neonato3Meno di un mese fa ho dato alla luce la mia terza figlia. Si è trattato di un’esperienza indimenticabile, e qui forse già starete pensando “Certo, ogni parto lo è…”, ma questa volta, pur avendo già vissuto due parti spontanei nella piena naturalità dell’evento, si è trattato di un vero e proprio momento di riscoperta di me stessa e della nascita.

Un po’ di tempo prima della data presunta del mio parto, mi era capitato tra le mani un testo di Leboyer, grande ostetrico e luminare del parto fisiologico, dal titolo “L’arte di partorire. Nuovi esercizi vocali e di respirazione dall’inventore del parto senza violenza”.

Incuriosita ho iniziato a leggerlo e pagina dopo pagina ne sono stata travolta.Ho ritrovato scritte nere su bianco tante sensazioni che avevo già vissuto con gli altri miei due travagli e soprattutto ho trovato conferma ad una convinzione che mi porto dentro da tanto e tanto tempo.

 Il mio pensiero, sia come madre, sia come ostetrica è che le donne hanno in sé tutta la forza necessaria per poter partorire in piena consapevolezza del proprio corpo, delle proprie capacità e nella totale convinzione che nessuno può intromettersi nella relazione che hanno costruito con il loro bimbo, a meno che loro stesse non glielo concedano. Insomma, le future mamme sono splendidamente in grado di affrontare la difficoltà del travaglio e del parto semplicemente riscoprendo la potenza del loro sentire.

Nel suddetto testo vengono spiegati alcuni esercizi da svolgere sia in gravidanza, sia durante il travaglio. Si tratta di espressioni vocali, di una sorta di canto, da accompagnare a movimenti del bacino, in vibrazione con il suono della tambura (allegato al testo si trova anche un cd con musiche suonate con la tambura). Io ho messo in pratica questi esercizi per tutta la durata del travaglio e devo ammettere che questa volta il dolore non era dolore ma era un passaggio che sentivo di dover percorrere senza timore alcuno. Mi trovavo come in mezzo ad una tempesta, forte e minacciosa, ma non ero sola: sentivo la mia bambina accanto a me, percepivo il suo corpo muoversi nel mio e questo mi dava la forza per non cedere.

Quando cantavo riuscivo ad entrare in me stessa, a mantenere un contatto con la mia parte fisica e a mettermi a disposizione di mia figlia per assecondare il suo desiderio di nascere. Cantavo, mi muovevo e respiravo per lei. Nessuno avrebbe mai potuto intromettersi tra noi due perché insieme eravamo forti, molto più forti di quella tempesta che ci aveva travolte.

Era grandiosa la consapevolezza di tutto ciò che ci stava accadendo: ho ancora in mente l’attimo in cui ho percepito che la testa di mia figlia si stava lentamente abbassando…La musica ha sempre fatto parte della mia vita, il canto in modo particolare, ma questa volta la melodia dell’amore ha veramente superato ogni limite. Mi sovvengono le parole di una canzone: ” Nell’amor le parole non contano, conta la musica”. E allora consiglio di cuore a tutte le mamme che vogliano far nascere il loro bimbo nella piena armonia di quell’evento, di cantare il loro canto d’amore senza limiti e senza timori.

Manuela Paronetto

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