bebè piangeFinalmente a casa col nostro neonato, ci accorgiamo ben presto che il piccolo non solo mangia e dorme ma… a volte strilla anche!

Il pianto del bebè

Il pianto del neonato è fatto apposta per non lasciare indifferenti, ne va della sua sopravvivenza.

Osserviamo come il pianto sia la prima capacità relazionale del neonato. Il piccolo piange per farci capire che necessita della nostra assistenza, che ha fame, ha freddo, ha sonno… ma questo non significa che un neonato che piange manifesti sempre e solo un “bisogno”.

Secondo le statistiche il neonato piange normalmente dai 60 ai 100 minuti al giorno durante le prime 3 settimane di vita. Nelle settimane successive il pianto può aumentare anche di 2-4 ore al giorno, decrescendo gradualmente dai 3 mesi di età. Le osservazioni sui neonati hanno permesso di stabilire che il pianto si manifesta solitamente nelle stesse ore del giorno senza che gli interventi esterni riescano a farlo diminuire in maniera significativa.

Di conseguenza si può considerare il pianto un vero e proprio “stato comportamentale” del bambino, così come lo sono la veglia e il sonno. Ci sono bambini che piangono meno e bambini che strillano di più, ma sappiamo che il pianto è assolutamente fisiologico.

Ci sono moltissimi motivi per cui un neonato piange ed è proprio questo fatto a rendere difficile l’interpretazione delle cause. Quello che sappiamo è che il pianto è il principale strumento di comunicazione di un neonato e che possiamo definire due diverse categorie di pianto:

1- Pianto di bisogno

In questo caso il neonato ci sta facendo presente che c’è qualcosa che non va. Può essere che il bisogno sia di tipo “fisico”, per es. fame, sonno, caldo, freddo, stanchezza, dolore, fastidio. Ma il bisogno può anche essere“emotivo”: paura, spavento, bisogno di rassicurazione, noia, rabbia.

2- Pianto di sfogo

Non sempre al pianto del neonato corrisponde un’effettiva esigenza che non ha ancora trovato risposta. Può anche essere che il pianto del nostro neonato sia un modo per scaricare delle tensioni.

PIANGERE FA BENE! Secondo una ricerca degli studiosi della University of South Florida, il pianto stimola alcune funzioni del nostro corpo e riequilibra la nostra salute psichica. Pare infatti che piangere aumenti la sensibilità della pelle e che migliori la respirazione, entrambi indici di buona salute. Tutte le ricerche ci confermano che piangere è necessario, aiuta a combattere lo stress, rilasciando nell'organismo gli ormoni del rilassamento.

NO, PICCOLINO, NON PIANGERE!

La prima reazione di un adulto al pianto è l’istinto interiore di farlo cessare. Quante volte diciamo: “no, non piangere!”.

Ma se non ci lasciamo sopraffare dalle nostre emozioni, possiamo guardarci interiormente per chiederci se ciò che ci mette a disagio è il pianto del nostro neonato oppure il pianto del nostro “bambino interiore”.

PICCOLO MIO, PIANGI PURE!

Gli studi sembrano confermare che il pianto non è sempre una “richiesta di aiuto” e, di conseguenza, se un neonato piange molto non significa che non abbia trovato risposta ai suoi bisogni.

La mamma e il papà non devono perciò sentirsi sminuiti se il loro neonato piange, all’inizio alcuni tentativi potranno non funzionare, potremo sentirci sconsolati, ma col tempo il nostro intuito si affinerà.

Uno studio dell'Università di Oxford conferma che l'essere umano è programmato per reagire in maniera pronta e immediata al pianto di un bambino. Scannerizzando il cervello di 28 persone impegnate ad ascoltare una serie di urla diverse, è stato possibile valutarne la loro reazione, scoprendo come questa fosse decisamente più forte di fronte agli strepiti di un bimbo più che per altri tipi di suoni e che questo tipo di risposta valeva tanto per gli uomini quanto per le donne, indipendentemente dal fatto che avessero figli oppure no. «La ricerca è stata condotta su un campione senza figli e oltretutto senza particolari esperienze nella cura dei bambini – ha spiegato Christine Parsons alla guida del team di studiosi - eppure tutti, sia uomini che donne, hanno reagito nel medesimo modo e dopo un’esposizione di soli 100 millisecondi, confermando che si tratta di un tipo di reazione presente in ognuno di noi e quindi non legata allo status di genitore».

L’aspetto più importante della gestione del pianto sta probabilmente nella capacità di DARE IL PERMESSO al nostro bambino di esprimersi, RISPETTARE il suo essere e ACCETTARE CHE TUTTI I NEONATI PIANGONO!

