In genere l’adulto si pone poche domande sul gioco del bambino, che viene ritenuto spesso un semplice “essere occupati, fare qualcosa per non annoiarsi”. Da un altro punto di vista, invece, assistiamo sempre più alla promozione dei giochi “didattici” attraverso i quali si vorrebbe che il bambino, divertendosi, imparasse delle nozioni.

1 – Perché il bambino gioca

Capita raramente che un adulto si interroghi sul PERCHÉ IL BAMBINO GIOCA?

Proviamo per un attimo ad osservare i bambini: i bambini molto piccoli giocano perché questo da loro soddisfazione (per es. un bambino che scuote il suo ninnolo), i bambini più grandi giocano a fare quello che facciamo noi (età dell’imitazione).

L’ADULTO FONTE DI ISPIRAZIONE – Quando incontriamo dei bambini in attività, da soli o in piccoli gruppi, possiamo vedere che, se giocano veramente, rappresentano scene di vita quotidiana. La persona adulta ha per loro una grande importanza e all’adulto guardano con ammirazione. Tutte queste esperienze danno degli impulsi per diventare attivi per ciò che noi chiamiamo giocare. La più grande soddisfazione dei bambini nasce come conseguenza di processi molto faticosi, del crearsi da se stessi i propri giochi.

2 – Quali giochi proporre al bambino, per aiutarlo a giocare?

Dunque la seconda domanda, che dovrebbe seguire a ruota è: CHE GIOCHI DOBBIAMO PROPORRE AL BAMBINO, PER FAVORIRE IL MOTIVO DEL SUO GIOCO?

0-3 ANNI – Da 6 mesi/1 anno ai 3 anni il bambino impara a conoscere il proprio corpo. Questa esplorazione gli permette di “esercitare” quelle capacità che poi lo porteranno all’apprendimento della stazione eretta, a camminare e a parlare. Importante in questo periodo che il bambino possa vivere immerso nella natura e suoi elementi: pigne, legnetti, sassi, conchiglie, stoffe leggere e semplici arredi a sua misura gli permettono di esprimere il gioco adatto a questa età. I giochi del bambino piccolo sono ripetitivi: ogni movimento viene svolto tante volte. È così che il bambino affina il pieno controllo delle azioni e acquista sempre più fiducia nel suo corpo. Il gioco del nascondino (dai 9 mesi, nascondendo prima un oggetto, poi il nascondino vero e proprio intorno ) aiuta il bambino nella prima fase dei distacchi: l’oggetto non si vede, ma è sempre lì e questo lo sostiene nell’elaborare una sua immagine rispetto alla separazione. Leggi anche Il gioco del bambino: come il bambino, giocando, ci parla di sé
4-7 ANNI – Questo è il “periodo d’oro” del gioco: il bambino non è più totalmente preso dal proprio corpo ma comincia a rivolgere l’attenzione al mondo esterno. Un’attenzione ancora non permeata dal pensiero ma vivida di fantasia: il bambino che sa giocare trasforma ogni cosa che vede, un cucchiaio diventa una bacchetta magica, poi una catapulta, poi ritorna un cucchiaio. Ogni cosa riesce ad avere un utilizzo diverso da quello che vediamo noi adulti, che viviamo nel pensiero.  Prima dei 5 anni, 5 anni e 1/2, il bambino è immerso nel gioco, è parte del gioco. Dopo questa età possiamo vedere come il bambino è qui mentre il gioco è lì: ovvero “sono io che decido che gioco voglio fare”. Il bambino ha ben chiaro cosa vuole fare e soprattutto cosa gli serve per farlo.  Questo cambiamento si osserva anche nella relazione con l’altro: fino a 5-6 anni il gioco è “io sto vicino a te e giochiamo insieme”, è un “accostamento di interessi.”  Dopo i 6 anni il gioco si trasforma profondamente, non più “giochiamo allo stesso gioco”, ma “giochiamo insieme”. Dai 4 ai 7 anni i bambini possono giocare da soli, e per questo basta loro qualche semplice elemento della vita quotidiana, qualche legno, sasso, stoffa, legacci, bambola o pupazzo… vivere il più possibile in un ambiente naturale offre al bambino molti spunti di ispirazione, il bosco, con i suoi alberi cavi, rami spezzati, rigoli d’acqua, il prato con fiori e spazi aperti, la spiaggia, con la sabbia e le conchiglie. Inoltre il bambino diventa sempre più abile manualmente ed è immerso nel “gioco artistico”: cucinare, impastare, dare forma a cera e creta, colorare, dipingere, tagliare, cucire, lavorare a maglia, ricamare, infeltrire… Senza dimenticare tutti i giochi di movimento, dallo yoga per i bambini, ai giochi cantati (come “Prestinaio è cotto il pane?”), ai canti ritmati… leggi anche Attività con i bambini: preparare la pizza – Il disegno infantile, dallo scarabocchio al realismo. Come il disegno si modifica in base all’età del bambino. –  Attività con i bambini: fiori in lana cardata – Yoga con i bambini: cos’è, a cosa serve, come si pratica, quali sono i benefici

