papà bimbaSecondo A. Damasio la nostra mente non è un computer, che soppesa razionalmente pro e contro per prendere una determinata decisione, ma prende in considerazione il peso emotivo delle nostre precedenti esperienze per scegliere la strategia più adatta al presente.

Quindi, quello che siamo non dipende solo da noi stessi, ma dalle esperienze che abbiamo vissuto, dalle persone che ci hanno, a loro volta, educato: questo significa che le nostre stesse scelte e i nostri comportamenti dipendono in larga parte da quello che abbiamo provato e vissuto fino ad oggi.

È una lunga catena intrecciata che si perpetua: quello che ci hanno fatto, a nostra volta (e inconsapevolmente), lo facciamo ad altri, quello chi ci hanno detto, lo ridiciamo.

Genitori si diventa

È un automatismo: tante volte ci comportiamo coi nostri figli come i nostri genitori si sono comportati con noi, anche se quando eravamo bambini abbiamo odiato quel comportamento.

Si pensa che diventare adulti sia un passaggio dell’età: sopportiamo fino a una certa età le ingerenze adulte, poi scatta l’orologio e finalmente, ecco, siamo adulti anche noi.

Diventare adulti, come diventare poi genitori, è uno stato di consapevolezza: dobbiamo capire cosa ci ha portato fin lì e finalmente spezzare quella lunga catena che ci portiamo appresso da generazioni.

Per arrivare alla libertà dobbiamo:

  • Sapere e riconoscere che quello che siamo dipende dalle nostre esperienze precedenti
  • Avere la volontà di crescere e migliorarci
  • Abbandonare i retaggi educativi che ci sono stati trasmessi
  • La parte più difficile, a volte molto dolorosa, del processo per diventare adulti e genitori a nostra volta è di perdonare chi ci ha fatto soffrire (se ci ha fatto soffrire), perché lo ha fatto inconsapevolmente, anzi molto spesso pensando di fare il nostro bene.

I tre stati dell’ego

Secondo E. Berne, in ogni essere umano convivono tre aspetti della personalità (o stati dell’ego) vale a dire il genitore, l’adulto e il bambino.

Berne ha osservato come ognuno di noi modifichi il proprio modo di agire in base a uno stimolo significativo ricevuto, per esempio una parola, un rumore, un gesto. Il cambiamento nel nostro modo di porci si può riscontrare a diversi livelli: ad esempio il timbro della voce, il modo di parlare, l’espressione del volto, la postura e gli atteggiamenti del corpo.

Il modo in cui noi percepiamo gli stimoli esterni è strettamente legato al nostro stato psichico interiore, cioè come ci è stato insegnato ad interpretare quello specifico stimolo, cosa significa per noi.

La nostra interazione con le altre persone è perciò legata alla modalità dell'approccio, che suscita in noi sensazioni ed emozioni facendo prevalere un aspetto della personalità rispetto agli altri.

Le modalità di interazione vengono studiate dalla cosiddetta “analisi transazionale”: perché reagisco in quella maniera precisa, e non in un’altra, quando qualcuno si comporta in un certo modo con me?

Conoscere queste modalità di approccio può rivelarsi molto importante per capire come ci rapportiamo con le altre persone, perché alcune espressioni ci fanno arrabbiare, alcuni atteggiamenti ci mettono a disagio e con alcune persone abbiamo feeling e con altre no.

Possiamo analizzare i vari stati dell’ego, ricordando che il loro “utilizzo” è totalmente inconscio e che spesso la persona non si rende conto di manifestarli e che, inoltre all’interno degli stessi esistono molte sfumature anche molto difficili da cogliere.

Genitore

Lo stato dell’ego genitore dipende da come vengono assimilati atteggiamenti e comportamenti dei nostri genitori o altre persone adulte nei nostri confronti. Quando vi comportate come i vostri genitori si comportavano con voi, esprimete lo stato genitore.

Un genitore (o una persona adulta di riferimento) può trasmettere valori educativi, sociali, politici, ma il bambino sceglierà quali interiorizzare ed assimilare e quali no.

Una volta interiorizzati, difficilmente potremo cambiarli. Attenzione quindi, a cosa diciamo ai nostri figli e ricordiamoci che la mente inconscia è incapace di analizzare se l’istruzione che gli viene data è giusta o sbagliata e che non ha senso dello humor, quindi non riconosce la verità dallo scherzo.

Ricorda: Quando siamo nello stato genitore, agiamo e reagiamo in modo automatico.

Adulto

Lo stato adulto rappresenta il nostro livello razionale: riceviamo i dati, li analizziamo e li trasmettiamo ai centri decisionali. L’adulto prende decisioni soppesando e valutando varie possibilità.

Ricorda: Quando siamo nello stato adulto, agiamo e reagiamo in modo analitico.

Bambino

Allo stato bambino manteniamo intatti gli impulsi e gli istinti che sono con noi da sempre. Quando agiamo emozionalmente (ridiamo, piangiamo, giochiamo…) siamo nello stato bambino. Lo stato emozionale è anche lo stato della comunicazione, perché quando ci relazioniamo con gli altri trasmettiamo non solo parole, ma postura, sguardo, atteggiamenti, significati, emozioni.

Lo stato bambino conserva registrate nella mente tutte le esperienze provate, nel pancione, da neonati, da bambini, e da qui deriva la sua aspettativa di ascolto, attenzione, il suo sentirsi amato e protetto, l’opinione che ha di se stesso e degli altri.

Ricorda: Quando siamo nello stato bambino, agiamo e reagiamo in modo emotivo.

Stati dell’ego e equilibrio

Ognuno di questi stati è necessario all’equilibrio dell’individuo e tutti, chi più chi meno (dipende dall’educazione ricevuta), li contengono in sé.

I bambini capiscono molto bene quando la mamma e il papà sono nello stadio bambino, nello stadio genitore o nello stadio adulto, infatti quando giochiamo con loro si permettono di parlarci e comportarsi in modo che quando assumiamo lo stato genitore non si permetterebbero mai di fare.

Allo stesso modo quando parliamo con altri adulti difficilmente il bambino entra all’interno della conversazione, a meno che venga chiamato direttamente in causa.

Imparando a usare questi nostri stati dell’essere opportunamente, anche i bambini impareranno che nella vita esistono molte sfumature, dei momenti in cui giocare e dei momenti in cui essere più seri.

Il gioco

Suggeriamo un esercizio molto bello, che consiste nello scambiarsi i ruoli all’interno della famiglia (i bambini, nell’età del gioco di ruolo – dai 2 anni – lo fanno naturalmente e vi chiedono di farlo con loro):

  • Per qualche minuto la mamma diventa figlia, la figlia mamma
  • I figli diventano genitori e i genitori figli
  • Il fratello diventa la sorella E così via…

Questo gioco è utile:

  • Per imparare l’arte dell’empatia, cioè la capacità di mettersi nei panni dell’altro, sentire come sente l’altro.
  • Come feedback per i genitori: sperimentare come il figlio “sente” la figura adulta (i bambini infatti ricalcano fedelmente il modo in cui voi vi comportate con loro, i vostri atteggiamenti, le frasi che ripetete loro e i vostri modi di risolvere problemi e conflitti) prenderne consapevolezza e decidere se continuare oppure modificare il proprio comportamento.
Libri consigliati
L'errore di Cartesio. Emozione, ragione e cervello umano
di A. Damasio
Intuizione e stati dell'io
di E. Berne
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