Il gioco, per il bambino, è un PROCESSO: non è un mezzo per raggiungere qualcosa, non porta a un risultato, ma vive di per se stesso.

OSSERVAZIONE DEL GIOCO INFANTILE – osservare come il nostro bambino gioca ci permette di vedere come il bambino sta crescendo, quali difficoltà ci manifesta e quali emozioni ha necessità di tirare fuori. Scopri di più Il gioco del bambino: come il bambino, giocando, ci parla di sé

Il bambino che non gioca con gli altri

Mio figlio non gioca con gli altri bambini!

Quante mamme si preoccupano del fatto che il proprio bambino non sia esattamente “socievole”.

Ma quando il gioco prevalentemente solitario può diventare un problema?

 

FINO AI 3 ANNI –  Fino ai 3 anni il gioco infantile è orientato totalmente alla scoperta di se stesso e del proprio corpo. Questa esplorazione gli permette di “esercitare” quelle capacità che poi lo porteranno all’apprendimento della stazione eretta, a camminare e a parlare. Fino al compimento dei 3 anni, in genere, il bambino non è in grado di condividere nessun gioco con i suoi coetanei. Così il piccolo si diverte con i suoi giocattoli da solo, senza curarsi di stare assieme ai compagni, altre volte guarda mentre giocano senza però unirsi a loro. Questo è il motivo per cui la scuola dell’infanzia si comincia intorno ai 3 anni.

 

3-5 ANNI – Dai 3 ai 5 anni il bambino non è più totalmente preso dal proprio corpo ma comincia a rivolgere l’attenzione al mondo esterno. Questa è la fase del “gioco parallelo”, non c’è ancora un “giochiamo insieme”, ma giochiamo allo stesso gioco, io qui e tu lì. Il gioco è ancora indipendente, il bambino sta accanto agli altri, senza però unirsi a loro. Per quanto vicini e con giocattoli analoghi, i bambini non sanno ancora interagire bene tra loro.

 

6 -8 ANNI – Dopo i 5 anni e mezzo/ 6 inizia la capacità di condividere, la complicità, l’intimità tra due amici che giocano insieme.  A questa età comincia anche la provocazione: nei maschi sotto forma a volte di combattimento, di prova di forza, nelle femmine più col chiacchiericcio. C’è la voglia di scoprire l’altro! Prima l’altro mi faceva compagnia, ora provo un interesse per lui: “Tu come sei fatto? Come reagisci se io ti provoco?”. Ma anche in questa fase non è ancora presente la divisione dei compiti né il coordinamento di attività ludiche, che arriverà solo dopo i 7/8 anni.

Come aiutare un bambino a socializzare e a giocare con gli altri

 

QUESTIONE DI TEMPERAMENTO – Se sappiamo che fino ai 7/8 anni il gioco è comunque prevalentemente solitario, possiamo osservare delle diversità anche molto marcate tra bambini della stessa età. Si tratta di una questione di temperamento: ci sono bambini estroversi, che si buttano nella mischia, e altri timidi, che preferiscono stare in disparte ad osservare. Leggi anche I temperamenti dei bambini: collerico, sanguinico, malinconico e flemmatico, caratteristiche e educazione

 

LA PSICOLOGIA DI GRUPPO – Inserirsi in un gruppo non è semplice né scontato: la psicologia di gruppo passa attraverso meccanismi particolari che vanno a scapito del singolo. Il gruppo tende alla propria sopravvivenza, l’elemento nuovo o meno forte viene percepito come una potenziale minaccia e quindi allontanato. Si può continuamente vedere come un gruppo, per rinforzarsi, scarica su un elemento, che sia singolo o multiplo, esterno o interno al gruppo stesso, aggressività e frustrazione. Questa dinamica serve per mantenere l’equilibrio, per mantenere protetti i componenti e i poteri. 
AIUTARE UN BAMBINO A INSERIRSI NEL GRUPPO – Sapendo che il non giocare con altri componenti di un gruppo è fisiologico fino a una certa età, ma può denotare una fatica, oltre i 7/8 anni, dovuta al temperamento/carattere del singolo bambino e alla tipologia di gruppo in cui si cerca di inserirsi, è comunque possibile aiutare un bambino a divenire più “sociale”.

