Il bambino passa a scuola molte ore al giorno ed è quindi fondamentale che l’ambiente creato intorno a lui sia accogliente e affidabile.

STARE BENE A SCUOLA – Stare bene a scuola è  una risorsa, per la salute e il benessere: la scuola deve preoccuparsi di formare il bambino nella sua individualità e complessità, oltre che nelle sue competenze. Stare bene in famiglia, con gli amici e soprattutto a scuola è importante per una sana crescita e sviluppo:«Amare la scuola è un fattore di protezione contro comportamenti non salutari, non amarla è associato a comportamenti a rischio, bassa autostima, sintomi psico-somatici». Scopri di più A lezione di felicità: a scuola non si impara solo a leggere e a scrivere, ma a stare bene

Cos’è l’inserimento a scuola

Per “inserimento” si intende quel periodo di tempo necessario a genitori e bambino per adattarsi al nuovo ambiente, che sia l’asilo nido, la scuola dell’infanzia o la scuola primaria.

INSERIMENTO – L’inserimento o ambientamento del bambino a scuola è  il passaggio dalla vita familiare, o da un grado inferiore di scuola, a una realtà più complessa e rappresenta un cambiamento significativo che coinvolge il bambino a più livelli. L’inserimento è uno tra i momenti più delicati sia per il bambino sia per il genitore ed è il periodo necessario al bambino, ai genitori e agli educatori per ambientarsi nella nuova situazione comunicativo-relazionale che si va creando a seguito dell’entrata a scuola del bambino.

L’importanza di un buon inserimento a scuola

L’inserimento è una fase cruciale nella vita del bambino non solo perché rappresenta un primo passaggio dalla vita in famiglia, di “nido”, alla vita “sociale”, ma anche perché nella sua vita futura questa prima esperienza di distacco sarà la base per affrontare tutte le successive.

Sicuramente sono due gli atteggiamenti estremi che i genitori dovrebbero evitare:

  • NON permettere che questo distacco avvenga – Un genitore che ha paura di staccarsi da suo figlio (Starà bene? Ce la farà senza di me?) manifesta la sua precedente difficile esperienza con il distacco. Non è certo semplice, ma il ruolo del genitore è di “lasciar andare”, restando come base sicura, non impedire che il passaggio avvenga.
  • NON curarsi delle difficoltà del distacco – La reazione contraria è quella di voler “forzare” il distacco, non curandosi delle reazioni emotive, pianti, urla, disperazione, del nostro bambino. L’atteggiamento è “la scuola gli farà bene, piangerà un po’, ma tanto l’abbiamo fatto tutti”.

L’inserimento può avvenire serenamente se, da un lato, siamo consapevoli della fatica che costa al nostro bambino e quindi lo supportiamo, dall’altro se abbiamo il coraggio di far fare loro questa esperienza faticosa senza caricarla del nostro fardello emotivo.

Le strategie per favorire un buon inserimento scolastico

Certamente ogni bambino è diverso e vive l’inserimento in un modo diverso. L’inserimento dovrebbe essere rispondente ai bisogni del bambino, per cui i tempi di inserimento variano da bambino a bambino, dal suo temperamento, ma anche dalla relazione che ha instaurato con la mamma.

Ma, in pratica, quali sono gli strumenti a nostra disposizione per aiutarlo in questa fase?

LA SCELTA DELLA SCUOLA – Alla base di un buon inserimento vi è la fiducia verso educatrici e insegnanti. Essere sicuri della competenza delle persone a cui lasciamo nostro figlio è l’unico modo per poterlo lasciare con tranquillità: se il bambino sente di essere lasciato con persone disponibili e che piacciono alla mamma, tutto sarà più facile.

 

LA PREPARAZIONE – I bambini vanno preparati all’inizio della nuova avventura scolastica. A seconda dell’età è importante rispettare certi elementi: iniziare a preparare i bambini a giugno per settembre è controproducente, perché sentirsi continuamente dire che si andrà a scuola, quando poi non avviene mai, non agevola l’inserimento. Parliamone 1-2 settimane prima che l’inserimento avvenga, così di avere il tempo di prepararli, senza creare troppa tensione e aspettativa. Preparare i bambini significa offrire loro la voglia e l’entusiasmo si avviare questo nuovo percorso, per esempio supportandosi con libri illustrati. Attenzione a non uscire mai con espressioni tipo: “beh quando andrai a scuola non potrai più fare i capricci! A scuola sì che la maestra ti sistemerà…”
UNA MAMMA SERENA PER UN BAMBINO SERENO – Certo, nessuna mamma è completamente tranquilla al momento del primo distacco dal bambino, ma è importante sapere che un atteggiamento sereno e fiducioso è ciò che agevola maggiormente questa fase.

