foragingPratica molto comune fino a qualche decennio fa, il foraging è diventata la nuova moda alimentare.

Passeggiare per i boschi e raccogliere fiori di sambuco o more di rovo, scegliere tra i prati le foglie fresche di tarassaco o bardana, anche per i meno esperti è molto piacevole unire l’utile al dilettevole e, armati di forbici, cestino e una pratica guida botanica, riappropriarsi di un rapporto tra essere umano e natura che negli ultimi anni si è un pò allentato.

Cos’è il foraging

Per “foraging” si intende la pratica di raccogliere erbe, frutti, radici, funghi, germogli, bacche spontanee nelle varie zone e ambienti naturali che il territorio mette a disposizione, per esempi montagna, argini dei fiumi, boschi, prati, imparando a riconoscere e selezionare vegetali  o parti di vegetali che sono ritenuti commestibili e adatti al nutrimento umano.

Il foraging è in realtà un nome “moderno” per una attività molto antica: prima che gli uomini imparassero a coltivare la terra erano dei raccoglitori e, fino a non molti anni fa, in tempo di carestia veniva praticata la cosiddetta “alimurgia”, ovvero l’alimentazione a base di piante selvatiche.

Il foraging permette di mangiare cibi sani e con elevati principi nutritivi senza spendere nulla, inoltre ci abitua a una vita sana in mezzo alla natura e ci conduce alla scoperta di nuovi, ma antichi sapori, che aumentano la nostra ricchezza sensoriale e nutritiva. Oggi è insomma un modo economico e sostenibile per mangiare cibi sani e per sperimentare nuove ricette, senza dimenticare che le piante spontanee sono più ricche di principi nutritivi rispetto a quelle coltivate.

Come diventare un forager

Forager non ci si improvvisa e non ci si deve improvvisare, perché il rischio di procurarsi un mal di pancia è concreto e, nei casi più estremi, si corre seriamente il rischio di un avvelenamento.

Per cominciare

Procuriamoci una bella guida botanica, meglio se specifica sulla zona in cui viviamo, e cominciamo a passeggiare alla ricerca delle specie più comuni e semplici da riconoscere.

Raccogliere erbe selvatiche richiede concentrazione e un’ottima conoscenza elevata delle piante e dell’ambiente: all’inizio limitiamoci ad osservare e, casomai, raccogliamo solo dei fiori per abbellire la nostra casa. Quando saremo in grado di riconoscere le erbe che ci interessano senza il supporto di una guida significa che siamo sulla buona strada per diventare esperti.

Esistono dei corsi specifici, anche amatoriali, per iniziare a riconoscere le erbe selvatiche commestibili e imparare a cucinarle nel modo corretto.

La stagione giusta

In primavera grande soddisfazione ci verrà dalla collina: molti germogli, tenere foglioline e le prime fioriture sono anticipate rispetto alla montagna e ci permettono di approvvigionarci abbondantemente. Sarà molto facile trovare ortica, tarassaco, piantaggine, bardana e i primi fiori commestibili, come le viole e le pratoline.

D’estate, invece, l’ideale è la montagna, ma anche i boschi di collina: qui troviamo rosa canina, corniolo, rabarbaro, rafano. Nei prati di collina troviamo invece borragine, portulaca e dei bellissimi fiori di calendula.

Nel periodo autunnale è comune andare per boschi a cercare castagne e funghi, che sono molto conosciuti, ma possiamo anche raccogliere le bacche di rosa canina, le radici di bardana e il topinambur, per esempio.

Avvertenze e consigli

Meglio non raccogliere le erbe in città, ai margini delle strade o in campi confinanti con aree industriali: qui abbondano elementi inquinanti e metalli pesanti.

Se avete qualche dubbio sul riconoscimento di una certa pianta fate una fotografia oppure prendetene una parte, da confrontare con la vostra guida botanica: è più semplice riconoscere le piante dal fiore, quindi se non siete sicuri tornate nello stesso luogo in stagioni differenti per imparare in quali luoghi vi è più semplice trovarle.

Attenzione perché alcune piante possono apparire molto simili ma con effetti totalmente opposti: il Sambuco, per esempio, che ci regala fiori e bacche ha un "gemello" velenoso, chiamato volgarmente Ebbio. Le due piante hanno anche un nome botanico molto simile: Sambucus nigra è il sambuco commestibile, quella tossica si chiama invece Sambucus ebulus.

Se avete qualche dubbio, anche minimo, non raccogliete e non mangiate nulla e ricordate che, quando trovate un’erba commestibile che volete portare a casa da cucinare, dovreste evitare di raccogliere la radice e di rovinare la pianta.

Non raccogliete solo su un piccolo fazzoletto di terreno ma, se trovate una certa concentrazione di piante commestibili, la regola è raccoglierne non più di 1/4 del totale. Se raccogliete le radici ricordate di prenderne solo di poche piante lasciandone altre nello stesso sito, agevolate poi la risemina, facendo cadere nel terreno i semi della pianta che state raccogliendo.

Scarica la guida del Parco Oglio Nord sulle specie botaniche commestibili

Libri consigliati
Erbe spontanee in tavola
Per una cucina selvatica con ricette sane, naturali e locali
Alimentazione spontanea
Cucina con erbe selvatiche e fiori
In cucina con le erbe selvatiche
Dai campi e dai boschi: erbe, bacche e funghi per delizie secondo stagione
Piante spontanee in cucina
Come riconoscere, raccogliere e utilizzare a scopo alimentare le erbe selvatiche più comuni
Prodotti utili
Radice di Bardana
Composta di rosa canina
Succo di bacche di sambuco
Crema di topinambur
https://i1.wp.com/blog.bimbonaturale.org/wp-content/uploads/2015/07/foraging.jpg?fit=640%2C426https://i1.wp.com/blog.bimbonaturale.org/wp-content/uploads/2015/07/foraging.jpg?resize=150%2C150Redazione BimbonaturaleAlimentazioneSlideralimentazione,foraging,rimedi naturaliPratica molto comune fino a qualche decennio fa, il foraging è diventata la nuova moda alimentare. Passeggiare per i boschi e raccogliere fiori di sambuco o more di rovo, scegliere tra i prati le foglie fresche di tarassaco o bardana, anche per i meno esperti è molto piacevole unire l'utile al...