imitazioneIl bambino comunica con noi come può e spetta a noi decodificare il suo linguaggio per comprendere il senso reale del suo comportamento e di quello che dice.

A quale genitore non è mai capitato di sentire il bambino parlare come lui gli parla? Se ci fate caso, questo accade in continuazione.

Il bambino ci “rispecchia” completamente e spesso noi accusiamo il bambino di quello che ci mostra, che è in realtà quello che noi facciamo trasparire.

L’importanza dell’imitazione

Il primo passo da compiere per ogni genitore sarebbe quello di riconoscere l’importanza dell’imitazione.

Molti studi scientifici hanno dimostrato che i piccoli sono in grado di apprendere abilità complesse attraverso la sola osservazione, senza essere attivamente addestrati dai genitori (Science, 2001).

 Una volta immagazzinati nella mente sub-conscia , i modelli, le convinzioni, gli atteggiamenti , i comportamenti che osserviamo nei genitori diventano collegamenti permanenti sotto forma di vie sinaptiche. In seguito, questi modelli potranno controllare i nostri comportamenti, pensieri, azioni per il resto della nostra vita, a meno che noi impariamo a riprogrammarci.

I neuroni specchio

Il bambino non è in grado di capire quando parliamo e agiamo semplicemente per sfogare un nostro stress o frustrazione, ciò che viene detto o fatto è immagazzinato nella mente dei nostri bambini ed assume status di “verità”.

Sono stati individuati dei neuroni (neuroni specchio) dotati di una sorprendente proprietà: si attivano sia quando compiamo una data azione in prima persona sia quando vediamo che altri la fanno.

 I neuroni specchio sono stati localizzati inizialmente, circa una ventina di anni fa, nella corteccia premotoria delle scimmie, durante esperimenti di registrazione del singolo neurone. La loro attività è stata subito connessa al riconoscimento di azioni finalizzate al raggiungimento di oggetti.

Grazie al lavoro di un team di neurofisiologi di Parma coordinato da Giacomo Rizzolatti, si è aperta una prospettiva di ricerca rivoluzionaria, che rende possibile indagare le basi neurobiologiche della cognizione sociale.

In particolare, si è constatato che durante l’osservazione di un’azione eseguita da un altro individuo, il sistema neurale dell’osservatore si attiva come se fosse egli stesso a compiere la medesima azione che osserva: di qui il nome «neuroni specchio», per rendere conto di questa reazione speculare del sistema nervoso.

In seguito, grazie all’impiego di tecniche non invasive di neuroimaging come la tomografia a emissione di positroni o la risonanza magnetica funzionale, si è descritto un sistema specchio anche nell’uomo e nei laboratori di tutto il mondo si lavora oggi per affinarne la conoscenza: si ritiene che l’attività dei neuroni specchio sia alla base del riconoscimento delle intenzioni e delle emozioni altrui, che essi rendano possibile l’apprendimento imitativo e la comunicazione verbale, e che un loro cattivo funzionamento provochi un grave deficit come l’autismo.

I nostri modelli comportamentali si conformano alle “verità” delle nostre guide, che siano costruttive o distruttive. Il bambino non chiede dunque altro che avere un adulto da cui imparare a vivere.

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