Per DSA si intendono i cosiddetti “Disturbi Specifici dell’Apprendimento”, che comprendono Dislessia, Disortografia, Disgrafia e Discalculia.

I DSA si distinguono dai BES (Bisogni Educativi Speciali), che riguardano invece “lo svantaggio sociale e culturale, i disturbi specifici di apprendimento e/o disturbi evolutivi specifici, le difficoltà derivanti dalla non conoscenza della cultura e della lingua italiana perché appartenenti a culture diverse”.

Mentre per i DSA  l’identificazione è di pertinenza del settore sanitario, non si può parlare di “diagnosi BES”, in quanto in questo gruppo possono essere ricondotte forme eterogenee di bisogni.

I Disturbi specifici di Apprendimento (DSA)

I DSA coinvolgono dal 3 al 5% della popolazione italiana e sono dei veri e propri disturbi del sistema nervoso centrale che interessano le capacità di lettura, scrittura e calcolo.

Nei DSA troviamo una gamma diversificata di problematiche dell’apprendimento, che non dipendono da fattori di handicap mentale grave e che portano al mancato raggiungimento di criteri attesi di apprendimento per l’età e le caratteristiche del soggetto.

I DSA fanno riferimento ad una ben precisa categoria diagnostica, identificata da precisi criteri oggettivi e valutabili, si distingue perciò dall’espressione “difficoltà di apprendimento”, più generica, che comprende tipologie molto diverse di difficoltà che si possono manifestare nell’ambito scolastico.

 

Dislessia

La Dislessia comporta difficoltà di vario livello nella lettura e nella comprensione dei testi e dei numeri, nella memorizzazione delle definizioni e di termini specifici.

Ma la dislessia non è connessa soltanto con la lettura, si tratta di un disturbo spesso più complesso, per esempio i bambini dislessici spesso hanno avuto difficoltà di linguaggio nei primi tre anni di vita, ma anche di comprensione: quando ascolta, il bambino fatica a comprendere del tutto il senso di ciò che gli viene detto, soprattutto se le frasi sono complesse e astratte.

L’uso del linguaggio è alla base delle attività didattiche presenti a scuola ed è per questo motivo che alcuni casi di Dislessia sembrano “nascere” durante gli anni della Primaria. In realtà, il contesto scolastico mette in luce problematiche già presenti. In alcuni casi, se il bambino non venisse in contatto con un ambiente ove sia il linguaggio scritto che quello orale costituiscono allo stesso tempo lo strumento e l’oggetto principale di apprendimento, il suo disagio e le sue problematiche si manifesterebbero in maniera meno “forte”, come accade in scuole che seguono altri metodi educativi, per esempio Walfdorf o Montessori.

Le difficoltà tipiche dei bambini con dislessia:

  • Difficoltà nel riconoscere grafemi che differiscono visivamente per piccoli particolari: “m” con “n”, “c” con “e”, “f” con “t”.
  • Difficoltà nel riconoscere suoni simili: “F/V”, “T/D”, “P/B”, “C/G”, “L/R”, “M/N”, “S/Z”.
  • Difficoltà nel seguire un senso di lettura, da sinistra a destra e dall’alto in basso.
  • Omissioni di parti di parole: “pato” invece che “prato”, “futo” invece che “fiuto”. Possono verificarsi salti di intere parole o addirittura di righe intere.
  • Inversione della sequenza dei grafemi: “la” al posto di “al”, “cimena” al posto di “cinema”.
  • Aggiunta di sillabe o grafemi: “tavovolo” al posto di “tavolo”.
  • Tendenza a completare la parola in modo intuitivo e a procedere con parole inventate.

