baby-165067_640Prima di diventare genitori difficilmente si mettono in dubbio le teorie e i metodi educativi che ci vengono continuamente proposti: i bambini non devono essere viziati, hanno bisogno di regole, devono dormire nella loro cameretta, devono finire tutta la pappa, non devono fare i capricci, devono/non devono…

Pensiamo a cosa è stata l'educazione per noi, che cosa ha significato, cosa avremmo cambiato.

Educare col dare

Può essere che i nostri genitori ci abbiano educato preferenzialmente utilizzando il potere economico, cioè: “io ti compro, io ti do e tu in cambio…”

Spesso i genitori che usano questa via cercano di compensare il vuoto causato dalla loro assenza (fisica o meno) con gli oggetti. Ma nessun oggetto è più importante per il bambino della sua mamma e del suo papà e quindi il bambino chiederà sempre di più per poter avere le attenzioni dei genitori: è una spirale in negativo che porta stress e insoddisfazione da entrambe le parti.

Spesso i genitori che utilizzano questa strada si lamentano del fatto che i bambini “non sono mai contenti”, vorrebbero infatti un giusto compenso a quello che danno loro. Danno, appunto, non sono.

I bambini, dal canto loro, utilizzano l’unico metodo a loro disposizione, l’insoddisfazione, per esprimere il loro disagio.

Questo non significa che non dobbiamo regalare o comprare regali ai nostri figli, ma occorre che gli oggetti rimangano oggetti e non che sostituiscano i soggetti: una bambola è un bel regalo se la bambina ci può giocare anche con la mamma, non se è un surrogato della presenza materna.

Un modo positivo di usare il potere economico sarebbe di insegnare ai figli l'uso del denaro, come guadagnarlo e come amministrarlo, e l'uso degli oggetti, che vanno rispettati e curati.

Educare con la paura

Un altro stile educativo comunemente usato è quello del potere attenuto dalla forza, cioè sottomettendo i figli con l’uso della paura.

"Vedrai quando arriva tuo padre! Ci penserà lui!"
  • Proviamo a metterci nei panni dei piccoli: per quale motivo vi hanno fatto arrabbiare? Forse vogliono solo attenzione da voi! Per un bambino il tempo esiste solo al presente: se volete che capisca che il suo comportamento è sbagliato spiegateglielo subito, fategli capire le conseguenze del suo agire.
    Continuare ad essere arrabbiate fino all’arrivo del papà è per loro un comportamento incomprensibile, inoltre i bambini non capiscono bene perché, quando arriva, il papà dovrebbe essere arrabbiato con loro e sgridarli. La gioia per l’arrivo del loro amato papà, che magari vedono solo per poco tempo la sera, viene tramutata in castigo!
  • Nei panni del papà: Torna a casa stanco per la giornata di lavoro e vorrebbe trovare un ambiente riposante, invece… peggio che al lavoro! Vorrebbe abbracciare e giocare con il suo piccolo ma è costretto ad essere arrabbiato con lui e sgridarlo.
    Utilizzando questa strategia la figura paterna viene caricata di significato negativo e la figura materna (o di chi ha utilizzato questa strategia) perde potere… entrambe perdono comunque la fiducia del proprio bambino: il bambino capisce che quando ha bisogno dei genitori i genitori non sanno rispondere alle sue esigenze nel modo giusto.
"Guarda che se non fai così arriva il Bau"

Purtroppo quella della paura è un’arma a doppio taglio: vogliamo che i bambini abbiamo paura quando serve a noi e invece quando ci da fastidio li trattiamo come stupidi: “ma non devi avere paura, sei grande!”

Se insegniamo ai nostri figli ad avere paura, avranno paura anche quando dovranno andare a letto da soli, quando dovranno andare a comprare il quaderno da soli, quando dovranno prendere l’autobus da soli… Ai bambini mai andrebbe insegnata la paura dell’ignoto, che si trasforma spesso da adulti in fobie di vario genere.

Il vantaggio dell’utilizzo del terrore e della paura è che i risultati sono immediati.

Gli svantaggi sono che:

  • Il terrore porta, a lungo termine, a creare il risentimento dei figli, che alla prima occasione si vendicheranno (atteggiamento noto in psicologia come “cerchi aperti” o “conti in sospeso”)
  • La paura crea fobie.
  • I figli si mettono inconsciamente contro i genitori per il solo gusto della rivalsa (spesso questo accade nel periodo pre-adolescenziale e adolescenziale, che diventa un periodo difficile proprio perché si pagano gli errori commessi in precedenza.)