Idee per aiutare il tuo bambino a giocare con gli altri

  • SOSTIENI LA SUA AUTOSTIMA – Può essere che tuo figlio sia timido o timoroso, questa è una caratteristica individuale che merita rispetto. Partendo dalle proprie caratteristiche individuali, l’educazione è quel processo che sostiene il bambino o ragazzo nello sviluppo di capacità e caratteristiche che già manifesta oppure nell’acquisizione di nuove. Il punto di partenza di ogni processo educativo è il riconoscimento senza giudizio del singolo e promozione della sua autostima: un bambino è perfetto così come è! Leggi anche L’immagine di sé e l’autostima del bambino
  • DAI L’ESEMPIO – Le modalità di apprendimento dello stare in gruppo provengono soprattutto dalla famiglia: il genitore è un esempio, un modello, il figlio avrà maggiori competenze sociali quanto più ne avrà viste applicare tra adulti, che stanno insieme divertendosi, sostenendosi, aiutandosi e non giudicandosi.
  • SOSTIENI SENZA GIUDICARE – Occorre rinforzare ogni comportamento sociale del nostro bambino che ci sembra adeguato (es. “ho visto che giocavi con Alessio oggi, è divertente giocare con i proprio compagni”) senza farlo sentire inadeguato o imbranato nelle relazioni (es. “ma dai vai a giocare! Possibile che non ti stacchi mai dalla gonna di tua madre?”) Scopri di più su La critica costruttiva: correggere gli errori dei figli senza intaccare la loro autostima
  • COMINCIA CON UN AMICO SPECIALE – Se un bambino ha un amico preferito o, al contrario, ha un bambino che proprio non gli va, ecco che proprio da qui occorre lavorare: sono proprio quelli che ci stavano antipatici a diventare spesso i nostri migliori amici. Simpatia e antipatia sono due facce della stessa medaglia, ci rimandano i nostri pregi e difetti o sono proiezione di caratteristiche che vorremmo acquisire o eliminare.  Il primo passo è concentrarsi su un amico, magari invitandolo a casa per merenda oppure a fare una passeggiata insieme. A volte basta conoscersi in un contesto differente per capirsi meglio.
  • TANTI GRUPPI – Più un bambino sarà abituato a far parte di gruppi, tanto più acquisirà competenza sociale. Dagli 8 anni cerchiamo di coinvolgere il bambino in attività a contatto con altri, che siano sport di gruppo, musica di insieme, teatro, attività artistiche e sociali. Per esempio un bambino introverso ma con grandi capacità musicali potrebbe essere più a suo agio in un piccolo gruppo di musica di insieme, con bambini che hanno caratteristiche come le sue. Trovato il coraggio e il rinforzo positivo dello stare insieme agli altri, l’autostima aumenterà e  il comportamento virtuoso potrà essere spostato anche in altri contesti.
  • IL GENITORE VIGILA, MA NON INTERVIENE – Spesso i problemi sociali nascono più dall’intervento dei genitori che da fattori reali. Per un bambino/ragazzino avere simpatie e antipatie, difficoltà relazionali con qualche coetaneo, litigi o incomprensioni, è all’ordine del giorno. Il peggior nemico di oggi diventa il miglior amico domani. Il genitore deve ascoltare, comprendere, mostrare empatia, ma mai intervenire (per esempio telefonando al genitore di un compagno per lamentarsi) e mai giudicare. Tutti abbiamo i nostri difetti e tutti sbagliamo, occorre rispetto e non giudizio, tra adulti e a maggior ragione tra adulto e bambino.
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https://i1.wp.com/blog.bimbonaturale.org/wp-content/uploads/2017/06/bambino-gioca.jpg?fit=960%2C640https://i1.wp.com/blog.bimbonaturale.org/wp-content/uploads/2017/06/bambino-gioca.jpg?resize=150%2C150Redazione BimbonaturaleEducazioneeducazione,psicologiaIl gioco, per il bambino, è un PROCESSO: non è un mezzo per raggiungere qualcosa, non porta a un risultato, ma vive di per se stesso. Il bambino che non gioca con gli altri Mio figlio non gioca con gli altri bambini! Quante mamme si preoccupano del fatto che il proprio bambino...