Come aiutare un dislessico

Secondo Gianluca Lo Presti, psicologo esperto in disturbi dell’apprendimento e autore di “Nostro figlio è dislessico” (Erickson, 2015), ecco come organizzare aiutare un bambino dislessico:

Organizzare le attività pomeridiane a casa in 3 fasi:

1. Pianificazione
Prima di iniziare a studiare con il proprio figlio è bene avere in mente come agire e provare a evitare modalità che spesso si rivelano inefficaci.
2. Potenziamento
 Prima di iniziare a studiare, mentre il bambino è ancora riposato, può essere utile proporre delle brevissime attività per potenziare la sua abilità più carente (lettura, scrittura o calcolo). Questi esercizi possono essere svolti sia tramite schede cartacee che con l’aiuto di software didattici, che spesso risultano molto coinvolgenti e facili da utilizzare.
3. Strategie operative
Queste riguardano sia il metodo di studio da adottare che gli strumenti didattici compensativi/ dispensativi che possono essere utilizzati durante lo studio. Purtroppo non esiste un metodo che vada bene per tutti gli studenti e per tutte le situazioni. Ma ognuno può riuscire a trovare una modalità personale di affrontare lo studio insieme al proprio figlio.

Creare un ambiente di studio facilitante

Troviamo un luogo lontano dalle distrazioni, anche le più banali. Facciamo in modo che l’attenzione non possa essere distolta, ad esempio, dalla presenza di una finestra, un PC, o magari di un animale domestico. Sedia e tavolo di studio dovrebbero essere all’altezza del bambino, la posizione ideale è quella nella quale riesce a toccare il pavimento con l’intera pianta dei piedi. Inoltre è importante che il tavolo non sia troppo in alto e, dunque, permetta di scrivere senza fare fatica.

Aiutare a comprendere un testo

1. Leggere il contenuto del testo al bambino per una o due volte
In questa prima fase, la lettura viene fatta o dall’adulto o attraverso l’utilizzo di una sintesi vocale. L’obiettivo da raggiungere è la comprensione del testo da parte del bambino.
2. Chiedere un breve riassunto orale di ciò che si è ascoltato
L’obiettivo di questa seconda fase è quello di assicurarsi che il bambino abbia un’idea anche generale di ciò che ha ascoltato. Occorre poi richiamare le conoscenze che il bambino già possiede in merito all’argomento. L’adulto segnerà nel testo o su un foglio le parole/frasi con cui il bambino ha riassunto il testo. Questo passaggio è molto importante, perché consentirà il passaggio alla fase successiva.
3. Realizzare una mappa concettuale insieme al bambino
Ora si procede a trasformare graficamente, tramite mappa concettuale, il riassunto del testo da studiare. Per fare ciò useremo proprio le parole/frasi con cui il bambino ha riassunto il brano ascoltato. Ricordiamo, infatti, che lo studio tramite l’uso delle immagini è il canale preferenziale dei soggetti con dislessia. La realizzazione della mappa concettuale sarà guidata dall’adulto o autonoma a seconda dell’età e delle capacità del bambino.
4. Leggere ancora una volta il testo mentre il bambino segue la lettura sulla mappa concettuale
Mentre il genitore legge, il bambino seguirà il discorso sulla mappa concettuale da lui realizzata. Questa attività permette al bambino non solo di ampliare ancora di più l’argomento da studiare ma anche di acquisire maggiore dimestichezza con la mappa concettuale, con la possibilità di integrarla ulteriormente con nuovi contenuti.
5. Ripetizione da parte del bambino del testo studiato tramite mappa concettuale
In questa ultima fase, il bambino esporrà quanto studiato con l’ausilio della mappa concettuale preparata (stampata oppure in formato digitale). Come tutti gli strumenti compensativi, la mappa concettuale potrà essere portata a scuola e utilizzata durante l’interrogazione.

Può inoltre essere molto utile per il dislessico l’utilizzo del Personal Computer e di software di sintesi vocale che favoriscono la lettura di testi in formato elettronico diminuendo lo sforzo compiuto dal ragazzo che potrà, in tal modo, concentrarsi più sul contenuto che sulla lettura in quanto tale. Gli strumenti compensativi permettono, inoltre, allo studente dislessico di stare in pari con i tempi della scuola e poter acquisire una maggiore autonomia e indipendenza nello studio.

Quando lo stadio «lessicale» è raggiunto, il dislessico riesce a leggere bene un brano di questo tipo anche se lo «vede» in questo modo

Disortografia

Col termine Disortografia ci si riferisce a una difficoltà nel rispettare le regole di trasformazione del linguaggio parlato in linguaggio scritto, ovvero a tradurre correttamente in simboli grafici i suoni che costituiscono le parole.

