Quando un germe (virus o batterio) riesce a superare la prima barriera di difesa del corpo (costituita dalla cute e dalle mucose) ed entra nell’organismo, comincia a moltiplicarsi. Il sistema immunitario riconosce il germe come un agente estraneo (nemico) e reagisce producendo delle cellule specializzate nella produzione di anticorpi specifici, che hanno il compito di aggredire il germe che sta causando la patologia.

Superata la patologia, i linfociti che producono gli anticorpi restano nel sangue e rimangono inattivi finché non si verifica un nuovo incontro con lo stesso germe. In questo caso, anche se questo incontro avviene molto tempo dopo, le cellule riconoscono il germe molto rapidamente e permettono all’organismo di difendersi efficacemente prima che il germe abbia il tempo di moltiplicarsi e di causare la patologia. Questi linfociti a memoria, quindi, di solito ci permettono di ammalarci solo una volta verso alcune malattie (per esempio varicella o morbillo), anche se veniamo a contatto con questi germi più volte nella nostra vita.

I vaccini sfruttano questo meccanismo di memoria del sistema immunitario, perché contengono gli stessi germi (o parte dei germi) che provocano la patologia, anche se, ovviamente, sono germi uccisi oppure vivi ma resi innocui. Venendo a contatto con questi antigeni vaccinali (parte di germi morti oppure germi vivi ma attenuati), l’organismo viene indotto a reagire in modo che, in caso di infezione, avrà già pronti gli anticorpi per difendersi prima che la patologia possa svilupparsi.

Quindi, i vaccini sono preparazioni contenenti antigeni che, dopo essere stati introdotti nell’organismo, stimolano la produzione attiva di anticorpi specifici contro l’agente infettante o la tossina o il prodotto antigenico che è stato usato (immunoprofilassi attiva).

Il processo di formazione degli anticorpi è relativamente lento, quindi lo stato di protezione non fa seguito immediatamente alla somministrazione del vaccino, ma necessita di un certo intervallo di tempo (circa 15 giorni). Inoltre, il grado di protezione conferito e la sua durata variano notevolmentein rapporto alle caratteristiche dei diversi vaccini e alla capacità immunocompetente dell’organismo.

In ogni caso, comunque, l’immunità raggiunta, una volta conseguita, dura molto più a lungo rispetto a quella fornita dall’immunoprofilassi passiva (indotta da sieri o immunoglobuline somministrate per via parenterale), ma non dura indefinitamente come può accadere per alcune patologie infettive naturali.

Il modo con cui misuriamo l’efficacia di un vaccino è il dosaggio degli anticorpi specifici presenti nel sangue del soggetto vaccinato alcune settimane dopo la vaccinazione. In realtà, come capiremo continuando questa lettura, l’aumento del titolo anticorpale non è una vera e rigorosa garanzia di efficacia o protezione vaccinale, ma è il sistema più semplice per avere una stima di tale effetto.

I vaccini possono essere preparati con un solo tipo di antigene (vaccini monovalenti o singoli) o con più antigeni (vaccini polivalenti o combinati). Inoltre, nella composizione del vaccino ci sono anche delle sostanze che servono ad esaltarne l’immunogenicità (adiuvanti, come idrossido di alluminio o estratti batterici) o sostanze usate per prevenire la contaminazione batterica del liquido vaccinale(conservanti, come i sali di mercurio, il formolo e/o alcuni antibiotici) anche se, purtroppo, i vaccini contengono pure molte altre sostanze.

Se, come abbiamo detto, lo scopo della vaccinoprofilassi è quello di stimolare il nostro naturale sistema immunitario di difesa verso specifici agenti microbici e virali, è ovvio che questo stimolo deve essere dato quando l’organismo che lo riceve è in grado di rispondere adeguatamente.

Nella realtà, però, come vedremo nel proseguo della lettura, questo stimolo vaccinale si inizia a dare quando il bambino è ancora molto piccolo e cioè quando il sistema immunitario è ancora immaturo e questa metodologia, anche se cerca di proteggere il bambino precocemente e quindi prima di un eventuale contatto con i germi, nella pratica clinica si è non priva di danni.

Cosa si intende per vaccino? – Estratto da “Le Vaccinazioni Pediatriche” di Roberto Gava

https://i1.wp.com/blog.bimbonaturale.org/wp-content/uploads/2018/07/le-vaccinazioni-pediatriche-159450.jpg?fit=648%2C361https://i1.wp.com/blog.bimbonaturale.org/wp-content/uploads/2018/07/le-vaccinazioni-pediatriche-159450.jpg?resize=150%2C150Redazione BimbonaturaleStudi e notizievacciniQuando un germe (virus o batterio) riesce a superare la prima barriera di difesa del corpo (costituita dalla cute e dalle mucose) ed entra nell’organismo, comincia a moltiplicarsi. Il sistema immunitario riconosce il germe come un agente estraneo (nemico) e reagisce producendo delle cellule specializzate nella produzione di anticorpi specifici,...