Quindi, invece che dire: “No, perché piangi? Non piangere tesoro mio.” Approcciamoci al nostro neonato con questo sentimento interiore: “Piccolo mio, c’è qualcosa che non va? Hai ragione, piangi pure. Io sono qua con te.”

Ricordiamoci che il bambino, soprattutto se molto nervoso, avrà bisogno di tempo per accettare quello che gli proponete, quindi aspettate almeno 5 minuti tra un’operazione e un’altra, altrimenti rischiate di renderlo ancora più agitato.

LA DURATA DEL PIANTO  Se la persona che si prende cura del bambino risponde in modo pronto e rapido alle necessità del neonato (entro 90 secondi), questi si calmerà molto in fretta (5 secondi).  Moltiplicando per 2 il tempo necessario a rispondere al neonato moltiplichiamo per 10 la durata del pianto! Perciò se ci mettiamo 6 minuti a capire cos’ha il bambino e ad intervenire in modo corretto, il neonato, nel momento in cui riceve ciò di cui ha bisogno, smetterà di piangere dopo più di 8 minuti. Occorre dunque mantenere la calma e provare sempre una sola cosa per volta. Il bambino necessita di tempo per sfogarsi prima di poter accettare un nuovo intervento esterno. IMPORTANTE! Per evitare di sentire il bambino piangere potremmo essere tentati di intervenire “precocemente”, prima ancora che lui stesso abbia sentito che c’è qualcosa che non va. A lungo andare rischiamo però di non permettere al bambino di sentire quali sono i suoi reali bisogni, rendendolo completamente dipendente dall'intervento esterno. Vale la regola che, per sentire sollievo, occorre prima provare una necessità.

Perché il neonato piange?

Ha fame

Anche se il piccolo ha mangiato da poco, può essere che non abbia mangiato a sufficienza o che abbia necessità di essere consolato, offriamogli il seno. Può anche essere che la necessità sia soltanto di “succhiare” per autoconsolarsi, in questo caso possiamo offrire il ciuccio.

Se il bambino si attacca e si stacca nervosamente, significa che non è la soluzione adatta, probabilmente ha bisogno di qualcos'altro.

Si sente bagnato

Soprattutto se usate i pannolini di stoffa, può essere che abbia bisogno di essere cambiato.

Ha caldo o freddo

La stanza dove soggiorna il bambino non deve essere troppo calda né troppo fredda. Un neonato ha bisogno che la sua temperatura corporea venga mantenuta costante attraverso l’abbigliamento, meglio se naturale. Controlla i piedini che dovrebbero essere sempre ben al caldo, se fa freddo posate una boule con acqua calda o un cuscino con noccioli riscaldabili nel forno. Nella stagione più fredda inutile alzare il termostato del riscaldamento, che renderebbe l’aria insalubre, meglio vestire il bambino con fibre naturali come la seta e la pura lana vergine che hanno la capacità di traspirare, mantenendo allo stesso tempo il corpo caldo e asciutto.

 La cuffietta di seta è perfetta per mantenere il calore del corpo, che viene perso per la maggior parte proprio dalla testa.

Vuole compagnia

Forse ha bisogno della tua presenza, vuole compagnia. Cullalo, dondolalo, cammina con lui in braccio.

Ha le coliche

Vai al nostro speciale sulle coliche gassose del lattante

Se il bambino manifesta dolore al pancino potete provare a tenerlo in braccio verticalmente, appoggiato alla vostra spalla, e battergli ritmicamente e energicamente sul culetto. Anche il “palleggio indiano” col bambino appoggiato prono sulle nostre ginocchia che “ballano” risulta essere calmante.

Quando riteniamo che il bambino debba scaricare una tensione teniamolo in braccio facendogli appoggiare delicatamente i piedini sul tavolo, in caso di coliche addominali questa posizione è molto utile.

Si sente perso

Il neonato proviene dall’utero, dove ha sperimentato il massimo del contenimento! Dopo la nascita ha bisogno di mantenere ritmi, abitudini e sensazioni conosciute. Possiamo utilizzare la fasciatura e il massaggio per contenere e rassicurare il nostro piccolo.

E’ stanco

Spesso si ritiene che intrattenere il bambino, portarlo a spasso, stimolarlo, insomma “stancarlo” sia un buon modo per farlo dormire a lungo. Il neonato in realtà non ha bisogno di “sfogarsi”, il lavoro di stare al mondo è già più che sufficiente.

