child-355176_640Tutta la nostra vita ruota intorno alla comunicazione: fin dal pancione cerchiamo di comunicare e desideriamo essere ascoltati.

La comunicazione viene permessa dagli organi di senso, che ricevono uno stimolo, lo elaborano (secondo strategie acquisite nella nostra esperienza di vita) e permettono di dare una risposta a seconda dello stimolo e dell’elaborazione effettuata.

Tutti noi attuiamo delle strategie (ad esempio per motivarci o per prendere decisioni) e lo facciamo a seconda dell’esperienza che abbiamo avuto, dello stimolo che abbiamo ricevuto e della nostra capacità di utilizzare la strategia più appropriata al momento giusto.

Per esempio una persona potrebbe motivarsi a mettersi a dieta utilizzando prima l'elemento visivo (si "vede" o si "immagina" al momento in cui avrà raggiunto il risultato desiderato) poi l'elemento cinestesico ("sente" o si "immagina" internamente la sensazione provata) poi di nuovo l'elemento visivo (confronta l'immagine creata con l'immagine che ha di sé in quel momento) e decide quindi di cominciare la dieta.

Tanto più la strategia utilizzata sarà capace di farci raggiungere il nostro obiettivo tanto più sarà appropriata.

Essere capaci di comunicare implica la conoscenza di questi canali (visivo, auditivo, cinestesico, olfattivo-gustativo) e la capacità di utilizzarli a seconda delle persone, delle occasioni e degli obiettivi che desideriamo raggiungere con la comunicazione.

La PNL (Programmazione Neuro Linguistica) e la comunicazione

Secondo la Programmazione Neouro Linguistica (PNL), gli elementi importanti al fine della comunicazione sono il contatto, il mirroring, la raccolta delle informazioni e l’ascolto attivo.

Il contatto

Il contatto è il nostro primo approccio con la persona con la quale vogliamo comunicare. Prima di “prendere” contatto è necessario ricordare che comunichiamo non solo con la voce, ma soprattutto col nostro corpo.

Procediamo sempre con cautela e rispetto di chi abbiamo di fronte, a maggior ragione se si tratta di un bambino.

Il contatto implica delle sensazioni, sia in chi cerca di comunicare sia in chi viene contattato, cerchiamo quindi di approcciarci con estrema sensibilità e positività, perché la persona interessata possa essere motivata ad entrare in comunicazione con noi.

Il contatto può realizzarsi fisicamente, toccando la persona interessata, visivamente, guardandola negli occhi e verbalmente, rivolgendole la parola.

Naturalmente il contatto avrà tanto più successo quanto più ci avviciniamo alla strategia dell’interlocutore.

Possiamo non conoscere ogni strategia della persona con la quale desideriamo comunicare: sarebbe allora utile utilizzare ogni possibile canale comunicativo, per avere buon successo di trovarne uno aperto.
 
Per esempio, potremmo approcciarci con delicatezza alla persona in questione, chiederle prima "scusa" (elemento auditivo), guardandola poi negli occhi, magari sorridendo (elemento visivo) e, nel caso la vedessimo reagire positivamente, magari sfiorarla o, a seconda della nostra confidenza con lei, stringerle un braccio o abbracciarla (elemento cinestesico).

Così procedendo saremo più sicuri di aver incontrato almeno un canale di comunicazione aperto e naturalmente la risposta della persona sarà la nostra cartina al tornasole per decidere se continuare a comunicare o se fermarci.

Il mirroring

La tecnica del mirroring (o rispecchiamento) è una tecnica che permette di "accordarsi" al ritmo della persona che ci troviamo di fronte, entrando in "rapporto" con lei e rendendo quindi più efficace la comunicazione.
 
Il livello di rapporto che si stabilisce con l'interlocutore dipende dalla nostra abilità di rispecchiarlo dal punto di vista della postura, della gestualità, della respirazione, della "velocità", della prossemica, del linguaggio e del contatto visivo.
 
Per esempio, se stiamo cercando di comunicare con una persona molto pacata, chiusa e lenta sarebbe buona norma avvicinarci quanto più possibile al suo modo di comunicare.

Nel momento in cui avvertiremo di aver aperto un buon canale comunicativo, potremo portare la persona ad attuare un comportamento più simile al nostro semplicemente modificando gradatamente il nostro, fino al livello desiderato.

Raccolta delle informazioni e riassunto delle esigenze

Per raccogliere informazioni è necessario domandare.

Chiedere è di fondamentale importanza, perché se le informazioni a nostra disposizione non sono sufficienti la nostra mente le integra inconsciamente, cioè in base alle esperienze che abbiamo vissuto fino a quel momento.

Chi parla, spesso, lo fa presupponendo che chi ha di fronte capisca quello che lui intende dire senza esprimerlo esplicitamente e dà per scontati elementi importanti al fine della comunicazione stessa.

Quando parliamo coi nostri figli evitiamo le domande retoriche (cioè che non necessitano di risposta) ed evitiamo di aggredirli: sono i modi migliori per compromettere la comunicazione.

L’ascolto attivo

Per ascolto attivo si intende l’assicurarsi sempre che l’interlocutore abbia recepito quello che noi intendevamo effettivamente trasmettergli.

Quello che è stato comunicato non è ciò che intendeva il comunicatore ma ciò che il ricevente ha percepito. Per sapere se il ricevente ha davvero percepito quello che noi intendevamo è importante chiedergli di spiegarci il suo punto di vista e di farci vedere le cose dalla sua prospettiva.

Sviluppare le proprie capacità di ascolto consente di capire meglio gli altri, di acquisire una maggiore abilità nel trattare le persone, evitare i conflitti cogliendo anche i segnali più deboli di contatto.

La responsabilità della comunicazione è di chi sta cercando di comunicare, non di chi riceve la comunicazione: non incolpiamo nostro figlio di non aver eseguito un compito se non siamo sicuri di averglielo spiegato bene e che lui abbia veramente capito!

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