 

DAI 7 ANNI – Il bambino più grande sa dare al gioco un inizio, uno svolgimento e una fine. Si avvicina piano piano alla capacità di portare a termine un gioco e quindi anche un’attività. Quando possiamo osservare il raggiungimento di questo traguardo (tra i 6 anni e 1/2 e i 7-8) si avvicina il momento della maturità scolare. Questa nuova fase porta poi in sé un ulteriore elemento: la noia. In questo periodo dello sviluppo il bambino si annoia molto facilmente, non sa mai cosa fare. Importante allora è l’intervento dell’adulto, non per sostituirsi a lui, ma come fonte di ispirazione, che arriva, come sempre, grazia alla possibilità di imitare. Un adulto che si dedichi ad attività interessanti e concrete, come cucinare, fare il pane, fare giardinaggio, lavorare a maglia, è il miglior stimolo per una sana vita di gioco infantile. Il bambino di 6 anni e 1/2 – 7 va incontro ad un ulteriore cambiamento: il risveglio della capacità immaginativa, che i bimbi più piccoli non hanno. Possiamo quindi distinguere bene la incapacità dei bambini a giocare dovuta a problemi interiori o dell’ambiente, che si può manifestare a tutte le età, dall’età della noia che è invece dovuta a uno “stordimento” provocato dalle tante immagini che ora il bambino è in grado di creare nella sua immaginazione interiore. Passato questo periodo il bambino inizia una fase tutta nuova, con giochi molto più complessi e articolati e giochi di gruppo con regole precise, che prima di questa età non sempre riesce invece a rispettare. Un bambino che possa stare a contatto di piante e animali è un bambino che non avrà difficoltà a giocare, ma anche a sostenere le responsabilità: prendersi cura del proprio amico a quattro zampe o curare le proprie pianticelle gli darà grande soddisfazione. Leggi anche Fare l’orto con i bambini e I bambini e gli animali, fatti per vivere assieme: le regole per una sana convivenza.
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Giocattoli fatti dai genitori
di F. Jaffke, Natura e Cultura edizioni
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Le attività e i giochi da proporre ai neonati e ai bambini di Serena Rocchi
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di B. Lievegoed, Natura e Cultura edizioni
Qualche piccola poesia per giocar con l'euritmia
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di R. Kutzli, Natura e Cultura edizioni
Prodotti utili
Giocattoli legler
Stockmar 31000
Pastelli a cera con cera d’api, resistenti all'acqua
https://i0.wp.com/blog.bimbonaturale.org/wp-content/uploads/2017/06/bambino-gioca-bosco.jpg?fit=960%2C639https://i0.wp.com/blog.bimbonaturale.org/wp-content/uploads/2017/06/bambino-gioca-bosco.jpg?resize=150%2C150Serena RocchiEducazioneSliderdidattica,educazione,psicologia,scuolaIn genere l’adulto si pone poche domande sul gioco del bambino, che viene ritenuto spesso un semplice “essere occupati, fare qualcosa per non annoiarsi”. Da un altro punto di vista, invece, assistiamo sempre più alla promozione dei giochi “didattici” attraverso i quali si vorrebbe che il bambino, divertendosi, imparasse...