empatia bambini

L’empatia è quella capacità di percepire le emozioni e i sentimenti delle persone con cui entriamo in contatto e in relazione, dunque, in parole povere, è la capacità di “mettersi nei panni” dell’altro.

L’empatia è dunque una qualità che, come tutte le qualità, può essere più o meno presente in una persona piuttosto che in un’altra, ma che, con una adeguata educazione di pensiero e affettività può certamente essere coltivata e incrementata.

E, poiché l’atteggiamento empatico fra due individui è tanto maggiore quanto più essi si percepiscono come simili, di fondamentale importanza è sviluppare al massimo nel bambino la capacità di individuare negli altri ciò che essi hanno in comune con lui, a qualunque specie essi appartengano.

I bambini piccoli sono in grado di dare “animicità” a tutto, anche agli oggetti, li potrete infatti sentir dire: “la sedia è stanca” oppure “il cielo è arrabbiato”. Questa è la base dell’immedesimazione nell’altro, qualunque esso sia.

I bambini a 7 mesi comprendono lo stato d’animo dell’interlocutore

Secondo un esperimento pubblicato sulla rivista di neurologia Neuron, il bambino a sette mesi riesce a capire lo stato d’animo di chi parla con loro o accanto a loro, dal solo tono delle parole.

L’esperimento prevedeva un attore che recitasse dei brevi testi, alcuni senza un tono particolare, altri carichi di rabbia o colmi di felicità. Con un metodo chiamato spettrografia a infrarossi gli studiosi dell’Università di londra hanno analizzato le reazioni della mente dei bambini all’esibizione dell’attore.

Prima dei quattro mesi le aree cerebrali dei bambini non hanno reazioni particolari. Dai sette mesi il cervello dei bambini aveva reazioni simili a quello che avviene nell'adulto.

Sbadiglio e empatia

sbadiglio
Lo sbadiglio è contagioso ma i bambini sotto i 4 anni non ne vengono contagiati, come anche i bambini autistici.

L’empatia pone le sue radici nella prima infanzia e la conferma parrebbe arrivare proprio da uno studio sullo sbadiglio pubblicato sulla rivista Child Developement.

Lo sbadiglio è comune in tutti i neonati, ma lo sbadiglio contagioso, ovvero quel riflesso che ci fa sbadigliare a nostra volta quando vediamo qualcuno che lo fa, non arriva prima dei 4 anni di vita.

Si è giunti a questa conclusione studiando un campione di 120 bimbi sani da 1 a 6 anni e poi un altro gruppo di bambini autistici dai 6 ai 15 anni: i bimbi sani iniziano a farsi contagiare dallo sbadiglio dai 4 anni in su, mentre questo non avviene per i piccoli che soffrono di autismo: più grave è la forma di autismo, meno contagioso è lo sbadiglio.

I ricercatori sostengono che, dato che lo sbadiglio contagioso può essere segno di empatia, si può supporre che l’empatia, e la capacità di imitare gli altri che è alla base di essa, si sviluppa lentamente dopo i primi anni di vita e che ai bambini autistici mancano quei sottili stimoli che sono in grado di creare significativi legami emotivi con gli altri.

Come favorire lo sviluppo dell’empatia nei bambini

La psicologa americana Norma Feshbach ha messo a punto varie tecniche per favorire lo sviluppo dell’empatia nei bambini delle scuole elementari.

Per esempio si abituano i bambini ad analizzare fotografie di volti umani o registrazioni di conversazioni, in modo da far percepire le emozioni espresse dalla mimica facciale e dalla voce. Oppure si cerca di facilitare nel bambino la capacità di mettersi nei panni di un altro, chiedendogli quale regalo pensa che un membro della sua famiglia gradirebbe per il suo compleanno.

Oppure gli si chiede: “come ti apparirebbe il mondo se tu fossi alto come una giraffa o piccolo come un gatto?”.

Si può anche far recitare al bambino la parte di un personaggio in una rappresentazione teatrale e, successivamente, assegnargli le parti di altri personaggi della stessa scena. Dopo la recita si fanno analizzare al bambino i vari ruoli che ha interpretato, in modo che possa individuare e confrontare fra di loro i punti di vista dei vari personaggi.

Importante è anche cercare di insegnare al bambino ad immaginare le conseguenze che hanno sugli altri i comportamenti aggressivi, anche suoi. Questo vale anche per il bambino piccolo, ma certo adattandoci alla sua capacità di comprensione e con molto amore.

Può essere il caso del bambino di due anni che rovescia il bicchiere dell’acqua. Non diamo mai giudizi e non adiriamoci per un evento così banale, dopotutto il bambino sta imparando e per imparare occorre sperimentare, semplicemente osserviamo: “vedi, quando cade l’acqua la tovaglia si bagna e anche il tavolo, senti? Adesso asciughiamo insieme, senti che ora è asciutto?”

Ma soprattutto prima di insegnare occorre dare l’esempio, quindi se i genitori sono in grado di mettersi nei panni del bambino e sono capaci di vivere appieno le proprie emozioni, anche il bambino imparerà con facilità.

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