educazioneCosì come il nostro corpo ci fa capire attraverso la “malattia”, o il dolore, che ci stiamo allontanando dalle nostre aspirazioni e dai nostri talenti, per restare intrappolati in una professione, in un ruolo, in un rapporto che non ci corrisponde realmente, così anche il “disagio emotivo” ci avverte del distacco dal nostro potenziale di vita.
Ogni emozione che proviamo ha un motivo etologico di esistere e un suo preciso significato: la paura ci mette in allerta, la rabbia può evitare uno scontro fisico, la tristezza ci fa ripensare alla nostra vita, e così via.

La gestione delle emozioni

Non è purtroppo però sufficiente sapere che le emozioni che proviamo hanno una loro funzione, per riuscire a gestirle. Il nostro vissuto personale, infatti,  incide pesantemente sulle emozioni che proviamo, rendendo a volte insopportabile affrontare alcune situazioni, gestire la frustrazione o riuscire a provare alcune emozioni “spiacevoli” quali ansia, collera, tristezza, rabbia, etc.
Diventa perciò necessario attuare un percorso che potremmo definire di “alfabetizzazione emozionale”, attraverso il quale potenziare la nostra cosiddetta “intelligenza emotiva”, cioè l’aspetto dell’intelligenza che è in grado di favorire reazioni emotive equilibrate e funzionali.

L’Educazione Razionale Emotiva

Può essere vista come una procedura di “alfabetizzazione emotiva”, che deriva dalla Terapia Comportamentale Razionale Emotiva (REBT, dalla denominazione inglese Rational Emotive Behavior Therapy) di Albert Ellis, base della moderna terapia cognitivo-comportamentale.
L’ERE è proprio un’estensione in ambito educativo dei principi della REBT e si rivolge a quei bambini o ragazzi non ancora interessati da gravi disturbi psicologici, ma che possono trarre vantaggio da un lavoro preventivo sulla propria competenza emotiva.

L’ERE permette di individuare i meccanismi sottostanti le nostre reazioni emotive attraverso il cosiddetto ABC delle emozioni.

A

La A è il cosiddetto EVENTO ATTIVANTE, cioè quella situazione (ma anche pensiero) da cui scaturisce l’emozione.
Esempio: il mio bambino oggi ha rovesciato l’acqua sul tavolo.

C

La C è la REAZIONE EMOTIVA (e comportamentale) che deriva dall'evento attivante.
Esempio: mi arrabbio molto e lo sgrido pesantemente.

B

Tra questi due punti esiste però anche un altro aspetto, cioè il punto B: l’ASPETTATIVA, la CREDENZA, il NOSTRO MODO DI PENSARE rispetto a quella determinata situazione.
Esempio: non posso sopportare che mio figlio sia goffo e che le situazioni possano sfuggire al mio controllo.

Applicazione dell’educazione razionale emotiva

L’essere consapevoli del motivo per cui un avvenimento o un pensiero ci procurano sofferenza o disagio non rende immuni dal poter provare quella precisa emozione, ma ci può dar modo di riuscire a dominarla piuttosto che di essere sopraffatti da essa.

Attuare l’ERE

L’ERE si può attuare quindi attraverso diverse fasi:
  1. Il RICONOSCIMENTO DELL’EMOZIONE: occorre infatti allenarsi a identificare le proprie emozioni e sapere cosa si prova in un momento di disagio emotivo.
  2. L’IDENTIFICAZIONE DEL PENSIERO IRRAZIONALE che si inserisce tra la situazione in sé e la reazione emotiva ( e il conseguente comportamento) che ne scaturisce.
  3. L’ATTUAZIONE DI UNA RISTRUTTURAZIONE COGNITIVA, cioè una strategia capace di modificare il proprio dialogo interiore affinché l’emozione possa gradualmente diventare meno sgradevole.
Chiaramente prima di intraprendere un percorso di Educazione Razionale Emotiva con i propri bambini o con la propria classe sarebbe necessario iniziare da un lavoro personale su se stessi, che significa NON allenarsi a reprimere le proprie emozioni, ma a dare loro un nome e a trasformarle, attraverso la modificazione delle credenze o pensieri irrazionali ad esse collegate.
Modificare i pensieri “irrazionali” non significa vivere mancando di emotività e imparando a non ascoltarsi.
Al contrario: l’Educazione Razionale Emotiva riconosce che tutte le emozioni, anche quelle negative, hanno un loro valore, legato alla sopravvivenza della specie.
Il fine ultimo di questo lavoro di educazione emotiva non è perciò il renderci estremamente RAZIONALI, bensì di riuscire a convivere con ciò che proviamo senza esserne sopraffatti, affinché l’emozione raggiunga effettivamente il suo obiettivo, cioè quello, per esempio, di metterci in allerta, preservarci, etc. senza essere bloccata perché temuta, in quanto sconosciuta o ingestibile.
Potremo allora minimizzare l’impatto che le emozioni “negative” hanno sulla nostra vita, favorendo nello stesso tempo la massimizzazione delle emozioni positive.
Libri consigliati
 
L'Educazione Razionale Emotiva
Per la prevenzione e il superamento del disagio psicologico dei bambini
Giochi e Attività sulle Emozioni
Nuovi materiali per l'educazione razionale-emotiva
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