 

L’ARTE DELL’INCORAGGIAMENTO –  L’atteggiamento giusto per favorire un buon inserimento è l’entusiasmo. Occorre sempre guardare il lato positivo: questa esperienza permetterà al vostro bambino di imparare tante cose  nuove, di fare esperienze diverse da quelle che ha fatto a casa, di conoscere tanti bambini e insegnanti che hanno a cuore il suo benessere. Un sorriso di incoraggiamento vale più di tante parole, significa: “vai tranquillo, ti lascio in un luogo fidato, con persone fidate, e sono felice che tu faccia quest’esperienza, va tutto bene!”

 

SI ALL’OGGETTO TRANSIZIONALE – L’oggetto transizionale è un oggetto fisico, come una coperta, una bambola o un orsacchiotto, che assume un significato speciale per il bambino.  Winnicott, che per primo lo ha definito, descrive lo spazio transizionale come ciò che separa simbolicamente il bambino dalla madre. All’interno di quest’area simbolica, ma reale, il bambino utilizza l’oggetto transizionale sia per lenire l’angoscia derivante dalla separazione, sia per sperimentare, per la prima volta, una relazione affettuosa con un altro diverso da sé.  L’oggetto transizionale ha di solito un potere calmante per il bambino ed egli vi fa ricorso per sentirsi più sicuro quando la sua figura di attaccamento non è presente, per questo, se il vostro bambino ne ha uno, è consigliato usare questo oggetto nella fase dell’inserimento.

 

NO AI PARAGONI – Ogni bambino vive l’inserimento in un modo personale: c’è chi si butta subito nel gioco, chi sta in disparte, che osserva e chi esplora, chi racconta quello che ha fatto, chi no. Non possiamo confrontare la nostra esperienza con quella di altre mamme, né confrontare la reazione del nostro bambino, e i tempi a lui necessari, con quelli di altri bambini. Lasciamo vivere al nostro bambino questa esperienza come si sente, senza ansie e senza cercare noi stessi di farci tranquillizzare da lui: “ah, hai giocato, ah non hai pianto, non ti è mancata la mamma…”

 

E SE PIANGE? – Il pianto è una manifestazione della propria emotività e, in quanto tale, è sempre positivo. Un bambino che piange, che si ritrae, che è timoroso, manifesta il suo stato d’animo di fronte a questa nuova esperienza. Negare il pianto, scappando o sgridando il bambino, ma anche sottolinearlo troppo, non è l’atteggiamento giusto. Abbracciate il vostro bambino, guardatelo negli occhi e incoraggiatelo con il sorriso. Se continua a piangere protrarre saluti e coccole non aiuta a farsi forza. Mantenete la vostra tranquillità e lasciate che la maestra porti il piccolo in classe, dopo l’ultimo saluto. Chiedete alla maestra, se questo vi fa sentire meglio, di inviarvi un messaggio per confermarvi che il piccolo si sia calmato e stia giocando.

 

UNA VOLTA A CASA… – Il vostro bambino ce l’ha fatta! Ora che lo portiamo a casa, soprattutto se ha solo 3 anni, non cediamo alla tentazione di voler sapere tutto ciò che ha fatto. Fare domande su come è andata la giornata non è d’aiuto: da un lato la capacità mnemonica dei bambini piccoli non è ancora sufficientemente sviluppata, dall’altro cercare di ricordare li affatica ancora di più dopo una giornata già faticosa. Lasciateli riposare, portateli a fare una passeggiata, lasciate che l’esperienza si depositi. Se avranno l’esigenza di raccontarvi qualcosa, o un disagio da esporvi, lo faranno loro, se solo ne darete l’opportunità. Fare un massaggio, ai piedi o alla schiena, prima di andare a nanna, offre uno spazio aperto all’ascolto: la mamma è qui con me, non mi chiede niente ma è qui, disponibile. Spesso, proprio in questo spazio, senza che voi chiediate, il bambino autonomamente vi racconterà le cose che lo hanno colpito di più durante la giornata.

