Il diritto allo studio è uno dei diritti fondamentali ed inalienabili della persona, sancito dalla Dichiarazione universale dei diritti umani dell’ONU.

La dichiarazione è stata recepita dagli Stati membri dell’ONU nel 1948, e in Italia trova il suo fondamento nell’art. 34 della Costituzione che, oltre al diritto allo studio parla di diritto all’istruzione:

“La scuola è aperta a tutti. L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.”

Il nuovo decreto vaccini della Lorenzin (n. 73 del 7 giugno 2017), in collusione con la ministra per l’Istruzione Fedeli, ha stabilito che, per l’accesso a scuola sia necessario presentare:

  • idonea documentazione comprovante l’effettuazione delle vaccinazioni
  • idonea documentazione comprovante l’omissione o il differimento della somministrazione del vaccino
  • idonea documentazione comprovante l’esonero per intervenuta immunizzazione per malattia naturale
  • copia della prenotazione dell’appuntamento presso la azienda sanitaria locale.

Una questione sanitaria viene legata indissolubilmente e pericolosamente alla scuola, chiamando in causa docenti e dirigenti scolastici su una questione che non dovrebbe competere loro.

Il punto ancora più spinoso è il seguente:

Il dirigente scolastico deve inserire gli alunni, che non possono vaccinarsi per un particolare stato clinico (per cui non possono essere vaccinati o differiscono), in classi di soli minori vaccinati o immunizzati. Il dirigente scolastico, entro il 31 ottobre di ogni anno, comunica all’ASL le classi in cui sono presenti più di due alunni non vaccinati.

BAMBINI DISCRIMINATI – Le classi devono venire composte sulla base della situazione sanitaria degli alunni e docenti e dirigenti, qualunque sia la loro idea sulle vaccinazioni, vengono messi in condizione di conoscere quale sia lo stato sanitario dei loro alunni, creando di fatto una discriminazione.

Cosa succede se, in una classe quinta, troviamo 3 bambini non immunizzati? Il dirigente scolastico dovrebbe sceglierne uno e spostarlo?

Gli eventuali spostamenti potranno in pratica rendere visibile a tutti i dati sanitari dei minori coinvolti, violando La Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia, approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989 e ratificata in Italia con legge 27 maggio 1991 n. 176, che sancisce che in tutti gli atti relativi ai minori, siano essi compiuti da autorità pubbliche o da istituzioni private, l’interesse superiore del minore deve essere considerato preminente (art. 3).

Parliamo poi del divieto di accesso, senza vaccinazione eseguita, ai nidi e alle scuole dell’infanzia.

Potrebbe sembrare che questa discriminazione non sia “eccessiva”, ma dietro a questo divieto di accesso ad istituzioni scolastiche che, è vero, non rientrano nell’obbligo scolastico, ci sono due punti davvero oscuri:

  • Discriminazione – Tu sei cattivo, non ti vaccini, sei un pericolo per la comunità ed è giusto che tu abbia meno diritti di chi è ubbidiente e fa quello che viene richiesto.
  • Disconoscimento del valore delle istituzioni scolastiche inferiori alla scuola primaria – La denominazione “Scuola dell’infanzia” è stata introdotta dagli Orientamenti del 1991 in sostituzione della dicitura “scuola materna”, inserendola, in questo modo, a pieno titolo, nel sistema educativo. La scuola dell’infanzia non è stata più “asilo”, dal 1969, data d’istituzione della “Scuola materna”, oggi “Scuola dell’infanzia”  ritenuta più rispondente all’evoluzione che caratterizza questo grado di istruzione allo stato attuale. SCUOLA =  istituzione educativa, che collabora con la famiglia, che intesse rapporti con la società, che propone modelli educativi rispettosi della personalità dei bambini e delle bambine che trovano in essa un luogo ideato e realizzato a loro misura e per la loro crescita armonica. Con questo decreto si ritorna indietro di 30 anni, come se la scuola dell’infanzia fosse meno importante degli altri gradi di scuola.

Altro aspetto: non si è tenuto conto del diritto al lavoro della donna.

Il lavoro femminile è già una situazione critica (infatti ricoprendo contemporaneamente i ruoli di lavoratrice, moglie e madre, le donne accumulano tra lavoro domestico ed extra-domestico 60 ore o più a settimana) questo decreto legge impedirà alle mamme con figli non in regola coi vaccini di lavorare, per prendersi cura dei propri figli. Con la Legge del 6 dicembre 1971, N.1044 però, lo Stato, riconosce che l’assistenza negli asili-nido ai bambini di età fino a tre anni, nel quadro di una politica per la famiglia, costituisce un servizio sociale di interesse pubblico

Gli Artt. 3 e 37 della Costituzione sanciscono inoltre che:

“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinione politica, di condizioni personali e sociali”.

Questo decreto legge, oltre ad essere incostituzionale, è pericolosamente discriminatorio, perché sta mettendo contro genitori favorevoli e contrari ai vaccini, mettendo a rischio il mondo dell’infanzia, che sarà divisa in bambini vaccinati, bambini non vaccinati e bambini che non si possono vaccinare, ognuno col suo bel “bollino di riconoscimento”.

Per inciso, ricordo che l’unica legge che mi viene in mente, che sia finora vicina a questa, sono i decreti-legge (sempre i decreti si usano…) nn. 25 e 26 del 20 gennaio 1944, in cui si sancisce il divieto di iscrizione dei ragazzi ebrei – che non fossero convertiti al cattolicesimo e che non vivessero in zone in cui i ragazzi ebrei erano troppo pochi per istituire scuole ebraiche – nelle scuole pubbliche.

Decreto vaccini: addio democrazia, benvenuta economocrazia

https://i1.wp.com/blog.bimbonaturale.org/wp-content/uploads/2017/07/bambini-a-scuola-1.jpg?fit=755%2C503https://i1.wp.com/blog.bimbonaturale.org/wp-content/uploads/2017/07/bambini-a-scuola-1.jpg?resize=150%2C150Redazione BimbonaturaleStudi e notiziescuola,vacciniIl diritto allo studio è uno dei diritti fondamentali ed inalienabili della persona, sancito dalla Dichiarazione universale dei diritti umani dell'ONU. La dichiarazione è stata recepita dagli Stati membri dell'ONU nel 1948, e in Italia trova il suo fondamento nell'art. 34 della Costituzione che, oltre al diritto allo studio parla di diritto all'istruzione: “La scuola è aperta...