Lo sviluppo del linguaggio comincia fin dalla nascita, attraverso l’ascolto e l’imitazione, ben prima che il bambino pronunci la prima parola.

LE TAPPE DELLO SVILUPPO DEL LINGUAGGIO –  Così come la crescita del bambino avviene per gradi, così anche l’acquisizione del linguaggio è caratterizzata da diverse tappe, che i bambini possono raggiungere ad età differenti, rimanendo all’interno di determinati archi temporali. Scopri di più Come il bambino impara a parlare, le tappe dell’evoluzione del linguaggio

La bocca, fonte di apprendimento

Fin dai primi mesi di vita, si parla infatti di fase “orale”, la bocca rappresenta per i bambini la fonte di apprendimento privilegiata: il bambino inizia ad esplorare il mondo circostante afferrando gli oggetti circostanti, portandoli alle labbra e succhiandoli.

Ben prima di parlare, il bambino allena la propria bocca attraverso la suzione, la masticazione e la deglutizione, così che il movimento muscolare sviluppi l’articolazione che è alla base della fonazione.   L’incapacità del bambino ad utilizzare la bocca in questo modo è un campanello d’allarme, per esempio un bambino che preferisca cibo liquido o semisolido, spesso richiesto nel biberon, agli alimenti solidi.

Un segno di immaturità dell’articolazione della bocca può essere ad esempio la permanenza di abbondante perdita di saliva in età avanzata, ad esempio dopo diverso tempo da quando ha iniziato a camminare, e anche mentre non mangia.

Quando l’apprendimenti del linguaggio è problematico

Non tutti i bambini raggiungono gli stessi traguardi alla stessa età. Quando il bambino comincia a parlare non prima dei 3 anni si dice comunemente essere un “parlatore tardivo”.

Oltre i 3 anni, se il bambino non parla, è possibile rivolgersi al logopedista, che possa valutare la presenza di un disturbo del linguaggio.

Anche prima dei 3 anni, tra i 18 e i 30 mesi si possono osservare alcuni fattori di rischio, per esempio  la presenza di un basso livello di comprensione linguistica, un ridotto uso della gestualità e una ridotta velocità dei progressi nello sviluppo del linguaggio.

I disturbi del linguaggio

Possiamo dire che un bambino ha un disturbo del linguaggio quando ha difficoltà a capire cosa gli diciamo, conosce solo un numero di parole limitato, compie errori legati alla forma (dire ad esempio “cimena” al posto di “cinema”) o all’accordo nome-articolo e nome-verbo (es. “i bambino correre”) oppure omette alcune parti delle frasi.

La balbuzie

 

QUANDO IL BAMBINO BALBETTA – La balbuzie, o disfluenza del linguaggio, è un disturbo della comunicazione che si manifesta con esitazioni, ripetizioni, prolungamenti o blocchi di suoni, sillabe o parole. BALBUZIE FISIOLOGICA – Si parla di balbuzie fisiologica tra i 18 mesi ed i 3 anni,  che si risolve spontaneamente nel 95% dei casi. Ci sono  alcuni segnali d’allarme rispetto al rischio di persistenza di tale disturbo nel tempo: presenza di un famigliare con balbuzie, insorgenza della balbuzie dopo i 3 anni e mezzo,  persistenza per oltre 12-18 mesi, andamento ciclico  con periodi di remissione e di ricomparsa, presenza di tensioni a livello del volto o del collo mentre il bambino parla, comparsa di segnali di consapevolezza del problema, di frustrazione o di imbarazzo. BALBUZIE – Se riconosciamo questi fattori è consigliabile una valutazione da parte del logopedista.  Se necessario, il trattamento logopedico può essere, a seconda dei casi, rivolto direttamente al bambino oppure ai genitori, per permettere loro l’acquisizione di strategie che agevolino il superamento di questa difficoltà. Leggi anche La balbuzie e le disfluenze verbali, cause e trattamento
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