Soffocarsi per gioco, ecco il nuovo sballo di moda tra i ragazzini.

Privarsi dell’ossigeno per periodi sempre più prolungati è la nuova pericolosa sfida (challenge) chiamata “blackout”, che si trova in rete, insieme a tante altre challenge.

CHALLENGE, SFIDE VIRALI – Le challenge sono delle “sfide virali” con cui gli adolescenti si mettono alla prova, per dimostrare di essere qualcuno, per superare i propri limiti, ma più spesso solo per sentirsi accettati, sballarsi o addirittura per noia.  Nel caso del “blackout” l’obiettivo è quello di provocarsi uno svenimento privandosi dell’ossigeno da soli (o chiedendo aiuto a qualcuno) per qualche minuto. In Rete si trovano purtroppo decine di tutorial e altrettanti video di adolescenti che ridono divertiti assistendo alla challenge.

I fattori predisponenti

Lo studio più famoso rispetto a questi fenomeni, che stanno diventando sempre più frequenti, è stato condotto negli Stati Uniti dal CDC, Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie.

Tra il 1995 e il 2007 le vittime di questo tipo di sfide, nei soli Stati Uniti, sono state 82.

Lo studio analizza diversi fattori predisponenti:

  • ETA’ – L’età media è 13 anni
  • SOLITUDINE – Il 95,7% degli incidenti sono avvenuti mentre la vittime era da sola.

Le possibili cause

Ma cosa porta dei ragazzini, senza particolari problemi, in salute ed amati dalle loro famiglie a cercare di soffocarsi per gioco?

D’Avenia ha provato ad analizzare questo fenomeno attribuendo le cause a due fattori principali:

  1. mancanza di passione per qualcosa
  2. mancanza di desiderio: i ragazzi non desiderano più nulla in quanto hanno già tutto.

La passione a questa età è quella molla che permette di impegnarsi nel presente, di usare la propria volontà non per soddisfare bisogni immediati ma per prepararsi al futuro.

I ragazzi di oggi faticano a trovare una passione che non sia fugace, perché sono abituati fin da piccolissimi a ricevere immediata soddisfazione ai propri desideri, ad ottenere tutto con un capriccio, finché non esista più niente che desiderano ottenere e per il quale sia accettabile, e quasi desiderabile, fare fatica.

D’Avenia prosegue sostenendo che la passione “coinvolge contemporaneamente sentimenti, intelligenza e volontà, e gli altri. L’educazione alle passioni discende dall’educazione al senso della vita. E solo un’educazione che prevede la “mancanza” dà luogo alla passione creativa.”

In mancanza di questo tipo di educazione i ragazzi troveranno naturale preferire le sensazioni immediate piuttosto che coltivare passioni.

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