Intolleranze o allergie alle proteine del latte vaccino, o del latte formulato con base vaccinica, possono colpire i neonati e i bambini piccoli con sintomi che possono variare da manifestazioni cutanee, respiratorie o che interessano l’apparato digerente.

Intolleranze alimentari e allergie alimentari, che differenza c’è

Si tende spesso a confondere o assimilare questi due termini, che in realtà hanno significati e implicazioni ben diversi.

Allergie alimentari

Il termine “allergia” comporta sempre il coinvolgimento del sistema immunitario: si intende quindi una reazione anomala, di cui è responsabile il sistema immunitario, nei confronti di uno o più alimenti riconosciuti come pericolosi per l’organismo. L’allergia alle proteine del latte vaccino si presenta di solito nei primissimi mesi del bambino, soprattutto tra i bambini alimentati con latte artificiale di origine vaccinica, ma può colpire, anche se molto più raramente, anche i bambini alimentati al seno, soprattutto se la madre fa largo uso di prodotti di origine vaccina. L’allergia al latte può scomparire dopo il terzo anno di età.

pediatra bambino
Le allergie alimentari, secondo gli ultimi studi, interessano una percentuale di bambini tra l’1,9 ed il 2,5%.  In Italia la percentuale di bambini allergici al latte è pari allo 0,8%.

I sintomi dell’allergia alimentare

L’allergia alimentare si può manifestare in doversi modi, a seconda dell’entità della stessa, e possono variare da sintomi cutanei, come orticaria, rossore, eczema, dermatite atopica, prurito, respiratori, come  respiro sibilante, tosse, rinite, asma, o digestivi, come nausea, vomito, dolore e distensione addominale, diarrea. In rari casi può comparire anche shock anafilattico, anemia per perdita di sangue con le feci, irritabilità e anche morte improvvisa del lattante.

pediatra neonato
SINTOMI DI ALLERGIA AL LATTE VACCINO – Possono essere cutanei, come eczema o dermatite atopica –  respiratori, come  respiro sibilante o asma – digestivi, come nausea o vomito.

Intolleranze alimentari

L’intolleranza alimentare è invece una una condizione ben diversa in cui non vi è implicazione del sistema immunitario, ma una sorta di cattiva digestione di alcuni alimenti. Nell’intolleranza si verifica una sorta di  ipersensibilità verso alcuni alimenti, per esempio nel caso del latte vi può essere un’intolleranza al lattosio, che dipende dalla carenza a livello digestivo di enzimi adatti alla digestione di quel particolare alimento.

L’intolleranza al lattosio è dovuta principalmente all’incapacità dell’intestino di scindere il lattosio (zucchero complesso) in due zuccheri semplici: glucosio e galattosio, così da poterli assorbire. Questa difficoltà dipende dalla mancanza, totale o parziale, dell’ enzima lattasi.

bambino neonato biberon latte
INTOLLERANZA AL LATTOSIO – le intolleranze sono più comuni delle allergie vere e proprie, con incidenza dal 2 al 6% dei bambini sotto i 2 anni che sono alimentati con latte vaccino.

I sintomi di intolleranza alimentare

Se non viene digerito, il lattosio che rimane nell’intestino fermenta, ad opera della flora batterica intestinale, con sintomi riconducibili prevalentemente a disturbi della digestione, come produzione di gas e di diarrea.

neonato coliche piange
SINTOMI DI INTOLLERANZA AL LATTOSIO – I sintomi più comuni dell’intolleranza al lattosio sono: rigurgito, vomito, dolori addominali o coliche, meteorismo, diarrea ma anche stipsi. Solo in rari casi in concomitanza vi è anche perdita di peso e sintomi di malnutrizione.

La familiarità alle allergie

Nel caso in cui i genitori soffrano di allergie al latte è più probabile che queste compaiano anche nel neonato: nel caso di uno dei genitori con storia allergica, il neonato ha il 30% di possibilità di essere a sua volta allergico, nel caso di entrambi i genitori con storie di allergia, le possibilità salgono all’80%.

Per questo prima di pensare a una allergia è importante valutare la situazione familiare, ma soprattutto, nel caso in cui la madre con familiarità allergica non riesca ad allattare al seno, è importante pensare subito ad un latte formulato che non abbia composizione vaccinica.

La conferma di allergia dai test

Non è semplice correlare i sintomi, a meno che compaia una reazione immediata come per esempio in caso di shock anafilattico, a una allergia al latte vaccino.

