La Cannabis, o canapa, o Cannabis sativa è una pianta della famiglia delle Cannabaceae è sicuramente una pianta dall’uso controverso: vi è un dibattito aperto tra i sostenitori della cannabis per uso terapeutico e chi invece redarguisce sui severi effetti collaterali.

Vediamo insieme, sulla base degli studi condotti finora, quali sono gli effetti della cannabis sull’organismo.

La Cannabis

CANNABIS SATIVA – Pianta erbacea a ciclo annuale, probabilmente originaria dell’Asia Centrale, arriva ad una altezza varia tra 1,5 e 2 metri. Si possono distinguere tre specie: la C. sativa, la C. indica e la C. ruderalis, anche se l’orientamento prevalente è quello di riconoscere una sola specie (Cannabis sativa). Non tutte le varietà di questa pianta sono però sfruttate a scopo medico/ricreativo: solo quelle che appartengono al genotipo THCAS (volgarmente definite “canapa indiana”) hanno effetti psicoattivi. Esistono anche varietà selezionate di cannabis libere da principi psicoattivi, che sono liberamente coltivabili per usi tessili. Le fibre di canapa sono da sempre utilizzate per produrre corde, tessuti e anche carta.

 

COS’È LA MARIJUANA – L’origine del nome marijuana è sconosciuta: questo era il nome usato comunemente in Messico (marihuana) per indicare la varietà di canapa indiana, quando destinata al consumo come sostanza stupefacente. Conosciuta con diversi nomi, tra cui cannabis, ganja, erba o dagga, la marijuana si produce dall’essicazione di foglie, fiori, steli e semi, appartenenti alla pianta Cannabis sativa (o Canapa indiana). La varietà più potente di marijuana è la Sinsimilla, che si ricava impedendo alle infiorescenze delle piante femmine di Cannabis di essere impollinate. La pianta rimane senza semi e produce un alto contenuto di resina, con un’alta concentrazione di THC.  In Italia, i maschi fumano più spinelli rispetto alle ragazze: a ogni consumatrice corrispondono quasi due consumatori maschi.

Il principio attivo della Cannabis

Non tutte le varietà di cannabis sono uguali: i principi attivi più conosciuti della cannabis sono il THC (tetraidrocannabinolo) e il CBD (cannabidiolo):

  • THC (tetraidrocannabinolo) – Sostanza psicotropa prodotta dai fiori di cannabis, è all’origine sia degli effetti psicoattivi della canapa sia delle sue proprietà farmacologiche. Può essere ingerito, comunemente fumato o inalato e si lega ai recettori presenti sulla superficie delle cellule del nostro organismo, che a sua volta produce in modo naturale molecole come gli endocannabinoidi, coinvolte in tantissime funzioni fisiologiche, dall’appetito al metabolismo, dalla memoria alla riproduzione. Ha proprietà antidolorifiche, euforizzanti, antinausea, antiemetiche, anticinetosiche, stimolanti dell’appetito, abbassa la pressione endooculare e l’aggressività.
  • CBD (cannabidiolo) –  Metabolita derivante dalla Cannabis sativa. Ha effetti sedativi, ipnotici, anticonvulsivanti, antidistonici, antiossidanti e antinfiammatori. Il CBD potenzia l’efficacia analgesica del THC prolungandone la durata di azione e riducendone gli effetti collaterali su frequenza cardiaca, respirazione e temperatura corporea.

Usi terapeutici della cannabis

La cannabis è stata impiegata per migliaia come pianta medicinale, fino all’avvento del proibizionismo.

Possibili indicazioni terapeutiche della cannabis:
  • CONFERMATI DA STUDI CLINICI- Nausea e vomito, anoressia e cachessia, spasticità, condizioni dolorose.
  • MEDIAMENTE CONFERMATI DA STUDI CLINICI – Disordini del movimento, asma e glaucoma.
  • POCO CONFERMATI DA STUDI CLINICI – Allergie, infiammazioni, infezioni, epilessia, depressione, disordini bipolari, ansia, dipendenza, sindrome d’astinenza
  • STUDI IN CORSO – Malattie autoimmuni, cancro, neuroprotezione, febbre, disordini della pressione arteriosa.
  • Sono numerose le testimonianze di coloro che sono riusciti a superare la dipendenza dall’alcol o dalla cocaina grazie all’utilizzo della cannabis, che a differenza delle precedenti sostanze, non porta ad una dipendenza fisica come ad esempio la nicotina.