 I bambini molto stimolati piangono decisamente di più dei bambini tenuti tranquilli, basti pensare a come, in una giornata in cui abbiamo parenti e conoscenti per casa, il bambino faccia fatica a trovare riposo. Il pianto in questi casi ha davvero il significato di “basta, non ne posso più”.

Può sembrare che il bambino non abbia sonno, perché si distrae facilmente con giochini e luci, ricordiamoci però che un bambino piccolo non è in grado di stabilire che è, siamo noi a doverlo aiutare portandolo in un ambiente calmo e silenzioso permettendogli di sfogare col pianto la stanchezza prima di potersi addormentare.

Manifesta malessere

Spesso è qualcosa che a noi pare insignificante, un’etichetta che punge la pelle, una posizione scomoda, un movimento brusco. Ma può essere anche un raffreddore, un’otite, un’influenza. Verifichiamo la temperatura corporea e chiediamo conferma al pediatra.

Quando è consigliabile rivolgersi al pediatra: se un bambino piange forte, per lungo tempo, in momenti della giornata in cui è solitamente tranquillo e non c’è nulla che possa minimamente tranquillizzarlo potremo consultare il pediatra per individuare eventuali cause di fastidio o dolore.

I tipi di pianto

Se ci abituiamo ad ascoltare il pianto del nostro bambino potremo osservare caratteristiche e peculiarità:

  • Il pianto “da fame” solitamente inizia con una bassa intensità per poi divenire più forte e ritmico.
  • Il pianto “da dolore” è intenso e forte fin dall’inizio. Inconsolabile e prolungato nel tempo è seguito da un momento di silenzio per poi passare a singhiozzi alternati a brevi inspirazioni.
  • Il pianto “da collera” assomiglia al pianto “da fame” ma con tonalità più bassa ed intensità costante.

Ogni bambino è comunque un mondo a sé e col passare dei mesi impareremo a comprendere meglio la corrispondenza tra tipo di pianto e motivazione.

Non capisco perché piange!

Non è sempre così semplice stabilire perché il nostro neonato sta piangendo. Abbiamo visto che i bambini hanno a volte crisi di pianto senza che vi sia una vera e propria motivazione. Ecco come puoi affrontare questi momenti con serenità:

Cullalo

I neonati amano molto i movimenti ritmici. Potete farli “galoppare” sulle ginocchia o sollevarli e abbassarli ritmicamente. Si può dondolare il bambino tenendolo in braccio, su un’amaca oppure su un lenzuolino tenuto da una parte da mamma e dall’altra da papà.

Il movimento energico e regolare aiuta il piccolo a calmarsi.

Canta che ti passa

A volte ce ne dimentichiamo ma le filastrocche e le ninne-nanne sono state tramandate fino a noi mica per niente! Spesso il canto aiuta a rilassare la mamma aiutandola a respirare ed agisce di conseguenza sul bambino.

L’esperienza di molte mamme suggerisce che un suono regolare come una canzone a bassa voce, un “shhhh” ripetuto, anche il rumore di un aspirapolvere o di un fon hanno effetto calmante.

Tienilo stretto a te, pelle a pelle

La pratica della marsupio-terapia è antica ma gli studi ne confermano ancora oggi l’efficacia: appoggia il piccolo al Tuo petto, il battito del tuo cuore e il calore della tua pelle lo tranquillizzano.

Rilassati

Sappiamo di essere in buona compagnia e che tantissimi genitori provano o hanno provato le nostre difficoltà. Armiamoci di pazienza, sapendo che quando impareremo con l’esperienza a capire cosa il nostro bimbo vuole dirci tutto passerà (questo avviene in genere entro i 6 mesi di vita del bambino)

Tieni il ritmo

Anche se all’inizio ci sembra difficile dare “un senso” alla nostra giornata col neonato, cerchiamo di tenere un piccolo diario su cui segnare i piccoli avvenimenti della giornata, come le poppate, il pianto, i cambi. Col tempo potremo notare un certo ritmo, che dovremo cercare di promuovere e garantire.

Proponiamo le attività della giornata, per esempio la passeggiata, il massaggio o il bagnetto, sempre negli stessi orari, questa ritmicità risulta al bimbo molto gradita.

Respira

L’ansia di non sapere cosa fare si ripercuote a livello corporeo con tensione muscolare, agitazione e soprattutto col blocco del respiro! Allora concentriamoci sul nostro respiro: prima inspiriamo e riempiamo torace e poi addome. Tratteniamo qualche secondo e poi espiriamo con calma. Ripetiamo diverse volte finché ci sentiamo meglio.