Le difficoltà tipiche del bambini disortografico:

  • Confonde fonemi simili:  “F/V”, “D/T”, “B/P”, “L/R”.
  • Confonde grafemi simili:  “bente” per “dente”, “puale” per “quale”.
  • Omette grafemi o parti di parole: “mote” per “monte” oppure “valiga” al posto di “valigia”.
  • Inverte i grafemi: “al” invece che “la”, “catra” invece che “carta”.
  • In genere tralascia la doppia consonante.
Il bambino disortografico incontra difficoltà nel copiare dalla lavagna e in generale in tutti i compiti scritti. da questa difficoltà possono scaturire demotivazione e scarsa autostima. La disortografia si associa in genere ad altre difficoltà, come dislessia e discalculia. Altri segnali che dovrebbero destare attenzione sono precedenti difficoltà di linguaggio e presenza di disturbi dell’apprendimento tra gli altri membri della famiglia.

Come aiutare un disortografico

La riabilitazione della Disortografia prevede il recupero delle abilità ortografiche in base alla tipologia degli errori commessi. Gli esercizi sono organizzati in percorsi che mirano alla consapevolezza dell’errore e forniscono strategie volte ad acquisire i processi automatici di scrittura.

Disgrafia

Per Disgrafia si intende una condizione in cui la persona non riesce ad esprimersi nella scrittura in modo fluido, ordinato e preciso a causa di problematiche grafo-motorie.

La scrittura è lenta, frammentata, oppure impulsiva, disorganizzata nello spazio, in gran parte illeggibile. Frequentemente è illeggibile anche per il soggetto stesso. La leggibilità è un criterio fondamentale per la definizione della diagnosi, in quanto deve incidere negativamente sul soggetto in termini di adattamento nella vita di tutti i giorni.

La disgrafia è un disturbo non verbale, che coinvolge tipicamente la scrittura di parole e di numeri e l’utilizzo del segno grafico. Il movimento della mano è disarmonico, la pressione sul foglio discontinua, a volte troppo forte altre troppo leggera, quasi impercettibile. Un altro indicatore, sebbene meno usuale, se manifestato di frequente lascia dedurre la presenza di una Disgrafia: si tratta di dolore durante la scrittura, che inizia nell’avambraccio e poi può diffondersi in tutto il corpo. Il bambino con disgrafia può risultare anche impacciato ed in difficoltà con alcuni compiti di motricità fine, ma anche essere poco organizzato nella gestione del materiale e del lavoro autonomo.

Come aiutare un disgrafico

Il trattamento per la Disgrafia varia e può includere esercizi neuro-psicomotori, attività per l’orientamento spazio-temporale, conoscenza e rappresentazione dello schema corporeo, esercizi di equilibrio e coordinazione dinamica generale, lateralità, coordinazione visuo-motoria ed oculomanuale, esercizi per la destrezza e controllo della scrittura, esercizi di natura neuropsicologica.

La correzione della postura e l’uso di strumenti corretti in base all’età può essere d’aiuto:

  • SI a matite e penne a base triangolare o rotonda,
  • SI a matite ergonomiche e penne a sfera, con eventuale utilizzo di gommini-guida;
  • NO alla stilografica, altamente soggetta a sbavature, alle matite giganti e alle penne cancellabili, che richiedono maggiore pressione.
  • Il quaderno deve essere posizionato dritto o al massimo inclinato di 30°, su un piano il più possibile sgombro in modo da permettere i movimenti di mani e braccia.
  • Il bambino mentre scrive deve tenerlo fermo con l’altra mano, in caso si può fissare il quaderno con scotch di carta.
  • Può anche essere utile disegnare sul banco la posizione del quaderno.
  • Se c’è un problema nel mantenere o utilizzare le righe giuste, si possono colorare.