Per questo, se vi è il sospetto di una possibile allergia al latte, è opportuno rivolgersi al pediatra, che in base alla storia clinica familiare, potrà valutare il ricorso a un test specifico, per esempio il Prick test, che individui chiaramente l’allergia.

Prick test

Questo test è del tutto indolore e viene eseguito sfiorando la pelle con aghi che inoculano gli allergeni. Nel giro di qualche minuto, compare una piccola eruzione cutanea simile a una puntura di zanzara in corrispondenza dell’allergene responsabile.

Patch test

Non sempre i risultati del Prick test sono indicativi, infatti quasi mai un prick positivo è sufficiente ad identificare un allergico al latte, come quasi mai un prick test negativo è sufficiente ad escludere un’allergia al latte. Per questo, a seguito del prick test, si procede col Patch test, ponendo gli alimenti freschi a contatto con la cute del dorso del bambino per due giorni, così da individuare le allergie che danno una reazione ritardata.

Il dosaggio delle IgE

Anche il Patch test non è un test completamente certo, per questo, in caso di sospetto di allergia, occorre procedere col dosaggio delle IgE specifiche, attraverso un esame del sangue:  le IgE  sono gli anticorpi, che vengono prodotti in caso di reazioni allergiche, conoscendone le concentrazioni è possibile stabilire con più precisione se il bambino soffre realmente di allergia.

Il test da carico orale

Solo il dosaggio delle IgE non è però sufficiente ad escludere la presenza di allergia: sono diversi infatti i bambini che hanno una allergia al latte non IgE mediata, per i quali nemmeno un dosaggio negativo di IgE specifiche è in grado di escludere la condizione. Allora si procede con un “test da carico”: questo test viene eseguito in ospedale, con un ricovero di una notte o un day hospital e si esegue  somministrando a dosi crescenti l’alimento sospettato.

prick test
PRICK TEST – E’ uno strumento che può indicare una possibile allergia, ma sono diversi i casi di falsi positivi e falsi negativi, per questo è sempre necessario fare ulteriori approfondimenti, come il  Patch test, il dosaggio delle IgE e il test da carico orale.

Il breath test che valuta le intolleranze al lattosio

Il test più sicuro ed affidabile per la diagnosi di intolleranza al lattosio è l’H2 Breath Test, che valuta la presenza di idrogeno nell’aria che viene espirata prima e dopo la somministrazione di lattosio: in caso di malassorbimento del Lattosio nell’intestino si verificano processi di fermentazione, che comportano l’aumento di produzione di H2, che viene assorbito ed eliminato attraverso i polmoni con il respiro.

respiro asma respirazione bambino
BREATH TEST – H2 Breath Test valuta la presenza di idrogeno nell’aria che viene espirata prima e dopo la somministrazione di lattosio, così da valutare il processo di fermentazione intestinale.

Come comportarsi in caso di allergie o intolleranze al latte vaccino

Quando il bambino è alimentato ancora esclusivamente con il latte, il trattamento consiste semplicemente nel sostituire il latte vaccino con un prodotto alternativo.
Attualmente le alternative al latte formulato classico, sono i latti detti a “idrolisi spinta” in cui le proteine del latte vaccino vengono frammentate in porzioni molto piccole che risultano meglio tollerate, come per esempio Hypolac e Pregomin, oppure i latti di derivazione vegetale, per esempio Aptamil soya, Sinelac, Risolac.

Quale latte per il bambino che soffre di intolleranza o allergia alle proteine del latte vaccino (APLV)

Nell’alimentazione del bambino che si nutre ancora solamente di latte occorre indirizzarsi verso altri tipi di latte formulato, tra cui i latti a idrolisi spinta o i latti di origine vegetale, come il latte di soia, di riso o di avena.

Il latte di soia non viene consigliato da tutti i  pediatri, a causa della forte reattività fra le proteine del latte vaccino e quelle della soia, che infatti comportano nel 30% di casi una successiva intolleranza alle proteine della soia.

Il rischio di sviluppare intolleranza si minimizza dopo i 6 mesi di vita del bambino, se il bambino ha più di 6 mesi ed è affetto da APLV, sotto stretto controllo medico, si può tentare anche la somministrazione di latte d’asina.

latte asina
LATTE DI ASINA – Secondo gli ultimi studi l’uso del latte d’asina permette di ottenere nell’80% dei casi una risoluzione dei sintomi allergici.

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