La cannabis per uso terapeutico può essere somministrata in vari modi: tramite vaporizzazione o combustione delle infiorescenze essiccate, estratto oppure capsule. Nel mondo sono disponibili diversi farmaci a base di cannabinoidi , per esempio Dronabinol, disponibile negli Stati Uniti e in Canada, e Nabilone, disponibile in Canada, Messico, Regno Unito, Stati Uniti, ma anche in Italia per alcune terapie, soprattutto nel recupero da tossicodipendenze.

AZIONE ANTITUMORALE – Secondo una ricerca di laboratorio effettuata nel 2007 da un’équipe del California Pacific Medical Center Research Institute, il cannabidiolo potrebbe essere in grado di bloccare la diffusione delle metastasi del cancro al seno, ma anche di altre forme tumorali. Uno studio più recente condotto dall’Università di Rostock in Germania confermerebbe che CBD e TCH contribuirebbero alla distruzione delle cellule tumorali.

 

USO MEDICO DELLA CANNABIS – La cannabis viene considerata un trattamento efficace  e più sicuro dei farmaci oppioidi, in caso di dolore cronico degli adulti, in particolare di quello dovuto alla spasticità in malattie come la sclerosi multipla. L’altro campo in cui si conferma efficace è il trattamento della nausea e del vomito indotto dalla chemioterapia nei pazienti affetti da tumori.

 

CANNABIS E PELLE – Il CBD  presente nella cannabis ha proprietà antibatteriche, antinfiammatorie, antiemetiche e antiproliferative. Può essere usato come antiossidante, antiseborroico, protettivo cutaneo e liporestituente.

 

CANNABIS PER USO ALIMENTARE – I semi di canapa costituiscono un importante: eccezionale fonte vegetale di proteine altamente digeribili, di fibre, di minerali e di vitamine E e B. Sono ricchi di acidi grassi essenziali Omega 3 e 6 in rapporto ottimale(3-4:1). Ottima fonte di Omega 9, GLA e SDA, contengono edestina, albumina e tutti gli aminoacidi essenziali. Sono naturalmente senza glutine.

Le controindicazioni all’uso della cannabis

Secondo il rapporto pubblicato dalla National Academies of Sciences la cannabis è in generale “meno pericolosa” di altre droghe, ma non esente da pericoli, come si tende a pensare.

EFFETTI DEL FUMO – I fumatori di lunga data rischiano di più la bronchite e altri sintomi respiratori. Le donne incinte che ne fanno uso hanno una probabilità maggiore di partorire bambini con peso più basso alla nascita. E, in generale, chi la consuma abitualmente ha un rischio più alto di schizofrenia e psicosi, oltre che di incidenti stradali.

 

DROGA LEGGERA? – Non è certo che sia porta d’ingresso per consumo di droghe pesanti, ma è provato che più è forte il consumo più si rischia di incorrere successivamente in dipendenza. Ci sono fattori di rischio: essere maschio, fumare anche sigarette, avere un disturbo depressivo e  avere cominciato in età precococe. Gli effetti del consumo di marijuana sono diversi tra maschi e femmine; uno studio del 2014 condotto presso la Washington State University ha evidenziato che le femmine sono più sensibili agli effetti analgesici del THC e che sviluppano più facilmente tolleranza alla sostanza (cioè devono aumentare la dose per ottenere lo stesso effetto), questo potrebbe dipendere dagli estrogeni, i principali ormoni sessuali femminili.

 

MARIJUANA E ADOLESCENZA – Comprovati i danni che il consumo costante di marijuana può fare sul cervello degli adolescenti, i suoi principali consumatori. In questo periodo più che in altri il cervello vive una fase di pieno sviluppo, rafforzamento e sfoltimento di precise connessioni neurali: l’uso di marijuana danneggia le sinapsi favorendo, con il tempo, l’insorgenza di depressione, schizofrenia, psicosi e disturbi nell’apprendimento. Per alcuni ricercatori, l’uso costante di marijuana in questa particolare fase dello sviluppo finisce col produrre danni permanenti alle connessioni neurali. Scopri di più su Cannabis e adolescenti, gli effetti sulla salute
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