Il grafomotricista e lo psicomotricista specializzato nella grafomotricità sono le figure professionali a cui ci si può rivolgere in questi casi per migliorare la scrittura: attraverso esercizi specifici che riequilibrano l’utilizzo dei muscoli corretti, la terapia grafomotoria sviluppa alcune abilità fondamentali, come la capacità di far scivolare il braccio e l’ordine corretto dei gesti.

Discalculia

La Discalculia, o Disturbo dell’Apprendimento del Calcolo, può essere vista come l’equivalente matematico della Dislessia.

I bambini con Disturbo dell’Apprendimento del Calcolo non riescono a fare calcoli in modo automatico, non riescono a fare numerazioni progressive e/o regressive, a imparare le procedure delle principali operazioni aritmetiche e a memorizzare quelli che vengono definiti “fatti matematici”, come per esempio le tabelline o altre combinazioni come le somme delle prime due decine (7+5, 9+8, etc.). Per questi bambini non c’è differenza tra 25 e 52, oppure tra 427 e 40027 (quattrocento ventisette) o 724

Alla base della Discalculia possiamo ritrovare carenze relative alle abilità visuo-spaziali, percettivo-motorie o alla memoria di lavoro. Spesso sono presenti anche lentezza nel processo di simbolizzazione, difficoltà prassiche e di organizzazione spazio-temporale.

Come aiutare un discalculico

Quando un bambino è discalculico si tende a proporgli, come strumento compensativo, l’uso della calcolatrice, soprattutto per l’esecuzione di calcoli scritti, in realtà è opportuno che accanto all’uso di tale strumento si continui a proporre una serie di calcoli scritti che hanno l’obiettivo di fornirgli una certa indipendenza nella vita di tutti i giorni perché non sempre è possibile utilizzare la calcolatrice.

Secondo Barbara Greco, in “Tabelline che passione” (Ed. Erickson) lassociazione dei numeri con semplici rime, filastrocche e canti è una delle strategie più usate per l’insegnamento delle tabelline. Alle rime si può anche associare un disegno che richiami velocemente alla memoria il risultato.

Anche le dita e i giochi con le mani sono un ottimo strumento e supporto per il calcolo, pertanto si può incentivare il loro uso al fine di acquisire le prime tecniche del calcolo mentale.

Suddividere i processi in tappe è un ottimo supporto per il bambino discalculico.

La diagnosi di DSA

«Per la diagnosi, a seconda dell’età del ragazzo per il quale si ipotizza un disturbo specifico dell’apprendimento (DSA), ci si deve rivolgere a una neuropsichiatria infantile territoriale, ospedaliera o universitaria, o a uno specialista in Neuropsichiatra infantile o Psicologo dello sviluppo convenzionato con l’ASL».

La legge 170/2010

Con la legge 8 ottobre 2010 n.170 sono state dettate nuove norme in materia di disturbi specifici di apprendimento (DSA) in ambito scolastico. Inoltre sono state introdotte, per la prima volta in un testo legislativo, sia la definizione di DSA, sia quella di dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia.

Le finalità della Legge sono:

  • Garantire il diritto allo studio.
  • Favorire il successo scolastico, anche attraverso misure didattiche di aiuto concreto, assicurando una formazione adeguata e promuovendo lo sviluppo delle potenzialità individuali.
  • Ridurre i disagi legati alla sfera emotiva e relazionale.
  • Adottare forme di verifica e di valutazione adeguate alle necessità didattiche e pedagogiche degli studenti.
  • Preparare gli insegnanti.
  • Favorire la diagnosi precoce e percorsi didattici di potenziamento a livelli diversi.
  • Incrementare la comunicazione e la collaborazione tra famiglia, scuola e servizi sanitari durante il percorso scolastico.
  • Assicurare uguali opportunità di sviluppo delle capacità sia in ambito sociale che professionale.
 Libri consigliati

 

Nostro figlio è dislessico
Manuale di autoaiuto per i genitori di bambini con DSA
Tabelline che passione!
di Barbara Greco
La Presa in Carico dei Bambini con ADHD e DSA
Costruzione della rete tra clinici, genitori e insegnanti
Come Leggere la Dislessia e i DSA
Conoscere per intervenire

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