 

DOPO L’INSERIMENTO FILA TUTTO LISCIO? – Per dire che l’inserimento sia fatto occorre tempo. Anche i bambini che vanno a scuola fin da subito contenti possono manifestare più tardi qualche difficoltà. Questo accade perché l’inserimento, come tutte le novità, finisce e lascia spazio alla routine, che spesso è faticosa (come per noi adulti). Perché andare a scuola se la nonna può tenermi a casa? Perché andare a scuola se oggi la mamma è a casa dal lavoro? E’ importante non cedere alla tentazione di tenere i bambini a casa, a meno che non siano ammalati, innanzitutto perché ritmo e rituale scolastico sostengono la crescita, ma anche per non abituarli a scappare continuamente al proprio dovere. Certo, è diverso se la famiglia decide di passare insieme un giorno al lago, che è un sano “strappo alla regola”.

Tempi e spazi dell’inserimento

Gli spazi dell’inserimento

L’inserimento dovrebbe avvenire in uno spazio “neutro”, in cui alle mamme e ai papà sia sempre permesso accedere dal primo all’ultimo giorno di scuola.

E’ importante che la classe rimanga il “regno” della maestra e dei bambini, a cui i genitori possono accedere solo in eventi particolari dell’anno scolastico, come nel caso di alcune feste.

Coccole e saluti si possono fare solo fuori dalla classe, così che al bambino sia chiaro che lì possono entrare solo i bambini con la maestra e venga dato uno spazio “fisico” all’idea di “scuola dei bimbi”.

I tempi dell’inserimento

L’inserimento ha bisogno di tempo.

Non si può avere fretta né di terminarlo nel più breve tempo possibile né di poter lasciare lì i bambini per più tempo possibile.

Sarebbe consigliabile, per i bambini di 3 anni, un inserimento di circa 2-3 mesi, restando a scuola non oltre le 12, senza pranzo. Dopo questa prima fase è possibile allungare il tempo di permanenza fino alle 14.30-15.30.

La prima settimana ha necessità particolari ed è quindi utile prevedere la permanenza dei bambini a scuola solo per un paio d’ore, per cominciare ad ambientarsi. Meglio se un genitore sia sempre disponibile a poco tempo dalla scuola nel caso in cui si rendesse necessaria la sua presenza. Se tutto va bene, la settimana successiva il bambino potrà restare più a lungo.

Schema inserimento

PRIMA SETTIMANA

2 ore al giorno (dalle 9 alle 11) – genitori nelle vicinanze

SECONDA SETTIMANA FINO AL SECONDO/TERZO MESE

3 ore al giorno (dalle 9 alle 12) – senza pranzo, il bambino mangia ancora a casa

DAL SECONDO/TERZO MESE

5 ore al giorno (dalle 9 alle 14) – il bambino comincia a mangiare a scuola – gradualmente potrà restare fino alla fine dell’orario (14.30-15.30)

E SE PROPRIO NON VUOLE ANDARE A SCUOLA? – Sicuramente andare a scuola costa fatica ad ogni bambino, al di là del tipo di scuola o insegnante. Come a noi adulti piacerebbe stare a casa invece che andare a lavorare, così il bambino potrebbe preferire starsene a casa a giocare invece che fare la fatica di prepararsi, uscire e affrontare una giornata di impegni intellettuali, ma anche sociali e comportamentali. In questo caso il rifiuto potrebbe comparire in alcune occasioni o a seguito di alcuni impegni piuttosto “stressanti”, per esempio il rifiuto ad andare a scuola se il giorno prima il bambino ha fatto tardi per una festa a casa di parenti o amici, oppure c’è stata una recita scolastica che l’ha impegnato tutto il giorno. Se invece il rifiuto, la malavoglia o le manifestazioni psicosomatiche sono pressoché quotidiane o comunque si manifestano con frequenza, dobbiamo andare più a fondo nella comprensione del problema. Scopri di più su Il bambino che ha paura di andare a scuola, quali sono le cause e come aiutarlo
Libri consigliati

Il diario dell'inserimento
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Vado a scuola!
Che emozione la scuola! La maestra, i nuovi compagni, la biblioteca, libri e quaderni e tante cose da imparare!
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I primi giorni con mamma e papà

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