Quando si arriva a questo risultato la maggior parte dei genitori incolpa i figli e prende le distanze dal loro comportamento pensando di aver loro insegnato i giusti valori: ma si possono insegnare valori che non si vivono? Perché un bambino dovrebbe imparare a comportarsi bene col prossimo se in famiglia viene sottomesso col terrore?

Usiamo il nostro potere e la nostra forza per far sentire protetti i nostri figli. Non contro di loro ma per tutelare loro: "stai tranquillo, c'è la mamma qui con te"!

Educare condizionando

Condizionare significa costringere i figli a un dato comportamento in base a una strategia di premi-punizioni. Il condizionamento opera nel campo del comportamento, non nel campo dell’educazione. Se i vostri figli stanno seduti ben composti a tavola non significa che sono educati, ma che sono ammaestrati!

I premi

“Se prendi una bella pagella ti regalo la bicicletta!”

“Se vai a salutare la nonna la mamma ti da una caramella!”

Le punizioni

“Ah se non dici alla mamma che è bella la mamma non ti vuole più”.

“Se provi ancora a rispondere a tuo papà vai in castigo per un mese!”

Ricattare i bambini con premi o punizioni non può che creare persone che scambiano l’essere con l’avere. I bambini dovrebbero avere la gioia di andare a scuola, imparare, stare con gli altri bambini, godere degli insegnamenti della maestra. Se sminuiamo la bellezza dell’imparare e del migliorarci con l’acquisto di una bicicletta mettiamo l’essere e l’avere sullo stesso piano!

Il condizionamento potrebbe essere visto come la negazione dell’educazione, che ha come fine ultimo la creazione dell’uomo libero. Condizionare significa non dare possibilità, significa obbligare il bambino o l’uomo a una scelta obbligata (per esempio, per non perdere l’amore, per non sentirsi abbandonato, per essere accettato)

Possiamo certo dare premi materiali ai nostri figli, o metterli in punizione quando serve, ma sempre spiegando perché abbiamo deciso di comportarci in questo modo. Per esempio: "quest'anno sei andato proprio bene a scuola e la mamma è felicissima. A te piace studiare, vero? Raccontami un po' le ultime cose che hai imparato, magari possiamo andare insieme al museo delle scienze per approfondire un po', così magari anch'io posso imparare qualcosa di nuovo. Comunque la mamma per dimostrarti quanto è fiera di te ti comprerà la bicicletta che desideravi tanto!"

Impariamo ad essere umili e a non ferire gratuitamente le persone che ci stanno accanto e ci vogliono bene. Pretendere che i vostri figli vi chiedano scusa quando si comportano “male” e sapere chiedere scusa a nostra volta è il “castigo” più efficace!

"Non è giusto che tu risponda così a tuo papà, lui intendeva spiegarti quello che pensava e forse non vi siete capiti. Chiedetevi scusa e provate a spiegarvi meglio, magari capirete che alla fine la pensate nello stesso modo ma non vi siete capiti!"

Educare o istruire?

Istruzione

L’istruzione riguarda l’apprendimento di tecniche o nozioni riguardanti una disciplina o una attività.

Educazione

L’educazione viene prima ed è molto più importante dell’istruzione e, a sua volta, la funzione ultima dell’istruzione dovrebbe essere l’educazione del bambino e non l’istruzione fine a se stessa.

Purtroppo, invece, l’educazione viene costantemente confusa con l’istruzione e utilizzata con la scusa dell’educazione.

Vogliamo educare i nostri figli all’amore e al rispetto per la natura. Possiamo addestrarli a non gettare cartacce per terra, a non sprecare l’acqua, a spegnere le luci quando esce da una stanza, ma questo non significa che lui ami la natura. Semplicemente l’abbiamo istruito a farlo. Solo se spieghiamo loro il significato di quello che fanno e ne colgono la trascendenza, cioè vanno oltre al comportamento e giungono al cuore delle cose, possiamo dire di aver educato il nostro bambino, cioè tirato fuori da lui quello che è insito in ogni essere umano, l’amore, il rispetto.

Non bisogna confondere l'e-ducazione (portare fuori) con l' in-dottrinamento (mettere dentro)!

Se si considera l’essere umano come libero e completo fin dalla nascita si può solo cercare di “portare fuori” ciò che già è in lui, se si ritiene che l’essere umano debba essere intrappolato e debba diventare per forza come noi, si “porta dentro” solo pregiudizio e condizionamento.

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