per esempio: chiedere al vostro bambino "per favore" con gentilezza, mentre lo guardate negli occhi sorridendo e lo abbracciate è una modalità di comunicazione sia corporea sia verbale efficace.

Il contatto fisico è uno strumento di comunicazione potentissimo, perché con esso non comunichiamo soltanto concetti, ma trasmettiamo il nostro “sentire”, il nostro “essere”, la nostra vita.

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