Esiste un rapporto profondo tra cibo e psiche. Indagato in infiniti campi di studio, dalla dietetica, alla psicologia, alla naturopatia e psicosomatica, questo rapporto è complesso a tal punto che si fatica a metterlo a fuoco.

Sicuramente il primo rapporto tra corpo e cibo è di “carburante”: il cibo è fonte di energia per il corpo, ma anche di benessere, così che dalla scelta dei cibi dipende anche la salute dell’organismo.

Ma come tutti possiamo osservare e provare su noi stessi non è quasi mai il corpo a decidere se, quanto e cosa mangiare: a volte siamo dominati dallo stato emotivo del momento, dai ricordi associati «a quel cibo» , dalle persone con cui mangiamo, dall’ambiente in cui mangiamo, etc.

Secondo Hilde Bruch “esperienze precoci sbagliate turbano la capacità di riconoscere le sensazioni di fame e sazietà e di distinguere la fame e lo stimolo di mangiare, da altri segnali di malessere che nulla hanno a che fare con la privazione di cibo”. Scopri di più su Prevenire i disturbi alimentari, costruendo col cibo un sano rapporto fin da piccoli

 Connessioni tra emozioni e cibo

La tristezza

TRISTEZZA E CIBO – Dopo una giornata o una notizia “amara” ci sono persone che, in base alla propria educazione e abitudine, hanno bisogno di qualcosa di dolce per colmare un vuoto, per sentirsi meglio. Raramente si sceglie un frutto, si sceglie un cioccolatino, un gelato, una fetta di torta, che possa appagare quella parte interiore di noi che non lo è. Esistono al contrario altre persone che, sempre in base ai propri condizionamenti ambientali, in uno stato emotivo di tristezza, perdono la voglia e il desiderio di mangiare, chiudendosi all’interno, come un animale ferito che si nasconde nella tana per proteggersi e recuperare le forze.

La noia

NOI A E CIBO – In uno stato di noia il cibo diventa un’occupazione, adatta anche ai più pigri: più appagante di un giro in bici, delle pulizie di casa o di una passeggiata nei boschi, il cibo “spazzatura” rispecchia lo stato emotivo in cui ci si trova. 

Intolleranze e allergie

PRIVARSI DEL CIBO – Privarsi del cibo dipende da uno stato mentale di insofferenza o intolleranza verso eventi, situazioni o persone che fanno parte della nostra vita. Così come non si tollera più una persona, una situazione, un obbligo, si generano intolleranza verso quegli alimenti che rappresentano lo stato emotivo di intolleranza. Un esempio è dato dalle persone con insofferenze affettive, che non «tollerano» gli zuccheri, o dalle «intolleranze» al latte legate al rapporto con la madre. 

Il cibo proibito

CIBO E PROIBIZIONI – C’è nell’essere umano un’innata attrazione per ciò che è proibito, anche nei confronti del cibo. Già da bambini quando viene proibito un alimento, tipo il cioccolato o la nutella, facciamo capricci e attentati alla dispensa per poterla mangiar,e anche di nascosto. Da adulti la dinamica è la stessa: desideriamo mangiare quello che sappiamo ci farà male. Ciò è alla base dei fallimenti delle diete dimagranti, nelle quali la restrizione alimentare fa desiderare anche i cibi per i quali, normalmente, non si proverebbe attrazione.

Cibo e infanzia

CIBO E INFANZIA – Normalmente un bambino è molto sensibile alle esigenze del proprio corpo: chiede il cibo quando ha fame, lo rifiuta quando è per lui sgradevole o non necessario. Ma fin da piccoli il condizionamento ambientale è forte: essere obbligati a mangiare un determinato alimento, oppure essere forzati a mangiare quando non si ha fame, ma anche essere gratificati con certi alimenti e, ancora, essere tenuti buoni o calmati con il cibo, comporta un cambiamento nel rapporto tra cibo e psiche. Il rapporto con il cibo ha la sua matrice nell’infanzia e da qui resta per tutta la vita.

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