pregnancy-thumb-largeLa Corte Costituzionale, nel mese di aprile 2014, si è pronunciata contro la proibizione di praticare anche in Italia la fecondazione eterologa. Anche se al momento siamo nel vuoto legislativo, ancora tarda ad arrivare un decreto legge, le coppie interessate alla fecondazione eterologa si sono già iscritte alle liste d’attesa e le Regioni si stanno attrezzando, prima fra tutte le Toscana, che ha già effettuato i primi interventi.

Cos’è la fecondazione eterologa

Si parla di fecondazione eterologa quando, per ottenere una gravidanza, si ricorra a seme o ovuli di donatori esterni alla coppia.

Quando serve

Si rende necessaria l’eterologa maschile in caso di azoospermia, cioè assenza di spermatozoi nel liquido seminale. L’eterologa femminile si utilizza quando la donna non produce più cellule uovo da fecondare (per esempio in caso di menopausa precoce o patologie oncologiche)

Prima di arrivare alla fecondazione eterologa

Le coppie che non riescono ad avere figli, dopo almeno 12-24 mesi di tentativi, possono rivolgersi al proprio medico per capire se affidarsi alla procreazione assistita.
Dopo le valutazioni del caso, prima di arrivare alla fecondazione eterologa, ci sono diverse tecniche di fecondazione:

IUI – Inseminazione intrauterina

IUI

La inseminazione intrauterina (IUI) è una tecnica di procreazione medicalmente assistita nella quale la fecondazione dell’uovo (ovocita) da parte dello spermatozoo avviene all’interno del corpo della donna, nella regione più esterna della tuba di Falloppio, detta ampolla tubarica, che si trova vicino all’ovaio. La tuba, attraverso la fimbria tubarica, “cattura” l’uovo quando esso viene emesso dall’ovaio e la fecondazione da parte dello spermatozoo risalito dall’utero avviene nella parte della tuba più vicina all’ovaio, come in natura. La IUI si può fare nel giorno dell’ovulazione naturale o con l’utilizzo di ormoni che inducano l’ovulazione.

Qualora questa tecnica non abbia successo entro 3 tentativi, allora si passa alle cosiddette tecniche “in vitro”.

FIVET – fertilizzazione in vitro con trasferimento embrionale

fivet

 

 

Nel caso della FIVET vengono prelevati gli ovociti della donna (nell’eterologa si utilizza l’ovulo di una donatrice esterna) inserendo un ago nella parete della vagina, per aspirare il liquido che è all’interno dei follicoli.  Spermatozoi e ovociti della coppia (o di donatori nell’eterologa) vengono messi in coltura attendendo che avvenga la fecondazione. Quando avvenga la fecondazione, si impianta l’ovulo fecondato direttamente in utero.

ISCI – Iniezione intracitoplasmatica

In caso di grave infertilità maschile si preferisce questa tecnica, in quanto si usa uno solo spermatozoo per ovocita. Lo spermatozoo viene iniettato all’interno dell’ovulo affinché lo fecondi, se questo avviene l’embrione viene poi trasferito in utero come nella FIVET.

Requisiti necessari per sottoporsi a fecondazione eterologa

Innanzitutto occorre sottoporsi agli esami necessari a certificare l’infertilità di uno o di entrambi i membri della coppia.
La coppia che richiederà l’eterologa dovrà essere composta da persone maggiorenni, sposate o conviventi in modo stabile ed entrambi devono essere viventi.
Per le coppie che abbiano i requisiti richiesti si apre la possibilità di accedere alle strutture pubbliche, pagando solo il ticket.
La fecondazione eterologa sarà gratuita o con ticket, prevista cioè nei Livelli essenziali di assistenza (Lea), solo per le donne ‘riceventi’ in età potenzialmente fertile. Il limite è stato fissato a 43 anni. Fino a quest’età e per un massimo di 3 cicli il trattamento sarà a carico del Ssn, dopo si dovrà pagare. (prima, comunque, ogni Regione dovrà autorizzare dei capitoli di spesa ed adottare una delibera specifica, per ora i costi del ticket variano tra i 400 e i 600 euro fino ad arrivare ai 4000 della Lombardia)
Per le donne che abbiano superato i 43 anni, ma che non abbiano ancora 50 anni, è possibile comunque sottoporsi alla fecondazione eterologa, senza però avere la copertura parziale di spesa da parte dello Stato.

Questioni aperte

Il documento delle linee guida elaborato durante la conferenza delle regioni stabilisce l’età dei donatori: tra i 18 e i 40 anni per gli uomini e tra i 20 e i 35 per le donne.
Manca però un registro nazionale dei donatori, per verificare e limitare il numero di nascite per ogni donatore (questo servirebbe a evitare che ci siano sul territorio troppi nascituri con lo stesso corredo genetico)
Altro aspetto da considerare è il criterio di selezione dei donatori (per esempio, con etnia simile ai riceventi o no?) e la relativa sicurezza sanitaria (occorre stabilire una serie di esami che verifichino lo stato di salute dei donatori).
Manca inoltre una lista ufficiale degli esami a cui i riceventi dovrebbero sottoporsi affinché sia garantita anche la loro sicurezza.
Per quanto riguarda la donazione di liquido seminale, sappiamo che questa è semplice e indolore, la storia cambia con la donazione degli ovuli: la donatrice dovrebbe sottoporsi a pesanti trattamenti ormonali per stimolarne la formazione e sottoporsi successivamente a un intervento in anestesia per il prelievo. Per questo motivo all’estero le donatrici vengono pagate, in Italia la donazione è tale solo se gratuita, occorrerà dunque verificare se esistano effettivamente donatrici di ovuli.
Ultimo, ma non meno importante, andrebbe chiarita la questione dell’anonimato dei donatori, che contrasta con il diritto di conoscere l’identità del genitore biologico.

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