Spesso questo è il modo migliore per calmare i neonati, infatti finché restiamo concentrati sul sonno del bambino, lui si agita, appena noi ci lasciamo andare, respirando e scaricando la tensione, il bambino magicamente si tranquillizza e addormenta…

Tieni duro

Se sei da sola in casa tieni duro e non cedere all’agitazione: il bambino percepisce il tuo nervosismo e le cose non riescono a risolversi. Ricorda di rispettare i suoi tempi e di proporre cose nuove con calma, aspettando la sua reazione.

Puoi piangere anche tu

Quante volte capita alle neo-mamme di piangere insieme ai loro bebè. Se ciò succede è buono e naturale, a volte basta solo questo per sentirsi meglio.

Chiedi aiuto

Se senti di non farcela non sentirti in colpa, tutte le mamme del mondo hanno sempre avuto il sostegno delle donne più anziane e della comunità intorno a loro. Chiedi aiuto al tuo partner o a una persona di fiducia, spesso è sufficiente che il bambino venga tenuto da qualcun altro per calmarsi, è normale.  Spesso la situazione migliora se sappiamo che abbiamo una “scappatoia” o un’”uscita di emergenza”, per esempio possiamo chiamare il pediatra, andare al pronto soccorso o in farmacia.

Cerchiamo di avere sempre a disposizione nei primi mesi una persona fidata che possiamo chiamare ad ogni ora e che eventualmente può venire a casa nostra in caso di “emergenze”, per esempio una nonna, una zia, una doula o una tata.

Sei capace!

 Tutte le mamme sono in grado di accudire il proprio bambino.

Se ti senti insicura puoi frequentare gruppi di incontro o corsi genitore/bambino dove confrontarci con altre mamme, per sentire di non essere sola.

Sta facendo i capricci?

Il neonato piange spesso in modo disperato anche per motivi che a noi adulti potrebbero sembrare banali. Questo può farci pensare che i suoi siano solo capricci. In realtà occorre sapere che il neonato, ben lungi dal volerci fare un dispetto, piange in questo modo perché vive completamente immerso nel presente.

E il presente è lungo un’eternità: il bambino non può sapere che la sua fame tra 5 minuti sarà saziata o che la sua stanchezza, dopo il pisolino, sparirà. Per questo motivo occorre mantenere la calma e far ricorso a tutta la nostra pazienza.

Allo stesso modo  delle urla implacabili non devono subito farci pensare a qualcosa di grave. L’associazione tra bisogno provato e risposta dell’ambiente necessita di alcuni mesi per consolidarsi: un bambino abituato ad essere prontamente assistito dopo i primi 3 mesi di vita comincia a piangere meno.

CURIOSITÀ – ANCHE I NEONATI HANNO UN ACCENTO Secondo uno studio condotto da Kathleen Wermke del Centro per lo sviluppo prevocale e dei disturbi dello sviluppo dell’Università di Würzburg, in Germania, l’apprendimento della lingua comincerebbe già nel “pancione” della mamma, così che i neonati nascono con quello che potremmo definire un “accento” peculiare della sua lingua materna, rilevabile ascoltando le particolari melodie dei loro pianti.

La fasciatura del neonato

La tradizione della fasciatura, andata negli ultimi anni in disuso, è stata invece recentemente riabilitata da diverse ricerche (es. Gerard, Harris e Thach).

I benefici riscontrati vanno dalla diminuzione delle coliche gassose, alla facilitazione dell’addormentamento, alla maggiore calma, al maggior numero di ore di sonno.

Si può fasciare con lenzuolini di cotone o copertine avvolte strette intorno al bambino. Possiamo definire la fasciatura come un utero artificiale che avvolge il bambino anche dopo la nascita offrendogli ciò che già conosce e tranquillizzandolo. Ne risulta un buon metodo e un valido alleato per mamme e bimbi.

Come fasciare un bebè

Il massaggio infantile

Fin da quando è nella pancia il feto sperimenta il contatto col corpo della madre. Attraverso il tocco e il massaggio aiutiamo il nostro bambino a prendere consapevolezza del proprio corpo e a favorirne una nuova nascita: la nascita psicologica.

Il massaggio è un modo di “stare insieme” al proprio bambino, per accompagnarlo, proteggerlo, rilassarlo, dargli sollievo, comunicare, interagire, stimolarne la crescita e favorirne il benessere psico-fisico.

Non è necessario possedere una tecnica, le mamme hanno un vero e proprio istinto nel “toccare” i propri figli. A volte è sufficiente il solo appoggio delle mani calde sulla pelle. Si può massaggiare il bambino tutti i giorni, con olio di mandorle dolci spremuto a freddo, senza profumo né conservanti.

Esistono in tutta Italia corsi di massaggio infantile rivolti alle mamme.

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