bambina2Il bambino cerca di comunicare fin da quando è nel pancione, avvalendosi in primo luogo di strumenti non-verbali e del pianto.

Fin dalla nascita il bimbo è capace di farci capire se sta bene, se ha qualcosa che non va, se vuole richiamare la nostra attenzione.

Il piccolo esplora tutte le possibili combinazioni di suoni immaginabili, vede che effetto hanno e che risultato danno. Questa sarà la sua base per imparare a comunicare, saprà se dovrà urlare per essere ascoltato o se basterà un timido accenno.

L’evoluzione del linguaggio

Lallazione

Con il passare dei mesi il bambino comincerà a emettere i primi balbettii (lallazione), suoni simili per tutti i bambini del mondo, che col tempo prenderanno significato fino ad arrivare all’anno di età quando il bambino sarà pronto per costruire la sua lingua sull’esperienza acquisita.

Prime parole

Dall’anno all’anno e mezzo di vita circa il bambino utilizza singole parole: “mamma” potrebbe voler significare “voglio la mamma”, “la mamma è qui”, etc.

La costruzione delle prime frasi

Dopo l’anno e ½ il bambino acquisisce rapidamente nuovi vocaboli, si rende conto che ogni cosa ha il suo nome e intorno ai 2 anni riesce ad unire due o più parole a costruire le sue prime frasi.

Interessante è sapere che i bimbi acquisiscono prima i nomi, poi gli aggettivi e per ultimi i verbi (sentirete spesso bambini di 2 anni dire: “pappa io”, “gioco bello”, i verbi entreranno pian piano) questo perché la prima attenzione dei bambini va agli oggetti, poi alle loro caratteristiche ed infine alle loro azioni.

In soli due anni di vita il bimbo passa dalla gioia di produrre suoni senza significato all’ordine di una lingua e alla comunicazione con uno scopo. La comunicazione verbale nasce dal desiderio del bambino di dire qualcosa, ma non solo: il linguaggio è la risposta che il bambino da al suo ambiente, gli permette di sentirsi “parte” di una famiglia e lo aiuta nel processo di formare il corpo e la mente. Sotto questo punto di vista è un inutile carico per il bambino dover imparare due lingue simultaneamente nella primissima infanzia.

L'acquisizione del linguaggio è strettamente legata all'acquisizione del pensiero: le parole portano in sé pensiero, il nome denota l'esistenza, il verbo è un'azione che connette le varie cose e l'aggettivo riflette le caratteristiche degli oggetti e delle azioni.

Quando si avvicinano all’età di tre anni i bambini hanno così a lungo elaborato il contenuto di ogni parola, che ora sono in grado di pensare indipendentemente da essa.

Il primo passaggio dall’utilizzo delle parole come imitazione e ripetizione all’utilizzo cosciente del pensiero arriva dalla fase dei “perché”.

ETA’ DEI PERCHÉ – Dopo i due/tre anni, il bambino possiede un ulteriore strumenti di conoscenza del mondo: capisce ciò che voi gli dite e comincia a parlare e a farsi capire piuttosto bene, quindi può lanciarsi ed usare questa sua nuova abilità più che può. Scopri di più L’età dei perché, cosa e come rispondere ai perché dei bambini
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